venerdì 25 agosto 2017

L’arte del ferro di Alberto Calligaris, recensione

C’era una volta il fabbro ferraio, un mestiere duro. Nella fucina si forgia il metallo. Produceva chiodi, ferri di cavallo e serrature. Cose utili e pratiche, insomma. Alla fine dell’Ottocento l’attività si trasformò in arte fabbrile per i cancelli esterni delle ville e per decorare gli interni delle case in stile. In quel momento Alberto Calligaris si inserisce con le sue produzioni stimate non solo a livello locale, ma in tutto il mondo.
Alberto Calligaris, Studio per la ringhiera dello scalone di Villa Werdoschi (Riga, Lettonia), 1913, p 122

Bene hanno fatto quindi Tiziana Ribezzi e Gabriella Bucco a comporre questo interessante volume, ricco di fotografie in bianco e nero ed a colori. Così si può apprezzare cosa faceva l’artigiano - artista Calligaris. Egli inizia a fare la gavetta nella bottega del babbo Giuseppe. Costui, secondo la Guida delle industrie e del commercio del Friuli, di Gualtiero Valentinis, del 1910, aveva in Udine un’avviata “Officina di arte fabbrile”. L’organizzazione del lavoro nella ditta paterna aveva già sviluppato tre ambienti distinti di produzione: lo studio e il negozio (nella centralissima Via Palladio) e lo stabilimento (in Via Micesio). Dunque per produrre “lavori artistici in ferro fucinato per la decorazione di ambienti e di edifici, nello stile moderno e negli stili del passato”, come dice un bozzetto pubblicitario della bottega, si disegna, si progetta e poi si realizza al maglio (il battiferro) nell’officina, accaldati dalla fucina, battendo il ferro finché è caldo.
Bozzetto pubblicitario in Guida delle industrie e del commercio del Friuli, di Gualtiero Valentinis, del 1910, edito a Udine, p. 69

Alberto Calligaris fa un salto di qualità. Si documenta sulle riviste artistiche del tempo e partecipa alle mostre espositive internazionali per farsi conoscere, per vendere, per mostrare i suoi prodotti. Oggi diremmo: per fare marketing. È un periodo d’oro per l’arte fabbrile, infatti la ditta Calligaris aveva diverse maestranze. Solo le guerre riescono a guastare tutto. Dopo il 1945 cambiano pure i gusti, i prodotti e il mercato. Questo bel volume rende giustizia ad un artigiano di alta qualità.
Il testo fa un po’ da catalogo alla mostra espositiva realizzata dalla Ribezzi e dalla Bucco a Palazzo Giacomelli, sede del Museo Etnografico del Friuli, in borgo Grazzano a Udine, dal 18 dicembre 2014 al 12 aprile 2015.
Il libro si apre con una Presentazione di Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine. Nelle pagine seguenti c’è l’intervento di Romano Vecchiet, dirigente del Servizio integrato Musei e Biblioteche. A seguire si può leggere una biografia di Alberto Calligaris, arricchita da belle fotografie. Poi Tiziana Ribezzi, del Museo Etnografico del Friuli, scrive un capitolo intitolato: “Dalla bottega alla fabbrica. Tradizione e innovazione della Officina Calligaris”, con una bibliografia orientata.
A. Calligaris, Progetto per il cancello di Palazzo Folchi a Padova, disegno acquerellato, 1909, p. 6

Gabriella Bucco, con raffinato spirito indagatore, nel secondo capitolo racconta “Le segrete carte dell’Officina Calligaris: architetti, critici dialogano con l’artista del ferro battuto”. La Bucco mette in grande rilievo quello che per Calligaris fu una sorta di pallino. Avere una sala espositiva, un catalogo delle sue opere, utilizzando l’arte nuova della fotografia, ecco i suoi obiettivi. Poi, da grande esperta qual è in storia dell’arte, evidenzia l’eccellenza del disegno della ditta Calligaris, i premi vinti, le amicizie culturali di alto livello. Il terzo capitolo è dedicato dalla Bucco all’apoteosi di Calligaris. Sto parlando delle decorazioni in ferro al Cimitero degli Eroi di Aquileia. Il saggio della Bucco ha per significativo titolo: “Caro Maestro Amico… ti abbraccio tuo Celso / Carissimo don Celso… tuo affettuosissimo A. Calligaris. Alberto Calligaris e Celso Costantini, una amicizia e una collaborazione nate all’ombra della basilica di Aquileia”.
Nel quarto capitolo c’è il tema dell’educazione, tanto caro a Calligaris. Opera della Bucco, ha per titolo: “Alberto Calligaris promotore e paldino dell’istruzione professionale libera in Friuli, secondo la testimonianza di Pietro Zanini”.
A. Calligaris, Fioriera su basamento di marmo, modello esposto alla Biennale di Monza (a sinistra). Sala espositiva con portavasi, fioriere, cancelletto, torciere e lampada delle libellule (a destra) 

Tiziana Ribezzi nel quinto capitolo introduce il tema del disegno di Calligaris con un semplice titolo: “I progetti di Alberto Calligaris”. Eppure l’elenco (o regesto) dei disegni o copie del maestro è presentato coi fiocchi. C’è il senso cronologico delle opere, ma si è riusciti a definire solo per la località di Venezia l’eventuale esistenza in situ dell’opera disegnata dalla ditta di Udine.
Nelle successive pagine del volume si possono trovare i commenti e la critica dei contemporanei al grande maestro del ferro battuto. Le ultime pagine sono intelligentemente dedicate alle figure notevoli entrate in contatto col Calligaris: architetti, artisti, critici d’arte. Gli apparati della mostra espositiva sono riportati nelle ultime pagine del volume.


Sala forgia dello stabilimento Calligaris di Udine. Si notano due grandi magli e, sullo sfondo, una fucina. A sinistra Alberto Calligaris. A terra: ferro in billette e trafile di vario spessore, pp. 30-31

Biografia di Alberto Calligaris
Alberto Calligaris nasce a Udine nel 1880 da Giuseppe (Udine 1856-1906) e Maria Bonassi. Cresce lavorando nella bottega del babbo, appassionandosi alla lavorazione artistica del ferro battuto. Fra il 1892 e il 1898 frequenta la Scuola di Arti e Mestieri “Giovanni da Udine”, nel corso degli ottonai. Mantiene il contatto con la scuola divenendone insegnante. Nel 1908-1909 fonda una Scuola Speciale di Ferro Battuto, anche se deve dedicarsi, in seguito alla morte del padre, alla officina di famiglia.
La ditta Calligaris partecipa, tra le varie, alle Esposizioni di Torino (1902) e di Udine (1903). Alberto partecipa all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 e a quella d’Arti Decorative di Bruxelles del 1910, aderendo alla moda del naturalismo Liberty. Si sposa nel 1907 con Anita Micheloni, che gli dà quattro figli maschi: Giuseppe (morto giovane), Mario, Roberto e Adriano (entrati nella ditta) e la figlia Grazietta.
Si appassiona anche al geometrismo della Secessione viennese. Con altre opere, tese al recupero dello stile rinascimentale, si prende gli elogi di Gabriele D’Annunzio. Col 1913 pubblica con grande successo “I ferri battuti di A. Calligaris” con schizzi e progetti, con l’editore Crudo di Torino. Con la Grande Guerra collabora con don Celso Costantini al Cimitero degli Eroi di Aquileia. Negli anni Venti realizza le cancellate della Basilica del Santo a Padova. A Udine collabora con l’architetto Raimondo D’Aronco nel Municipio (1921-1931) e per le inferriate del Tempietto di San Giovanni. Con gli anni Trenta si sente la crisi e, dato lo sviluppo del Razionalismo, calano le commesse per la ditta Calligaris. La seconda guerra mondiale priva l’officina della materia prima e costringe Alberto a vendere a peso le sue opere, per pagare gli operai, mettendo fine alla sua splendida arte
Muore a Udine nel 1960.
La copertina del libro. A. Calligaris, I gigli, scultura, 1920
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Gabriella Bucco, Tiziana Ribezzi, Alberto Calligaris. L’arte del ferro, Udine, Quaderni del Museo Etnografico del Friuli, fotografie b/n e a colori, pagg. 190, 2014.


ISBN 978-88-95752-19-8