lunedì 3 novembre 2014

Resistenza attiva e passiva a Udine e a Tramonti di Sotto, 1944

UDINE - Via Crispi n. 4, queste immagini mostrano i sotterranei dell'edifico scolastico che fu dell'Istituto Stringher dal 1959 fino al 2010. Si notano certi spazi adattati a celle. Che sia in queste prigioni che erano trattenuti i rastrellati di Forgaria, di Attimis e di Pinzano dai nazisti e dai cosacchi nel 1944-1945? (fotografie di Giancarlo Martina)

Esistono degli episodi della microstoria che vengono a galla solo da alcune carte d’archivio o da particolari testimonianze orali. Se ne propongono qui due, avvenuti nel 1944: uno è riferito alle località di Udine, Trieste e a Forgaria, mentre il secondo si è svolto a Tramonti di Sotto.
Nelle famiglie Garlatti, di Forgaria, certi giovani si salvarono dai rastrellamenti nazisti, con qualche mossa di resistenza passiva all’invasore, mentre altri morirono nei lager. Certo, la vita in paese scorreva tra varie difficoltà, dato che, ad esempio, la popolazione doveva affrontare pure un’epidemia di tifo, come si sa dalla corrispondenza intrattenuta dal prefetto, in tedesco, con l’autorità centrale (1).
Nel 1944, come ha ricordato Mario Garlatti (2) “mio padre finì prigioniero a Udine in un comando delle Waffen SS”. È l’arma delle Schutz-Staffeln, ovvero Reparto di difesa, particolare milizia nazista. Detto ufficio si trovava precisamente nel palazzo di Via Crispi, al civico numero 4, in un complesso scolastico. Era un vero e proprio luogo di concentramento di prigionieri e rastrellati dai nazisti

Eugenio Garlatti, diciottenne di Forgaria, scampato al lager nazista 
con un atto di resistenza passiva (Collezione Mario Garlatti, Udine).

Nel dopoguerra vi ebbe sede la scuola di avviamento “P. Valussi” e nel 1959 sorse l’Istituto di Stato per i Servizi Commerciali “B. Stringher”, col preside Adelchi Nuciforo. Ecco il racconto: “Ricordo che mio padre Eugenio Garlatti, nato a Forgaria nel 1926, fu preso prigioniero dai nazisti; era un ragazzo e lo portarono a Trieste in un ufficio vicino a Via Ghega; assieme ad altri prigionieri doveva fare dei lavori a Barcola”. I lavori forzati con la Todt erano svolti per il ripristino delle infrastrutture bombardate e per la fortificazione dei presidi militari. L’Organizzazione Todt prese nome dall’ingegnere tedesco Friedrich Todt, che ne fu il primo artefice.
“Durante un bombardamento alleato a Barcola – prosegue la testimonianza – scapparono tutti. Mio padre fu ripreso dai nazisti e lo portarono a Udine nel palazzo dove oggi c’è lo Stringher, in Via Crispi, lì c’era un comando delle Waffen SS e, mentre lui si trovava da solo in un ufficio pieno di schedari, non essendo osservato, provò a cercare la sua scheda personale e, trovatala, la strappò, portandosela via, così non fu più ricercato, né imprigionato. Ricordo, invece, che suo cugino Carlo Garlatti Costa fu catturato a Forgaria, mentre i familiari gli dicevano di non uscire di casa e di non farsi notare. Anni più tardi i miei parenti ricevettero una comunicazione riferita alla sua morte avvenuta ad Auschwitz. Ricordo, infine, la vicenda di una ragazza di Forgaria, innamoratasi di un ufficiale cosacco, alleato dei nazisti, che se la portò via con sé. In paese, per decenni, aspettarono notizie di lei, che sparì per sempre”. Forgaria fu un presidio cosacco di un certo rilievo nella repressione antipartigiana (3) e, allo stesso tempo, obiettivo di attacchi sferrati dalla resistenza attiva della Brigata “Garibaldi”.

 Sofia Bosari (nata a Kiev nel 1918) qui fotografata il 5 aprile 2013

 Sofia, detta Sonia, e Laura Bosari, nel 1945 (Collezione Fabbro Mancini, Udine)

Alcuni autori, come Enzo Cecconelli, menzionano l'uso militare di edifici scolastici a Udine da parte dei nazifascisti, come sito di concentramento dei rastrellati da inviare ai campi di sterminio in Germania. "Nel settembre 1944 - scrive Cecconelli -, durante l'occupazione tedesca, l'Istituto tecnico 'A. Zanon' venne adibito a campo di concentramento dei rastrellati nelle operazioni antipartigiane". Furono concentrati in tali ambienti situati tra piazza Garibaldi e Largo Ospedale Vecchio, pure gli sfollati di Attimis, Faedis e Nimis, paesi friulani bruciati dai nazisti e dai cosacchi, per rappresaglia antipartigiana. L'Istituto Zanon cambiò sede nel 1955, quando fu trasferito in piazzale Cavedalis. Nell'edificio di piazza Garibaldi fu poi sistemata la scuola media "A. Manzoni". L'insieme di edifici scolastici, dagli anni '60 fino al 2010 è definito "complesso scolastico Manzoni - Stringher", con aule fino in via Crispi. Negli edifici di via Crispi e Largo Ospedale Vecchio furono concentrati i rastrellati di Forgaria e di altri paesi della zona collinare, come riferito da Sofia Bosari e Iole Croatto.

Iole Croatto (Attimis 1917-Udine 2013), fonte inesauribile 
di testimonianze sull'ultima guerra e sulla ricostruzione in Friuli

Il più grande rastrellamento antipartigiano effettuato dai nazisti, coadiuvati dai fascisti e dai caucasici, iniziò il 15 ottobre 1944, come scrisse nel suo diario la maestra di Forni di Sotto, Ines Polo Grillenzoni (4). Atti di resistenza passiva devono essere stati messi in atto, proprio in quei giorni, anche dai ragazzi di Forni di Sotto, costretti dai Cosacchi a portare le munizioni fino ad Ampezzo.
Come riporta (5) il Diario della Pieve “I più grandicelli saranno condotti a Tramonti… e adibiti a lavori militari”. Il parroco (6) fornese si sofferma sulle svariate ruberie perpetrate da quelli che descrive, con amara ironia, come: “Regalo sorpresa di Hitler! Una delle sue armi segrete! I Cosacchi!”.


Carriaggi di Cosacchi a Villa Santina nel 1944 (Archivio IFSML, Udine)

Nel caos della guerra, si assisteva al rimpatrio di varie persone dall’estero, c’erano i profughi della Venezia Giulia e gli sfollati delle città, che sfuggivano ai bombardamenti alleati. C’era l’assistenza per loro? E come funzionava? Era solo sulla carta e senza alcun esito, dato che il signor Zattiboni (7), commissario prefettizio del Comune di Tramonti di Sopra, il 2 marzo 1945, comunicò alla Prefettura di Udine che “sono stati collocati al lavoro durante il mese di febbraio 1945 NEGATIVO”. Nessun profugo o sfollato fu aiutato, dunque, da quel commissario prefettizio. La comunicazione, secondo il prefetto De Beden, è di così poco conto che, data la scarsità di carta, il foglio venne riciclato, sul retro, quale minuta di messaggi.
Nel 1944 proseguivano i rastrellamenti nazisti, coadiuvati da Cosacchi e Camice Nere. Il fatto di resistenza attiva, descritto ora, si riferisce ad uno scontro armato, culminato con la fucilazione per rappresaglia di dieci partigiani a Tramonti di Sotto, il 13 dicembre 1944, da parte di militi della X MAS, alleati dei nazisti (8).
Erano i momenti nei quali, col beneplacito della Intelligence inglese, certe formazioni di partigiani, come quelli delle Brigate Osoppo Friuli, cercavano un contatto coi militi fascisti, in funzione anticomunista, per preservare il territorio nazionale dalle mire espansioniste titine. Le autorità tedesche d’occupazione erano a conoscenza della diversità politica tra le formazioni partigiane. Oltre ai servizi segreti, funzionava l’attività di censura postale, che inviava le informazioni raccolte tradotte al Präfekt De Beden. Egli, il 2 settembre 1944, ricevette il testo del “Blatt der Patrioten der Brigade Osoppo Friuli”. Il Foglio notizie dei partigiani osovani era stato inviato da Tricesimo al signor Marino Nenini, parrucchiere di Buttrio (9).

Carriaggi cosacchi (fotografia  della copertina del bel libro di Patrizia Deotto, Stanitsa Tèrskaja L'illusione cosacca di una terra (Verzegnis, ottobre 1944 - maggio 1945)
Gaspari editore, Udine 2005 e poi anche in altri siti  web)

Come richiede ogni sporca guerra civile talvolta c’erano dei morti passati per le armi senza un regolare processo. Nel dicembre 1944 i tedeschi, con reparti della X MAS e Cosacchi, effettuarono un rastrellamento nel settore tra l’Arzino e il Meduna. “Le formazioni partigiane della Osoppo e della Garibaldi ivi appostate – aggiunge il documento dell’IFSML –, sotto la forte pressione, ripiegarono disperdendosi in posizioni di fortuna sulle alture”.
A questo punto è opportuno spiegare che il documento in questione altro non è che un verbale di interrogatorio, del 6 agosto 1952, con cui il giudice istruttore del Tribunale di Pordenone interrogò il partigiano osovano Luigi Olivieri Ginepro, residente a Cividale, sui fatti di resistenza a Tramonti (10). Qui i rifornimenti alimentari venivano portati, con la gerla, dalle ragazze di Tramonti  fino alle case di Palcoda; anche queste sono forme di resistenza passiva.
“Il mattino del 12 dicembre [1944] – prosegue il testo di Ginepro – un reparto della predetta unità nemica [la X MAS], mosse da Tramonti di Sotto sulla località Palcoda ove erano rifugiati alcuni partigiani. Seguì un impari scontro: pochi poterono scampare alla cattura; il comandante Battisti (medaglia d’oro) alla cattura preferì la morte. E si uccise. Un discreto numero di partigiani catturati venne condotto a Tramonti di Sotto. Il mattino del 13 dicembre nei pressi del Cimitero di Tramonti di Sotto, un plotone del predetto Battaglione Valanga [della X MAS, comandato dal capitano Manlio Maria Morelli] eseguì la fucilazione di dieci partigiani presi a caso tra i catturati e senza processo”. In paese resta una lapide (con alcune imprecisioni nei nomi) per ricordare quel tragico evento, ma è una lastra di cui molti si sono dimenticati. [Sul comandante Battisti si rinvia a un brano più oltre].


La lapide dei 10 partigiani fucilati a Tramonti di Sotto si trova a sinistra entrando in paese. Contiene alcuni errori nei nomi, nella data dell’evento (che è 13 dicembre 1944). Ricorda, nell’ultima riga, il comandante partigiano “Battisti” della Divisione Sud Arzino e la sua compagna Paola De Cillia, che non risultano tra i fucilati di quel giorno (Foto di Maurizio Corrado, Udine)

Nell’interrogatorio l’osovano Luigi Olivieri precisa che: “Da notizie raccolte dopo il fatto risulta che l’esecuzione fu decisa da ufficiali della predetta unità senza processo. Dettagli sulla esecuzione potranno essere richiesti all’allora cappellano di Tramonti di Sotto”. 
Secondo Alfio Anziutti Timilin, di Forni di Sopra, come scrive nel suo romanzo storico La guerra di Rosa “il muro del cimitero è crivellato di proiettili, la "X Mas" passa per le armi dieci giovani partigiani, uccisi con un macabro rituale uno a uno ogni cinque minuti” (11).
“Il Battaglione Valanga - prosegue il racconto di Luigi Olivieri - era comandato dal Capitano Morelli. Degli altri ufficiali ho annotato il capitano Barbesino (veramente nei miei appunti leggo: Capitano Baresini, responsabile dei fucilati di Tramonti di Sotto = Piemontese); il ten. Bertozzi e il S.ten. medico Truci Giulio di Criside, nato a Firenze il 30.12.1914, laureato all’Università di Firenze il 12.7.1939 che ha presenziato alla esecuzione dei dieci partigiani”.
Nella conclusione, Olivieri, cita altre fonti: “Ritengo che su questo doloroso fatto possa fornire utili informazioni anche il ten. paracadutista Cino Boccazzi, medico a Treviso, che fu catturato in quel rastrellamento ed ebbe colloqui col Morelli e l’ex Comandante della Osoppo Candido Grassi Verdi”. Colpisce la frase “… ebbe colloqui col Morelli…”. Il prigioniero di un nemico subisce interrogatori, forse torture. I colloqui, invece, sono tipici proprio di chi ha contatti col nemico.

 Forgaria in un’immagine ai tempi del terremoto del 1976


I Dieci partigiani fucilati dai fascisti a Tramonti di Sotto il 13 dicembre 1944
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Nome cognome Luogo, data di nascita  Residenza, note Divis. partigiana, nome di battaglia
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Carlo Sclavi       Buenos Aires 19.11.1917     Casteggio di Pavia   Garibaldi “Cicco” [o Chico]
Adalgerio Ceccone Colloredo di Montalb.(Ud)16.11.1923 Fagagna (Ud) Garibaldi “Moschetti”
Gino Minin          Tramonti di Sotto, 24.9.1925    Tramonti di Sotto  Garibaldi “Carnera”
Salvatore Villani  S. Teresa di Gallura (Ca) 6.12.1914 Brigad. dei CC.RR. [Carabinieri Reali]
                         Osoppo “Cossu”, medaglia d’argento al valore militare alla memoria
Gino De Filippo     Claut 20.12.1926                Claut (Ud)                        Garibaldi “Nerone”
Ottavio Cominotto    Pinzano (Ud) 29.6.1920    Valeriano (Ud)                 Garibaldi “Romeo”
Cosimo Moccia      Manduria (Ta) 1.1.1922   Carabiniere.                        Osoppo “Aldo”
                                                                      medaglia d’argento alla memoria
Osvaldo Rigo       Chiusaforte 13.7.1926        Pontebba                      Garibaldi “Davide”
Vittorio Flamini      Assisi 21.1.1919              Assisi                            Garibaldi “Fracassa”
Ulderico Rondini    Vienna 6.7.1924               Roma                            Osoppo “Romano”
                                                                       medaglia d’argento alla memoria
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Fonte: Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, Udine
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Battisti, è il nome di battaglia di Giannino Bosi, partigiano garibaldino, prima comandante della Brigata «Tagliamento» e, dal 7 ottobre 1944, comandante del Comando di Coordinamento del Gruppo Brigate «Sud», ossia garibaldini e osovani riuniti assieme.
Il 6 dicembre 1944, Palcoda fu circondata dai militi della X MAS, durante un rastrellamento antipartigiano. Così scrive Mario Candotti: “Battisti, benché pregato di lasciarsi trasportare fuori della zona rastrellata – era infatti sofferente a un ginocchio e non poteva camminare velocemente – non acconsentì, volle rimanere al posto di comando, anzi di retroguardia ai suoi; e proprio a Palcoda, vicino al gruppetto di vecchie case friulane dalle scale esterne di pietra e dai ballatoi di legno, sostenne l’ultimo combattimento… e cadde…Accanto a lui il corpo senza vita della sua compagna Jole De Cillia Paola” (12).
La conferma del suicidio, oltre che dal comandante Luigi Olivieri Ginepro, viene pure da un altro partigiano: Domenico Cavan, nato il 23 novembre 1924 ad Alesso, Comune di Trasaghis (UD). Nelle sue Note manoscritte (13) sulle stesse pagine del citato saggio di Mario Candotti, il Cavan si segna questo appunto, accanto alla descrizione della morte di Battisti e della sua compagna: “Si sono suicidati?”.
Ad ulteriore verifica del fatto suicida – vicenda ricordata, peraltro, nella motivazione della Medaglia d'Oro assegnata postuma a Giannino Bosi – si ricorda che quando un partigiano veniva ferito, l’ordine chiaro per gli altri del gruppo fosse di abbandonarlo. Il 19 ottobre 1944, tra le località di Pozzis, in Comune di Verzegnis, e di San Francesco, in Comune di Vito d’Asio, durante un altro scontro armato dei partigiani contro forze tedesche e fasciste, il combattente di nome di battaglia Polacco fu ferito. Così spiega i fatti Domenico Cavan: “Ha preso una raffica nella pancia. La brutta ferita (provoca un’agonia di 5 ore) lo abbiamo nascosto in un campo di granoturco. Gli abbiamo lasciato 1 pistola. Più tardi abbiamo sentito un colpo. Si era sparato”.

Il comandante partigiano Giannino Bosi, Battisti

Note bibliografiche e ringraziamenti

Ringrazio i prestatori e gli autori delle fotografie. Per la disponibilità dimostrata ringrazio le direzioni e gli operatori delle biblioteche e degli archivi visitati per il presente contributo. Sono riconoscente anche alle fonti orali per le loro cortesi testimonianze che, raffrontate con i tradizionali materiali di studio e di ricerca, hanno consentito di ricostruire il presente brano di microstoria.

1) ARCHIVIO DI STATO DI UDINE (d’ora in poi ASUd), Prefettura, Gabinetto, Corrispondenza Deutschen Berater, Minuta del prefetto De Beden, busta 49, fasc. 167, ms., 25 novembre 1944. Questo articolo, con il titolo "Resistenza attiva e passiva a Udine e a Tramonti di Sotto nel 1944" è stato pubblicato su “Sot la Nape”, 2, Avrîl-Jugn 2011, pp. 64-68 - rivista della Società Filologica Friulana. In questa sede se ne propone una versione leggermente aggiornata.

2)  Intervista a cura dello scrivente al signor Mario Garlatti, Udine 1957, avvenuta il 24.11.2010.  Altra fonte orale sui rastrellamenti nazisti in Friuli:  Sofia Bosari (Kiev, 1918), int. del 25.01.2012 a Udine, Istituto Statale d'Istruzione Superiore B. Stringher di Udine. Networking di Elio Varutti per il Progetto "Il Secolo breve in Friuli Venezia Giulia", cofinanziato dalla Fondazione CRUP. La stessa Sofia Bosari è stata ripresa in un video intervista riguardo alle violenze cosacche in Friuli nel 1944-1955.

3)  ARCHIVIO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE UDINESE, Lettera di Mons. Nogara al Comandante delle SS di Spilimbergo, Carteggio Nogara, fascicolo Allo, documenti, sez. 2, 12-13, Udine 17 aprile 1945.

4)  E. POLO, Cronaca di vita scolastica 1939-1951, Forni di Sotto (Ud), Centro di Cultura Popolare Fornese, Coordinamento Circoli Culturali della Carnia, 1994. p. 35. Vedi poi: E. CECCONELLI, Musei di Storia Naturale ieri e oggi Udine, Udine, Orto botanico dell'Istituto Tecnico per Geometri "G.G. Marinoni", 1972, pag. 29. Fonti orali: Sofia Bosari (Kiev, 1918), int. citata e Iole Croatto, vedova Falzone (Attimis 1917 - Udine 2013), int. del 10 ottobre 2011, in presenza del figlio Salvatore Falzone (1945).

5)  ARCHIVIO PARROCCHIALE DI FORNI DI SOTTO (Ud), Libro storico, 15 ottobre 1944, ms.

6)  Idem, 31 dicembre 1944, ms.

7)  ASUd, Prefettura, Gabinetto, Lettera del Commissario prefettizio Zattiboni del Comune di Tramonti di Sopra al prefetto, b 51, f 169, dattiloscr., 2 marzo 1945.

8)  ISTITUTO FRIULANO PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE del Friuli Venezia Giulia (d’ora in poi IFSML), Udine, Fondo Rappresaglie Eccidi Arresti in Friuli, b 1, f 8, cc 1-3 (fotocopie di dattiloscritti e manoscritti). Nelle parentesi riquadrate vi sono alcune precisazioni dell’Autore. Si è consultato pure: P. STEFANUTTI, Novocerkassk e dintorni. L’occupazione cosacca della Valle del Lago (ottobre 1944 – aprile 1945), Udine, IFSML,1995.

9)  ASUd, Prefettura, Gabinetto, Lettera del presidente della Provinziale Kommission der Zensur von Udine al prefetto De Beden, b 51, f 169, ms., 2 settembre 1944.

10)  Luigi Olivieri “Ginepro”, fece parte del Comando unificato “Garibaldi-Osoppo”, che il 30 aprile 1945 diede l’ordine di insurrezione ai partigiani, liberando Udine dall’occupazione nazista, con attacco finale fissato per le ore 6 del 1° maggio. Gli alleati entrarono in Udine alle ore 15,30 (G. GALLO, La resistenza in Friuli 1943-1945, Udine, IFSML, 1989, p. 260).

11) Alfio Anziutti "Timilin", La guerra di Rosa. Resistenza e vita a Forni di Sopra: 1944-1945, Forni di Sopra (UD), Circolo Fornese di Cultura, 2013, p. 62. Per info ed eventuali acquisti: Grillo Gino edicola, Via Vittorio Veneto, 4 - 33024 Forni di Sopra UD - telefono 0433-88239.

12)  Mario Candotti, Lotta partigiana tra Meduna, Arzino e Tagliamento: i rastrellamenti dell’autunno 1944, «Storia Contemporanea in Friuli», IFSML, XI, 12, 1981, pp. 11-107.

13) Domenico Cavan, Note a Lotta partigiana tra Meduna, Arzino e Tagliamento: i rastrellamenti dell’autunno 1944 di Mario Candotti, 1981-2014, ms. (Collezione privata, Udine).


            Ruderi della chiesa di Palcoda a Tramonti di Sotto (Pro Loco di Tramonti di Sotto, provincia di Pordenone)