lunedì 27 febbraio 2017

Giallo di Bellandi ambientato a Gorizia nel 1946

Fin dalle prime pagine di questo libro giallo troviamo due carte topografiche del confine orientale italiano. Sono le aree dove si svolge la spy story, come non esita a chiamarla lo stesso autore, Riccardo Bellandi, in copertina. 
Notiamo che la precisione temporale delle mappe non è facile da trovare nemmeno in taluni ordinari libri di storia. Una di esse è del confine orientale italiano dal giugno 1945 a settembre 1947 con la cosiddetta linea Morgan, che lasciava più terre all’Italia, Pola inclusa. L’altra mappa è sull’occupazione della Jugoslavia da parte dell’Asse, dall’aprile 1941 a settembre 1943.
Pure con il titolo, “Lo spettro greco”, l’autore dà per scontata una conoscenza della storia europea di quel momento: il 1946. Tutto sommato, non è un prerequisito, perché ci sono le spiegazioni nel prosieguo del romanzo. Si riferisce, in sostanza, allo stato di rivoluzione mista alla guerra civile che, in Grecia, i comunisti locali stavano per attuare, nei postumi della seconda guerra mondiale. Un fatto analogo poteva accadere nell’Italia sconfitta dalla seconda guerra mondiale e sull’orlo di una guerra civile con l’Armata jugoslava, che alitava sui confini orientali. La missione di spionaggio descritta nel volume mira a svigorire la componente filo-jugoslava e rivoluzionaria del PCI, per evitare lo stato di guerra civile come in Grecia.
Gli avvenimenti descritti in queste avvincenti pagine sono ambientati a Gorizia, ma possiamo trovare dei flash-back riferiti alla costa dalmata, con la città di Zara ed al territorio interno dei Balcani. Già perché dall’aprile del 1941 al settembre 1943, come si legge in modo quasi asettico, nei libri di storia ci fu l’occupazione della Jugoslavia da parte delle forze dell’Asse. Pochi storici hanno il coraggio di scrivere che l’Italia fascista, in combutta con Hitler e l’aiutino dello stato fantoccio fascista ungherese, invade ed occupa la Jugoslavia. Ecco perché Tito, secondo certi storici, alla fine del secondo conflitto mondiale chiese il conto all’Italia, volendo annettersi dopo l’Istria, Zara, le isole di Cherso e Lussino, anche Gorizia, Trieste e Tarvisio. 
La Linea Morgan, in rosso, da wikipedia

Torniamo al giallo di Bellandi. L’autore si premura di porre all’inizio del testo pure una legenda delle sigle utilizzare nel corso degli eventi. Scopriamo così che i Badogliani, in senso spregiativo, erano definiti i militi italiani che avevano seguito l’armistizio e il cambio di alleanze deciso dal re e dal governo Badoglio. Per l’autore i repubblichini o quegli italiani che addirittura entrano come volontari nelle Waffen SS per portare a termine la follia hitleriana sono semplicemente dei soldati fedeli.
Poi spiega chi sono i Bisiacchi, ovvero gli abitanti della zona di Monfalcone. I Četnici sono quei nazionalisti serbi monarchici, che prima parteggiavano per gli alleati, poi stanno coi repubblichini e coi fascisti croati di Pavelić, in funzione anticomunista. Come a dire che i cambi di casacca nel Novecento erano di moda. Si pensi ai francesi. Del resto, anche nelle pagine di questo giallo troverete spie col doppio gioco e addirittura al soldo di servizi segreti dei fautori della guerra fredda (USA e URSS), appunto sempre riferendosi al cambio di casacca.
Interessante poi è sapere che tra il 1946 e 1947 c’è la “Central Intelligence Group” degli Stati Uniti d’America, antesignana della arcinota CIA. Ci sono tante formazioni militari che se la facevano più o meno coi nazifascisti. C’è la famigerata  OZNA di Tito, ossia i servizi segreti partigiani e polizia politica dei comunisti jugoslavi, divenuta UBDA nel 1946 fino al 1992, quando la Jugoslavia si scioglie come la margarina al sole. C’è la droga (Pervitin, una metanfetamina) che i nazisti assumevano prima delle loro splendide azioni militari e così via.
The nazi drug, by wikipedia

Ci sono molti personaggi storici realmente esistiti a dare man forte politica alle pagine piene di violenza macabra (stupri, squartamenti, evirazioni, fosse comuni, foibe), di suspense, di nazionalismi esacerbati per un’epoca instabile, imbarbarita e selvaggia.
Il personaggio centrale del volume è lo zaratino Aldo Ganz, con mamma italiana e padre di Klagenfurt. Data la sua carriera militare, che il lettore avrà il piacere di scoprire leggendo il testo, diviene una spietata spia con capello Fedora (o Borsalino) quasi sempre in testa e una cicca tra le labbra.
Qui ci sono i Centri Raccolta Profughi per gli istriani e dalmati, penserei come quello di Firenze, forse in Via Guelfa, dove c’erano le pareti di cartone nei box adattati ai nuclei familiari di rifugiati (p. 31).
Poi l’autore mette in bocca a certi figuri titini, alla ricerca di spie occidentali, le parole che sono diventate un refrain nel dopoguerra, riprese e criticate perfino dal cantautore Simone Cristicchi nel suo spettacolo “Magazzino 18”:  «Speriamo che non ci sfuggano. Gorizia è piena di profughi fascisti che scappano dall’Istria e dalla Dalmazia» (p. 59). Il mondo degli esuli cerca di spiegare, da decenni, che fuggivano con l’esodo giuliano dalmata molti degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, al di là delle opinioni politiche. Nella stessa pagina è menzionata persino la strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, che provocò oltre 80 morti, bambini, donne e vecchi di Pola. Guarda caso tutti italiani. Il massacro fece da volano all’esodo da Pola.
È un volume ricco di colpi di scena, come si addice alle trame gialle più classiche. Per ovvi motivi non si può svelare il finale, ma devo dire, in conclusione, che può dar grande soddisfazione al lettore.

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Riccardo Bellandi, Lo spettro greco. Una spy story della guerra fredda al confine orientale italiano, Tricase (LE), Youcanprint, 2015, p. 286 + 2 carte geografiche, euro 15.

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Cenno bibliografico
Un’opera che si avvicina alla tematica trattata da Riccardo Bellandi, pur in veste romanzata, è un piccolo saggio, apparso nel 1982, nella letteratura dell’esodo giuliano dalmata. Siccome è ricco di organizzazioni segrete (Mano Nera, Mano Bianca, spie russe, controspionaggio, attentati, partigiani della Osoppo ed altro…), mi sento di segnalare il seguente volume:

Paolo Venanzi, Conflitto di spie e terroristi a Fiume e nella Venezia Giulia, Edizioni de L’Esule, Milano, 1982, pp. 164..

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