domenica 19 novembre 2017

Riccardo Bellandi parla della sua spy story a Udine


Alla libreria Tarantola di Udine, in via Vittorio Veneto, il 16 novembre 2017 c’è stata la presentazione del libro di Riccardo Bellandi edito nel 2015 da Youcanprint di Tricase (LE).
Elio Varutti, Riccardo Bellandi, Bruna Zuccolin e Angelo Rossi

L’iniziativa con la presenza dell’autore è stata promossa, oltre che dal gestore della libreria, dall’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia e dal Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
Ha aperto i lavori dell’incontro Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in FVG, ringraziano i presenti, l’autore e la collaborazione tra le associazioni per la serata. Rossi ha poi ricordato gli appuntamenti del suo sodalizio. È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ricordando che le iniziative culturali caratterizzano e valorizzano la buona collaborazione sorta fra le due associazioni che hanno organizzato la presentazione del volume di Bellandi.
In sala c'erano Sergio Satti, esule da Pola (primo a destra), Bruna Traversa, da Albona e Eda Flego, di Pinguente...
Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato al pubblico in sala l’opera di Bellandi, autore toscano trapiantato a Gorizia dal 2010 per lavoro.“È assai originale che un romanzo documentario si apra con due carte geografiche – ha detto Varutti – che non è facile da trovare nemmeno in taluni ordinari libri di storia”.
Una di esse è del confine orientale italiano dal giugno 1945 a settembre 1947 con la cosiddetta linea Morgan, che lasciava più terre all’Italia, Pola inclusa. L’altra mappa è sull’occupazione della Jugoslavia da parte delle forze dell’Asse (Germania nazista e Italia fascista), dall’aprile 1941 a settembre 1943. Lo scopo è di mettere a proprio agio il lettore a digiuno di geografia, per poter inquadrare meglio i luoghi della vicenda di spie del volume ambientata a Gorizia nel 1946.
Angelo Rossi, presidente dell'Associazione Toscani in FVG porta il saluto del suo sodalizio ai presenti
Sin dal titolo, “Lo spettro greco”, l’autore evoca lo stato di guerra civile creatosi in Grecia dopo la seconda guerra mondiale. Un fatto analogo poteva accadere nell’Italia sconfitta dagli alleati anglo-americani e sull’orlo di una guerra civile fomentata dall’Armata jugoslava, che alitava ostinatamente sui confini orientali. La missione di spionaggio descritta nel volume mira a svigorire la componente filo-jugoslava e rivoluzionaria del PCI, per evitare proprio lo stato di guerra civile come in Grecia.
Ha parlato anche Riccardo Bellandi, per ricordare la sua passione per la storia e l’interesse di collegare il territorio ai fatti storici nei suoi libri. L’autore ha spiegato il perché della legenda delle sigle utilizzare nel corso degli eventi. Il pubblico ha scoperto allora che i Badogliani, in senso spregiativo, erano definiti i militi italiani che avevano seguito l’armistizio e il cambio di alleanze deciso dal re e dal governo Badoglio, divenendo co-belligeranti (non alleati) degli angloamericani. Poi c’erano i repubblichini di leva o quegli italiani che addirittura entrano come volontari nelle Waffen SS per portare a termine la follia hitleriana. Erano solo dei soldati?
Parla Riccardo Bellandi, al centro
Poi ha spiegato chi sono i Bisiacchi, ovvero gli abitanti della zona di Monfalcone. I Četnici sono quei nazionalisti serbi monarchici, che prima parteggiavano per gli alleati, poi stanno coi repubblichini e coi fascisti croati (gli ustascia) di Pavelić, in funzione anticomunista e molti altri aggregati e milizie. Proprio nelle pieghe di questo giallo si trovano spie col doppio gioco e addirittura al soldo di servizi segreti dei fautori della guerra fredda (USA e URSS), sorta secondo certi storici con l’eccidio di Pozus.
Interessante poi è stato sapere che tra il 1946 e 1947 c’è la “Central Intelligence Group” degli Stati Uniti d’America, antesignana della arcinota CIA. Ci sono tante formazioni militari che se la facevano più o meno coi nazifascisti. C’è la famigerata OZNA di Tito, ossia i servizi segreti partigiani e polizia politica dei comunisti jugoslavi, divenuta UBDA nel 1946 fino al 1992, quando la Jugoslavia si scioglie e diventa uno “spezzatino”. C’è la droga (Pervitin, una metanfetamina) che i nazisti assumevano prima delle loro azioni militari e così via.
La presentazione del libro di Bellandi da parte del prof. Elio Varutti alla Libreria Tarantola di Udine
Alla fine dell’applaudito discorso di Bellandi si è aperto un dibattito, con la partecipazione di Sergio Satti, esule da Pola, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, Gilberto Ganzer e molti altri, compreso un giovane neolaureato che ha raccontato del suo recente lavoro di digitalizzazione, per espandere la conoscenza, dell’archivio “Osoppo della Resistenza in Friuli”, da cui ha notato che certi partigiani si fecero rilasciare l’attestato di “attività partigiana svolta” sin dai primi di aprile 1945, quando la seconda guerra mondiale non era ancora finita. Un altro ascoltatore, appassionato giallista, dopo essersi complimentato con Bellandi, ha azzardato il collegamento della sua spy story con Giorgio Scerbanenco, autore di un giallo ambientato nella Trieste degli anni ’60.
---

Nota: il presente articolo è già stato edito nel profilo Google "ANVGD di Udine" il 18.11.2017.
I migliori ringraziamenti per le fotografie a Daniela Conighi.


a cura di Girolamo Jacobson

martedì 7 novembre 2017

Luciano Lunazzi Memorial in S. Pio X a Udine

A un mese dalla scomparsa, avvenuta il 3 ottobre 2017, alcuni amici del compianto artista carnico di Chialina, hanno voluto dedicargli un “memorial”. 

Così Gregorio e Giorgio “amici di San Pio X” hanno messo su un ambaradan per il 6, 7 e 8 novembre, dalle ore 15 alle ore 20 nella sala dell’oratorio. Ha collaborato anche l’Associazione Insieme con Noi, della zona. Lo scopo era di ricordare l’artista nel trigesimo della sua scomparsa con un incontro intitolato “Dall’acqua alla luce”. Come mai questo titolo?
Era lo stesso Lunazzi pop nelle sue pillole filosofiche a dire quasi, come un guru dell’Alta Carnia: “Viviamo nove mesi nell’acqua, poi per tutta la vita sulla terra e respiriamo aria, poi andiamo nella luce.

Nella hall della sala Giubileo, in Via Mistruzzi, erano esposti alcuni dei cartoni dipinti del  “Basquiat friulano”, come è stato definito Lunazzi dal «Messaggero Veneto». Solo che il Basquiat vero ormai ha raggiunto la cifra record di 110,5 milioni di dollari, mentre il nostro Lunazzi aveva certi problemi con le bollette...
Perché far rivivere Lunazzi nella parrocchia di San Pio X? Doveva rivivere in un luogo che lo ha visto protagonista di diverse mostre dei suoi quadri, dei suoni cartoni superdipinti e anche per farlo conoscere a chi non lo ha mai conosciuto. Pittore e artista molto poliedrico, aveva girato il mondo. Soprannominato "mestri di vite", era diventato un personaggio popolare e "virale" anche sul web con i suoi pezzi (“Tacons”) in marilenghe.
All’incontro definito “intimo” hanno parlato Giorgio Ganis, poi Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha molto elogiato il filmato curato da Patrizia Ruggeri dedicato in modo soave al grande Lunazzi, con la scelta delle fotografie curata da Giorgio Ganis.
Poi ci sono stati tanti altri interventi, tra i quali quello di Alessandra Spizzo o di Marino Visentini, che ha ricordato che l’arte di Lunazzi è stata in esposizione ai Rizzi, presso il circolo Nuovi Orizzonti, sin dal 2010.

In seguito è intervenuta Maristella Cescutti per portare alcuni aneddoti e spaccati di vita con Lunazzi che arrivava sempre alla una meno cinque nella Galleria alla Loggia per vedere la mostra in atto e la gallerista che si chiedeva: ma perché arrivi proprio a quest’ora che sto per chiudere. Al di là di queste cose la Cescutti ha detto di aver visto tanti funerali di grandi artisti, dalla A alla Z, ovvero da Afro a Zigaina, ma non aveva mai visto tanta partecipazione popolare come per Luciano Lunazzi, un pittore amato da diversi strati della popolazione friulana. 
Ha parlato pure il fratello di Luciano Lunazzi, pur essendo molto emozionato in considerazione della grande partecipazione di pubblico all'evento degli Amici di San Po X.
Giorgio Ganis e Maristella Cesutti

Biografia di Luciano Lunazzi, l’uomo di cartone
Nato il 31 maggio 1952 a Ovaro, in provincia di Udine, Lunazzi a sette anni si ritrova in Svizzera, a Couvet, frutto di quell’emigrazione friulana che si arresterà solo verso il 1967.
Nel 1968 Lunazzi abbraccia la tendenza degli Hippies, i figli dei fiori, mossi dagli ingenui, ma sinceri slogan di pace, amore e libertà. Nel 1973 lascia la Svizzera per l’India, l’Afghanistan, il Pakistan, Grecia, Turchia e Iran.
Dopo tre anni rientra in Italia e, per problemi familiari, lavora come panettiere e pasticcere a Buja, in provincia di Udine, fino al 1979, vicino al padre e al fratello. Col 1980 è in Messico e poi in California, a Berkley, dove si ferma per otto anni.

Inizia a dipingere, da autodidatta, verso la metà degli anni Novanta, mentre si trova in Germania, per lavoro. Sperimenta tecniche pittoriche miste, soprattutto con colori acrilici, pennarelli su carta e collage. In Spagna decide di fare l’artista di strada e di vivere così. Si appassiona sempre di più al cartone come supporto delle sue pitture un po’ stralunate, che sembrano copertine di dischi, intendiamoci: di Long Plaing.
Sempre negli anni Novanta viaggia tra Colonia, Ibiza, Tenerife, Barcellona, San Firmino di Pamplona, Saragozza. Crea anche T-Shirt, vendute come le sue pitture al pubblico di strada fino al 2004.

Ritorna in Friuli e, trovando alcuni interessati alla sua arte, espone per la prima volta nel 2007 al caffè Caucigh di Udine. Collabora con varie associazioni culturali come “Venti d’Arte” e “Vicino / Lontano”. Inventa e dipinge la copertina del CD per i trent’anni di attività di Radio Onde Furlane.

È morto a Udine per un malore, a 65 anni, Luciano Lunazzi nella sua abitazione di via Albona, il 3 ottobre 2017.

---
Si ringrazia, per le fotografie Giorgio Ganis e qualche altro caro amico di Luciano Lunazzi.



domenica 5 novembre 2017

Udine, preghiere per le vittime delle foibe, 3.11.2017

Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) ha voluto fermamente proseguire nella tradizione intrapresa dall’ingegnere Silvio Cattalini, compianto presidente dell’ANVGD di Udine, di ricordare gli esuli defunti e le vittime delle foibe ai primi di novembre.
Udine, 3 novembre 2017, Cimitero di San Vito, viale Firenze, corteo con labaro e corona d'alloro aperto da Bruna Zuccolin (presidente ANVGD Udine) e Elio Varutti (vice presidente ANVGD Udine)

Così venerdì 3 novembre 2017 il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine ha organizzato due appuntamenti religioso-patriottici molto sentiti e apprezzati dalla popolazione.
La prima cerimonia è una Santa Messa, celebrata alle ore 10,30 in onore delle vittime delle foibe e dei defunti dell’esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, presso la chiesa del Cimitero di San Vito in Udine, viale Firenze. Il celebrante, don Tarcisio Bordignon, classe 1930, ex parroco di San Pio X, che è stato molto vicino al mondo degli esuli giuliano dalmati, ha ricordato tutti i defunti esuli. Si ricorda che dal Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano, nella stessa zona di quella parrocchia, transitarono oltre centomila italiani dell’esodo giuliano dalmata in fuga dalle loro terre a causa delle prepotenze jugoslave, tra il dopoguerra e il 1960, quando il CSP chiuse i battenti.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, pronuncia una particolare preghiera in onore delle vittime delle foibe e di tutti gli esuli defunti lontano dalle loro terre

A seguire c’è stata la seconda breve cerimonia al Monumento ai caduti giuliani e dalmati, a sinistra dell’ingresso principale dello stesso Cimitero monumentale, preceduta da un corteo con la corona d’alloro da deporre al monumento stesso. Detta cerimonia è consistita nella posa e benedizione della corona di alloro al monumento stesso, già adornato con una corona del Comune di Udine da poco posata. L’opera monumentale, del 1990, oltre alla targa commemorativa contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta, in modo stilizzato, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba.
Udine, Chiesa del cimitero monumentale, da sinistra: Elio Varutti, Sergio Satti, Furio Honsell, sindaco di Udine, Bruna Zuccolin e un altro socio

Molto commovente è stata la recita da parte delle autorità, dei soci dell’associazione, di don Tarcisio Bordignon e degli altri presenti della cosiddetta preghiera dell’infoibato, composta da Monsignor Antonio Santin nel 1959, vescovo di Trieste e Capodistria.
Davanti al Monumento Furio Honsell, sindaco di Udine, ha ricordato la grande energia e le numerose attività per gli esuli dell’ingegnere Silvo Cattalini, con la sua voglia di tenere sempre accesi il ricordo e la memoria della sua Zara e delle terre perdute. Anche Bruna Zuccolin, nel suo intervento, ha ricordato con affetto e simpatia Cattalini, esprimendo la volontà di proseguire, sostenuta dal Consiglio Esecutivo dell'ANVGD di Udine, nel cammino intrapreso dal “comandante di Zara”.
Don Tarcisio Bordignon conduce la lettura della preghiera dell'infoibato

Ha poi preso la parola l’ingegnere Sergio Satti, per alcuni decenni al fianco di Cattalini, nella veste di vice presidente. “Quando al liceo a Bolzano ha detto Satti – dove la mia famiglia era finita esule, dicevo di essere nato a Pola, tutti mi davano del fascista, ma non era vero”. Poi Satti ha ricordato l’impegno che si prese proprio il sindaco Honsell verso il 2009 di realizzare un’opera per ricordare in città le Vittime delle Foibe. Così si arrivò alla creazione del Parco Vittime delle Foibe tra via Manzini e via Bertaldia inaugurato il 26 giugno 2010, non senza superare un vespaio di polemiche. Anche l’attutale vice presidente dell’ANVGD di Udine, Elio Varutti, è intervenuto per spiegare ai convenuti l’opera di Gortan. Al termine dell’incontro si è tenuto un buffet presso un bar della zona per fare incontrare i numerosi soci intervenuti.

Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine ed Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine, loggia a sinistra dell'ingresso al Cimitero monumentale, il diacono Lorenzo, l'architetto Franco Pischiutti al labaro, Bruna Zuccolin, Elio Varutti e il sindaco Honsell
 --
Servizio fotografico di Giorgio Gorlato, che si ringrazia per la collaborazione.
--
Servizio di redazione di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
--


Rassegna stampa:
- “Cerimonia a Udine in ricordo dei profughi giuliano-dalmati”, dal 31 ottobre 2017, su friulionline.


- “Cerimonie al Cimitero di Udine”, dal 26 ottobre 2017, su Il Friuli.it

- Profilo Facebook di ANVGD Gorizia, post del 25 ottobre 2017.

Davanti al Monumento dedicato ai Caduti giuliani e dalmati


Chiesa del cimitero di Udine. Aspettando don Tarcisio Bordignon per la funzione religiosa in onore delle vittime delle foibe

giovedì 2 novembre 2017

Cinquecento a Firenze tra sacro e profano. Pittura e scultura

C’è una bella mostra a Firenze da non perdere. Col titolo assai centrato “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”, è stata curata da Carlo Falciani e Antonio Natali a Palazzo Strozzi. 


Qui ci sono veramente delle chicche da assaporare. L’esposizione consente al visitatore nazionale o straniero di gustare un bel po’ di bellezza. Sono presenti 41 artisti. In tutto le opere d’arte esposte sono 71, tra dipinti e sculture. Il fatto nuovo e interessante, oltre che di scelta etica nell’allestire la mostra, è che ben diciassette opere sono state sottoposte ad importanti e attenti interventi di restauro, coinvolgendo agenzie socio-economiche del territorio.
Non si mettono solo in mostra opere con titoli giubilari per fare cassetta, come capita in certe città del Veneto. Qui lo stile è un altro, anzi diciamo che qui c’è lo stile, dalle altre parti non lo so.
Tutte le tele, le sculture e le tavole di questa esposizione classica si riprendono la scena.  Recuperano la fruibilità del visitatore per un certo sfavillio che riescono ad emanare all’interno di un cammino espositivo, basato sul parallelo intrigante, tra il sacro e il profano, tipico del panorama cinquecentesco di Firenze, attraversato dalla Controriforma e dei fatti dei periodi successivi.
La presente esposizione è l’ultima tappa di una speciale trilogia analizzata da alcuni anni nel capoluogo fiorentino. Il tema di fondo verte sul periodo artistico che ha per protagonisti la città di Firenze, il “manierismo” e la “controriforma cattolica”. La prima rassegna sul tema è stata aperta nel 2010 con la personale sul “Bronzino” e, nel 2014, c’era la serie su “Pontormo e Rosso Fiorentino”.
Potrete assaporare, come dicono i critici, il dialogo tra i grandi maestri della storia dell’arte: Michelangelo, Pontormo, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giambologna, Santi di Tito, Bartolomeo Ammannati, Andrea del Sarto ed altri.

La rassegna è aperta a Palazzo Strozzi dal 21 settembre al 21 gennaio 2017.
---
Didascalia dell’immagine - Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco), di Andrea del Sarto (Andrea d’Agnolo; Firenze 1486-1530), 1523-1524, olio su tavola, cm 238,5 x 198,5. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 58.
---