martedì 3 ottobre 2017

Maria Dobran, da Pola. In memoriam, con l’ANVGD di Udine

Negli archivi, talvolta, si trovano lettere manoscritte, appunti, diari, fotografie e ritagli di giornali. Il caso che si presenta per ricordare una signora istriana è proprio tratto da un articolo della cronaca di Udine del «Messaggero Veneto» del 24 gennaio 2007. Il ritaglio fa parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso Archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine. A nostro avviso sono importanti pure le biografie semplici e schive, soprattutto se si riferiscono a persone che hanno saputo trasmettere dei forti valori sociali, come in questo esempio.

Biografia di Maria Lidia Dobran Sacher
Ricordata sul quotidiano locale, Maria Lidia Dobran in Sacher, si è spesa per la famiglia, come ha precisato al cronista il figlio Maurizio Sacher. È riuscita nell’intento di creare una famiglia unita e forte. Maria Lidia Dobran era nata a Pola il 5 maggio del 1929. Giunse a Udine, quasi per caso al termine della seconda guerra mondiale, come per molte persone dell’esodo giuliano dalmata.
Pochi anni dopo conobbe Nino Sacher e, nel 1954, lo sposò. Due anni dopo nacque Maurizio, il primo figlio e, un anno dopo, arrivò Massimo, il secondogenito. Una volta cresciuti, i figli si dedicarono alla passione sportiva dello sci, con molti amici e furono spalleggiati dalla mamma.
La signora Maria Lidia Dobran Sacher è venuta a mancare a Udine verso il 23 gennaio 2007. Il suo funerale si è tenuto nella Chiesa di San Marco, in Chiavris. Proprio in questa stessa chiesa è stato parroco don Leandro Comelli, il prete del Villaggio Metallico, un insieme di baracche, dove avevano trovato una sistemazione provvisoria centinaia di profughi istriani e dalmati. L’esodo portò via oltre 350 mila persone dalle terre perse: Istria, Fiume e Dalmazia.
Di sicuro il religioso più noto nel mondo degli esuli è padre Flaminio Rocchi (Neresine 1913 - Roma 2003), impegnatosi a Roma per andare incontro ai loro disagi e per difendere i loro diritti.
Profughi da Pola - Fotografia da Internet

I preti dell’esodo in Friuli
Nel Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, attivo a Udine dal 1947 al 1960, passarono oltre cento mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine, dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi che i preti dell’esodo celebravano la santa messa dentro il Campo Profughi. Erano figure forti come don Mario Stefani, don Luigi Polano (San Daniele del Friuli 1904 - Udine 1955), don Elio Comuzzo, don Abramo Freschi (Pagnacco 1913 - Pordenone 1996), don Leandro Comelli (Montegnacco 1915 – Udine 1991) e altri. Quest’ultimo faceva messa in una “baraca ciesa” nel cosiddetto “Vilagjo de Fero” o Villaggio Metallico di via Monte Sei Busi. Si trattava di una quarantina di costruzioni militari inglesi, col tetto metallico, occupate dai profughi e dagli sfollati dopo il rientro in patria delle truppe britanniche.
Don Mario Stefani è cappellano del Campo Profughi dal 1953 al 1960. Originario di Barbana d’Istria, faceva di cognome Stiphancich, poi italianizzato in Stefani. Viveva in canonica in Via Leopardi, con la sorella e il cognato, tale Stefano Buri, che aveva fatto il postino in Istria. Don Mario morì in Veneto in una casa di cura per religiosi.
Udine 1956 - Chiesa del Villaggio Metallico con don Leandro Comelli

Nella Cappella del Campo Profughi di via Pradamano c’erano le funzioni religiose con canti delle donne di Pola e anche della gente di Fiume e di Zara. Organista e direttore del coro era Angelo Larice (1913-1992). C’era persino il coro per le celebrazioni liturgiche del Campo Profughi e, nell’archivio parrocchiale di San Pio X, si è trovata una vecchia fotografia che ritrae i coristi. Negli ultimi decenni del Novecento altri preti sono stati molto vicini al mondo degli esuli riparati a Udine. Si tratta di don Giulio Vidulich (Lussinpiccolo 1927 - Percoto 2003) e don Giovanni Nicolich (Lussinpiccolo 1926 - Udine 2011).
Nel 1953 don Felice Spagnolo (1903-1988) nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, «La Lampada», dà notizia che nel Campo Profughi di Via Pradamano (dove oggi funziona la scuola media “E. Fermi”) si celebra la santa messa nei giorni festivi alle ore 10.
Don Mario Stefani nel 1955 dice messa ogni giorno alle ore 7 e nei festivi alle 10 nel Campo Profughi di Via Pradamano, come si legge nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine.
Il coro del Campo Profughi giuliani e dalmati di Udine (Archivio della Parrocchia di San Pio X)

Fonti d’archivio
- Archivio della Beata Vergine del Carmine, Udine, bollettini.
- Archivio della Parrocchia di San Pio X, Udine, fotografia
- Epistolario Cattalini, Archivio dell’ANVGD di Udine, ritagli di giornale, appunti.

Bibliografia ragionata
Sul caso di Maria Dobran Sacher vedi: “Chiavris piange Maria Sacher", «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 24 gennaio 2007, con fotografia.

Su padre Flaminio Rocchi si veda: Fabio Rocchi (a cura di), Padre Flaminio Rocchi. L’uomo, il francescano, l’esule, Roma, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Caterini, 2007.

Sulle vicende del clero dell’esodo giuliano dalmata a Udine si possono vedere le seguenti pubblicazioni, disponibili per lo più nelle parrocchie ed archivi menzionati.
- Bollettino della Lega Fiumana, aderente al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, n. 22, 21 settembre 1959.
- Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, maggio 1955.
- «La Lampada» Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, 1953.
- E. Varutti, “Profughi istriani, preti e parrocchiani”, «Festa insieme 2013 Baldasseria», Parrocchia di S. Pio X, Udine, pp. 34-35.

Sui fatti del confine italiano e iugoslavo, anche se non è stato scritto da uno storico e in considerazione della mole di documenti inusuali citati, si può vedere: Franco Stefani, Senza pace. L’incerto confine orientale italiano in trent’anni di storia (1915-1945), Udine, Cooperativa editoriale Il Campo, 1988.
Fotografia da Internet
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
Pola, piazza Foro. Fotografia da Facebook.