domenica 27 agosto 2017

La strage di Vergarolla, 18 agosto 1946, libro di Paolo Radivo

Questo importante libro sull’attentato vile di Pola si divide in tre parti. La prima, di tipo espositivo, esamina i vari giornali e testi delle radio emittenti del territorio giuliano prodotti al momento del tragico fatto, ovvero il 18 agosto 1946. 
La copertina del volume

Alcuni giornalisti scrivono della “strage di Vergarolla”, altri solo di “esplosione”. Sono poi analizzate le conseguenze politiche, militari e sociali dell’eccidio della spiaggia di Pola (detta di Vergarolla), sotto vari aspetti. Il secondo capitolo contiene l’elencazione commentata di tutti gli articoli comparsi sulle testate giornalistiche giuliane coeve di lingua italiana, slovena e croata, aldilà della specifica tendenza politica. 
Nella terza parte Radivo, direttore de «L’Arena di Pola», effettua un puntuale raffronto tra le fonti dirette giornalistiche di quegli anni del dopoguerra con quelle archivistiche, giornalistiche, bibliografiche e orali successive. «In questa parte finale – come scrive l’autore nella Introduzione – si possono inoltre leggere alcuni documenti d’archivio inglesi e italiani finora inediti, almeno nella loro versione integrale e/o nella loro traduzione italiana».
Il libro affronta almeno un paio di fondamentali obiettivi di tipo documentario e di indagine, per fare chiarezza sui mandanti, sugli esecutori della strage, confrontando le pubblicazioni più recenti, anche dei negazionisti neo-titini. È vero che finalmente c’è per la prima volta la rassegna completa della stampa giuliana d’epoca sul tema. D’altro canto qui si illustrano i contenuti di quegli articoli in modo critico e vengono pure confrontati con tutto ciò che è stato pubblicato in seguito. Paolo Radivo fornisce pure nuovi elementi e spunti di personale riflessione.
«Quest’opera fu concepita anni or sono – spiega l’Autore – come uno dei progetti 2012 del Libero Comune di Pola in Esilio, da realizzare grazie al contributo finanziario della legge 72/2001 sulle attività culturali delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Lo scopo era di fornire sia agli studiosi sia agli interessati una preziosa fonte primaria mancante, utile anche per successive ricerche, insieme a un imprescindibile corredo narrativo».
Nel frattempo l’esule polese Lino Vivoda ha pubblicato in un suo libro, del 2013, alcune rivelazioni importanti circa uno dei possibili attentatori. Spiega ancora Radivo che, nel 2014, sono usciti in contemporanea due testi storiografici ineludibili su Vergarolla: il volume del giovane storico piemontese Gaetano Dato e l’opuscolo del compianto storico fiumano William Klinger, commissionato dal Libero Comune di Pola in Esilio ed allegato a «L’Arena di Pola».
Purtroppo le fonti principalmente archivistiche e secondariamente giornalistiche consultate e proposte dai due autori, secondo l’opinione di Paolo Radivo. non hanno permesso di rispondere in modo risolutivo ai quesiti cruciali ancora aperti: chi furono i mandanti e gli esecutori? Qual era il loro movente? Quante furono le vittime totali? Chi erano quelle non identificate? Quanti furono nel complesso i feriti e come si chiamavano quelli non registrati? Il Governo Militare Alleato della Venezia Giulia, che respinse qualsiasi responsabilità legale, contribuì al pagamento dei sussidi ai feriti e ai familiari delle vittime?
La mancata soluzione di tali rebus – scrive ancora l’Autore – ha confermato l’utilità e l’opportunità di compiere un lavoro organico ed esaustivo sulle fonti giornalistiche giuliane di allora, invece di renderlo superfluo. Inoltre le recentissime acquisizioni pubblicistiche e testimoniali hanno consigliato una ricognizione e un’analisi di quanto emerso dopo il 1946 per offrire un quadro possibilmente completo del materiale oggi esistente sulla spinosa materia.
Nemmeno la consultazione sistematica dei giornali giuliani del tempo e l’illustrazione ragionata delle altre fonti disponibili hanno consentito di sciogliere definitivamente tutti i nodi essenziali del caso, conclude Radivo. Hanno di certo colmato determinate lacune, fornendoci elementi nuovi e a volte illuminanti.
Trieste, colle di San Giusto, 2017 - Lapide in memoria delle 64 vittime riconosciute della strage di Vergarolla. Si ringrazia per la fotografia: Carlo Cesare Montani, esule da Fiume

«Ora ne sappiamo di più sui preparativi e sulle gare natatorie svoltesi la mattina di domenica 18 agosto 1946 a Vergarolla – spiega Paolo Radivo – sul luogo e l’orario dello scoppio». Si sa di più sull’impatto materiale e psicologico causato a Pola e ai polesani, sul numero e le caratteristiche degli ordigni esplosi, sui soccorsi alle vittime e le cure ai feriti, sul lutto cittadino, sul numero esatto e i dati anagrafici dei morti identificati e sepolti, che sono 64, come segnato sulla lapide in San Giusto a Trieste. Nessun morto ci fu fra i filo-jugoslavi. Si sa con minore precisione il nome delle vittime non identificate e dei feriti, sui funerali, sul cordoglio e la solidarietà di polesi e di altri.
Se ne sa di più «sul recupero degli effetti personali delle vittime, sulle messe di suffragio, sulle benemerenze al dottor Geppino Micheletti – aggiunge l’Autore – sui feriti e i familiari delle vittime beneficiari del sussidio corrisposto tramite la Presidenza di Zona, sulle indagini ufficiali, sulle polemiche circa le responsabilità, sulla rimozione degli ordigni residui dalla città, sulla natura dolosa o accidentale dello scoppio, sui possibili esecutori e mandanti, sul movente, sullo scenario politico-diplomatico in cui la strage si collocò, sulle speranze che i polesani filo-italiani ancora nutrivano, sull’offensiva terroristica condotta dai titini contro i filo-italiani e gli anglo-americani nella Venezia Giulia, sulle altre piste ventilate oltre a quella jugoslava (che rimane la più verosimile), nonché sul completamento delle gare a Vergarolla interrotte il giorno della catastrofe. Ora sappiamo inoltre dell’indagine avviata dalla magistratura italiana ma subito avocata per competenza dal Governo Militare Alleato».
Ormai è stato celebrato il 71° anniversario del terribile misfatto e abbiamo a disposizione, da qualche tempo, questo volume di Radivo che ci consente di fornire in forma integrale una ponderosa fonte diretta (quella giornalistica), difficilmente proponibile in un libro di natura eminentemente commerciale. Men che meno in quelli di stampo politico. Così, oltre che alle opinioni, Radivo ha dato ampio spazio anche ai documenti.
«L’auspicio è che il copioso materiale fornito – conclude l’Autore – possa giovare a una migliore ricostruzione e a una più diffusa conoscenza della strage probabilmente più sanguinosa e ignorata dell’Italia repubblicana, in attesa di scoprire verità definitive sulle questioni ancora aperte o controverse».
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Gli interessati possono richiedere la versione cartacea del volume alla Redazione de «L’Arena di Pola»  redazione.arena@yahoo.it.
Per ulteriori informazioni: paolo.radivo@gmail.com
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Paolo Radivo, La strage di Vergarolla (18 agosto 1946) secondo i giornali giuliani dell’epoca e le acquisizioni successive, Libero Comune di Pola in esilio, «L’Arena di Pola», 2016, pagg. 648.
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