giovedì 16 marzo 2017

Il Campo Profughi giuliani di Termini Imerese, Palermo

Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia fino in Sicilia? Ebbene sì, ben tre erano i Centri Raccolta Profughi (CRP) attivati nell’isola: a Termini Imerese, provincia di Palermo, a Cibali, quartiere di Catania e a Siracusa.
Profughi giuliano dalmati all'ingresso della città

Quello di Termini Imerese funzionò in una vecchia caserma, dal 4 agosto 1948 all’estate del 1956, quando agli ultimi profughi ospitati furono assegnate le case popolari a Palermo.
Mancava un libro sul Centro Raccolta Profughi di Termini Imerese. Dal febbraio 2016 la lacuna è stata colmata da Fabio Lo Bono, laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Palermo, oltre che responsabile amministrativo del Museo Civico “Baldassarre Romano” di Termini Imerese. L’autore è, inoltre, direttore culturale del Museo Etnoantropologico “Giovanna Bellomo” di Montemaggiore Belsito.
Come scrive l’autore nella Premessa: «Il Campo Profughi “La Masa” e i cittadini termitani “gente buona e dal cuore immenso”, memori degli insegnamenti greci, hanno accolto i circa duemila profughi con rispetto e affetto, dando grande prova di solidarietà e garantendo loro una “quasi” normale vita quotidiana» (p. 72). Diversi di questi profughi si sono stabiliti nella località sicula, integrandosi con la popolazione locale, come quando organizzavano assieme le feste del Carnevale con i coloratissimi carri allegorici. Oppure quando andavano a rinforzare le squadre di pallacanestro locali e, vista la prestanza atletica delle “putele” di Fiume e di Pola, le trasformavano nelle compagini di basket più temute della Sicilia.
Funzione religiosa dentro il Campo Profughi di Termini Imerese

Il volume è assai interessante ed originale nella metodologia di ricerca, basata sulle fonti documentarie, ma anche su alcune testimonianze orali. Dopo aver sondato gli archivi dell’Ufficio Anagrafe di Termini Imerese, della locale Biblioteca Comunale “Liciniana”, del Museo Civico “Baldassare Romano” e, persino, i Servizi Cimiteriali del Comune siculo, l’autore si è avvalso della una sitologia del mondo degli esuli giuliano dalmati e di altri siti web, nonché di vari periodici a stampa e documentari-film nazionali.
Il testo è arricchito dalla Prefazione di Giuliana Almirante De’ Medici, la quale accenna al fatto che nel 1963 ci fossero ancora 15 campi profughi aperti, con quasi 8.500 esuli da insediare, nonostante una legge fissasse al 1960 la chiusura di tutti i CRP della penisola.
Il giornalista Guglielmo Quagliarotti nella sua Presentazione, oltre a lodare il lavoro certosino di Lo Bono, si sofferma sui ritratti che emergono dalle interviste rivolte ai personaggi ospiti nell’ex-caserma “La Masa” e sulle icone dell’esodo giuliano dalmata, come Nino Benvenuti, Alida Valli, Mario Andretti, Sergio Endrigo e Mila Schön, presentate in poche, ma significative pagine.
Nell’Introduzione di Francesco Pira, docente di Comunicazione e giornalismo all’Università degli Studi di Messina e di Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università Salesiana di Venezia, rammenta i “carri di bestiame che partirono tra gli sputi e le urla dei Titini per trovare dei luoghi dove poter sopravvivere, ma almeno continuare a vivere”. Questo volume ha “il pregio di raccontare come la Sicilia, terra che incute timore in tutto il mondo, marchiata dalla mafia, ha sempre dimostrato di essere un luogo di grandissima accoglienza con straordinari abitanti capaci di una generosità senza confini” (p. 18).
Una delle testimoni citate nel libro, Giuseppina (Grazietta) Drassich e Fabio Lo Bono

Oltre ad una abbondante bibliografia e alla Appendice piuttosto orientata al tema, il volume si avvale di due post-fazioni. Nella  prima, di Enzo Giunta, è spiegato come il prodotto di Lo Bono tolga dall’oblio un pezzo di storia di Termini Imerese, quando il paese siculo ospitò circa duemila profughi di Fiume, di Zara, dell’Istria e della Dalmazia. Poi c’è l’intervento di Loredana Bellavia, che punta ad una Storia che sia «punto di partenza ai fini di un umanesimo etico fondato sulla valorizzazione delle preziose diversità di tutti gli uomini» (p. 258).
L’autore dedica alcune pagine iniziali alla storia e alla geografia del confine orientale d’Italia. Si sofferma anche sull’invasione italiana e tedesca della Jugoslavia del 1941. Alcune pagine sono dedicate all’occupazione italiana dei Balcani, con un cenno al generale Mario Robotti che ebbe il coraggio di scrivere nei suoi dispacci riguardo alla repressione contro gli slavi indomabili: «Si ammazza troppo poco». Oppure l’altro generale Mario Roatta, il quale spiegava di incendiare i villaggi dei ribelli slavi e di deportarne gli abitanti infedeli (p. 35). Tali comportamenti criminali, giustificati sotto il termine di rappresaglia militare, secondo le alte sfere fasciste, comportarono un crescente desiderio di vendetta e di pulizia etnica degli jugoslavi contro tutto ciò che fosse italiano.
Il volume descrive l’uccisione degli italiani nelle foibe perpetrata dai titini. Sin dalla copertina si ha la visione delle voragini naturali della terra carsica. Nelle testimonianze si parla delle sparizioni di persone, anche di donne giovani.
Uno delle decine di originali documenti del libro di Fabio Lo Bono.

Il corpo principale del volume è dedicato al CRP della ex-caserma “La Masa” di Termini Imerese. L’autore ricostruisce perfino la pianta della struttura, e riproduce un centinaio di documenti dell’esodo giuliano dalmata. Forse questa è la parte più appetibile per gli storici doc, che vogliono sempre vedere la documentazione.
Certo, la vita all’interno della vecchia caserma era scandita dal movimento delle persone dai padiglioni, che avevano pareti con tende grigie, per creare un po’ di intimità familiare, fino ai servizi igienici, posti in mezzo al cortile. Il corpo di guardia dava su Via Garibaldi. Il CRP aveva poi un’infermeria, l’asilo e vari magazzini (p. 123).
Ci sono numerosi collegamenti col Centro di Smistamento Profughi di Udine, da dove transitarono oltre centomila esuli giuliano dalmati, dal 1947 al 1960, per essere destinati nei circa 140 CRP sparsi per l’Italia. Il CSP di Udine è citato nel volume di Fabio Lo Bono circa otto volte nelle seguenti pagine: 86, 145, 172, 186, 192, 218, 220 e 233.
Il bel libro di Fabio Lo Bono è già stato presentato con successo in varie località della Sicilia, a Roma, a Gradisca d'Isonzo e a Fiume nel Quarnaro.




Messaggi dal web


Mario Cinà, di Palermo, il 20 marzo 2017, ha scritto questo messaggio nel gruppo di Facebook dedicato alla ANVGD di Arezzo, dopo il post che annunciava la recensione al buon libro di Fabio Lo Bono: «Anche al Collegio di Maria di Monreale nel 1951 sono state ospitate parecchie profughe della Dalmazia». Il citato collegio si trova vicino a Palermo.

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Fabio Lo Bono, Popolo in fuga. Sicilia terra d’accoglienza. L’esodo degli italiani del confine orientale a Termini Imerese, Lo Bono editore, Termini Imerese, ex- provincia di Palermo, 2016, pagg. 272, 120 fotografie b/n e 1 a colori, 15 euro.
Per informazioni:   info@lobonopubblicita.it

IBSN 979-12-200-0776-4