sabato 28 gennaio 2017

L’amica ebrea Elena scomparsa e la sinagoga di Fiume, 1944

Vi presento un racconto di Aldo Tardivelli, nato a Fiume nel 1925 ed esule a Genova. Scritto nel 2006, il testo originale si basa sui ricordi di sua moglie, Graziella Superina, deceduta nel 2011. Ho usato il corsivo per indicare l’originale scritto dal signor Tardivelli e il virgolettato per le parole di Graziella Superina, di Tulio Tardivelli, padre di Aldo, o di altre mie testimonianze riportate alla fine di questo racconto straordinario.
Fiume, la sinagoga del 1903. Cartolina da Internet

Attentato alla bellissima sinagoga di Fiume, 1944
Gli uomini delle Waffen SS sono diventati le belve del Terzo Reich – così ha scritto Aldo Tardivelli –. Ecco un racconto dedicato a noi più grandi e ai giovani, che non hanno conosciuto questa storia. Descriverò un popolo di cittadini esemplari ai quali non è stata data la possibilità di vivere in pace nelle terra natale.
«Era il 14 Settembre del 1943 – diceva Graziella Superina – quando l’occupatore nazista s’impadronì della città di Fiume. Dopo pochi mesi decretò, il 25 Gennaio 1944, non solo la distruzione della bellissima sinagoga (1902 – 1944), ma anche quella del popolo di religione ebraica. La morte per mezzo della dinamite e del fuoco distrusse totalmente l’edificio di culto e la deportazione nei Campi di sterminio colpì i suoi fedeli.
Quel giorno di gennaio sentimmo un forte odore acre di bruciato.  Un fumo scuro si levava da una parte della città. Non avevamo sentito né la sirena dell’allarme aereo, né quella dei pompieri, che avevano la caserma di fronte a casa nostra, ma qualche cosa di grave doveva essere successo.
Per la strada c’era gente allarmata e si sparse la voce che aveva preso fuoco “la casa degli ebrei”.
In un primo momento sembrò che si trattasse di una disgrazia – ha spiegato Graziella Superina – ma poco dopo si seppe che già da Via Parini la strada era stata bloccata dalle Waffen SS.
Appare allora in tutta la drammaticità, una situazione inaspettata – affermava Graziella Superina – la sinagoga era stata data alle fiamme dai tedeschi, con un attentato. Qualcuno assicurava che nella “casa degli ebrei” si complottava contro i tedeschi.  Altri dicevano che lì doveva esserci una stazione radio che comunicava al nemico gli obiettivi da colpire a Fiume con i bombardamenti.  Altri sostenevano che lì i partigiani ci nascondevano armi e gli esplosivi per gli attentati. Sembrava strano che proprio in quel luogo simile fosse stato opportuno nascondere roba del genere».
Fiume, Calle del Volto, a cura del Libero Comune di Fiume in Esilio. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume; Udine.

Gli ebrei a Fiume dal XV secolo
Ricordo ancora com’era la loro splendente sinagoga – ha aggiunto Aldo Tardivelli – raccontando, con le parole di Graziella, la sua storia e di quella comunità, che pacificamente viveva nella mia città:
«La presenza della comunità ebraica nella città di Fiume si era già notata sin dal XV Secolo, si trattava di gruppi di commercianti provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico, specie dalle Marche.
A Fiume, nei tempi passati, la comunità ebraica non poteva abitare ovunque pertanto si erano appartati in una piccola zona della Cittàvecchia, nella Giudecca. Solo dopo, dal 1781 in poi, con una legge emanata dall'Imperatore Giuseppe II, la "Libertà di culto" si estese con uguaglianza per tutti i residenti nella città.
La prima Sinagoga che intendevano costruire non ebbe molta fortuna – ha continuato Graziella Superina – Le difficoltà erano insormontabili e così le funzioni sacre, e l’insegnamento della dottrina ebraica continuavano a svolgersi in case private.
Il terreno che il Municipio aveva riservato per la costruzione del tempio non era certo dei più felici incassato com’era fra un palazzo ed un bivio di strade circostanti di Via Parini, ma fu risolto energicamente dall’architetto. Eravamo nel 1890, quando quella moltitudine d’ebrei fiumani aveva dato inizio alla raccolta d’offerta di denaro per l'acquisto di un terreno e la costruzione del Tempio che doveva essere abbastanza grande, perché ospitasse all’interno quella numerosa comunità ebraica fiumana di duemila anime. Quei fondi raccolti non bastavano al compimento dell’opera bisognava reperibili altrove, rivolgendosi alle altre comunità religiose che offrirono denaro, e così fecero alcune banche, privati cittadini e il Governatore che elargisce la bella somma di duemila corone dalla cassa personale. Un contributo notevole di tutta la cittadinanza fiumana.
L’edificio era di squisita fattura. Era pittoresco – prosegue il racconto – per il contrasto dei materiali usati, il rosso e il bianco facevano di quest’edificio una presenza originale e armoniosa con quattro piccole cupole sugli angoli, e una centrale di forma quadrangolare. Solo dopo avere atteso tanto tempo, con immani sacrifici e privazioni i lavori per l’edificazione del Tempio iniziati nell’autunno del 1902, furono ultimati nel 1903 e la comunità poté festeggiare il loro primo Capodanno nel Tempio».
Graziella Superina. Collezione Aldo Tardivelli, Genova

La comunità ebraica fiumana – ha scritto Aldo Tardivelli – diventata ormai parte integrante della cittadinanza poteva abitare in ogni luogo. Si dedicarono al commercio, all’artigianato, aprirono negozi d’abbigliamento, mobilio, tappeti e articoli per l’arredamento della casa. Sono stati i primi commercianti che hanno agevolato i cittadini ad acquistare ratealmente le merci, con un contratto basato sulla reciproca fiducia.
Il racconto di Graziella Superina continua così: «Avevo tante amiche che frequentavano la stessa classe della scuola elementare “Dante Alighieri”. Una fra queste, Elena, compagna di banco e di giochi. Il più delle volte, durante la sosta delle lezioni nell’ora della ricreazione mi offriva una parte della sua merenda, che era un po’ più sostanziosa della mia. Le lezioni in classe procedevano regolarmente fino l’ora della religione cattolica, quando la mia (povera) amica doveva uscire dalla classe e attendere, in solitudine, nel corridoio la fine della lezione».
Purtroppo, in quel tempo lontano, la discriminazione razziale contro il popolo ebraico si era manifestata in modo subdolo da parte di alcuni individui che si ritenevano superiori – ha commentato Aldo Tardivelli – tutto, fatalmente… oggi, potrebbe ricominciare come sempre?

L’interno della sinagoga secondo Tulio Tardivelli
Ancora oggi quella Sinagoga mi ricorda mio padre Tulio – ha aggiunto Aldo Tardivelli – con la sua voce piacevole aveva incominciato a raccontare una storia curiosa, che iniziava così:
«Ero entrato per curiosare e osservare da vicino l’interno di quell’edificio del culto ebraico. Arrivato d'innanzi al portone mi ero tolto il cappello e il custode del Tempio, con gentilezza, aveva fatto presente che si poteva entrare solo con il capo coperto. All’interno del Tempio il mio papà si era trovato d’innanzi a ad uno spazio unico, la zona del culto rialzata come in una delle nostre chiese, divisa dal resto del Tempio da una grata di ferro battuto con ai lati le “menorah”, i "candelabri a sette braccia", e aldilà nell’interno i seggi per il rito del "Torah", i cinque libri che contenevano la "Rivelazione". La bellezza dell’interno l’aveva colpito notando i colori appariscenti e dominanti, come l’azzurro della sotto-cupola trapuntata di piccole stelle dorate, il rosa dei marmi delle colonne che sostenevano la galleria riservata alle donne e su, in alto, lo splendore dell’oro dei capitelli».
La storia raccontata da mio padre Tulio volgeva al termine, mentre un’altra storia drammatica, molti anni dopo, si sarebbe abbattuta come un uragano con l’eliminazione fisica di quasi tutta la comunità ebraica fiumana per opera dei nazisti delle SS.
La repressione nei confronti dei cittadini di religione ebraica si era manifestata particolarmente virulenta. Non avevano provveduto in tempo a salvarsi dalla cattura, e noi, inermi, avevamo dovuto assistere con profonda vergogna a tale misfatto.

Rastrellamento di ebrei di Fiume
Nel silenzio della notte udivamo i passi ferrati delle truppe speciali Waffen SS che, con rastrellamenti casa per casa catturavano i nostri concittadini. Riconobbi immediatamente le uniformi delle Waffen SS e le parole di comando che scandivano: “Alles raus”, tutti fuori. Oppure: “schnell, schnell”, avanti, avanti a quel glorioso equipaggio di prigionieri ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini erano colpiti dai calci dei fucili sulla schiena, mentre uscivano dalle loro abitazioni e scendendo di corsa nella strada, portando con sé i loro miseri bagagli. Lungo la strada i soldati tedeschi avevano al guinzaglio dei grossi cani che ogni tanto lanciavano un latrato in mezzo a quella colonna di disperati, furono percossi in modo brutale facendoli entrare a spintoni su dei carri merci adibiti al carico del bestiame, li contavano e quando il carro era pieno lo chiudevano come se dentro ci fossero dei sacchi invece che degli esseri umani... i beni di tutti e di coloro che non erano riusciti a fuggire furono confiscati.
Fiume, la sinagoga bruciata dai nazisti nel 1944

Con rapidità! I loro nomi, molto conosciuti da tutti, si diffusero di bocca in bocca per tutta la città:
“Dio mio, Dio mio, ma cosa fanno ai quei poveri Ebrei – diceva la gente di Fiume – ma cosa possono aver fatto di brutto quelle persone che conoscevo come brava gente, Va bene sono ebrei e che è di male? A Fiume gli Ebrei erano da sempre!”
Eravamo stupiti, costernati, avendo saputo che anche il mobiliere dal quale mio padre aveva acquistato, anni prima, i mobili della sala da pranzo, “la Bella Ebrea” che aveva il più fornito negozio di mercerie della città, nei pressi della stazione Principe, tutta gente bene educata, gentile, era stato obbligato con la famiglia a salire nei vagoni ferroviari, nel  posto degli animali.
Dove conducevano i tedeschi quella povera gente? All’alba i nostri concittadini sarebbero spariti per sempre!
Lo venimmo a sapere alla fine della guerra. Erano stati avviati alla morte nel Campo di sterminio di Aushwitz, di Dachau ed altri luoghi di eliminazione.
Con l’invasione nazista dell’Europa, i Campi di concentramento si affollarono di prigionieri di varie nazionalità. Fra i reclusi c’era anche una moltitudine d’ebrei fiumani e l’inizio di un doloroso cammino verso i campi della morte! Una persecuzione, la più orribile dei crimini commessi nel corso della storia umana durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quelli che avranno la fortuna di tornare a casa cercheranno invano di ritrovare i luoghi che un tempo erano famigliari, vedere che la loro Sinagoga non esisteva più, perché era stata distrutta dai nazisti, subito dopo la cattura. La cosa più terribile sarà di non riuscire a ricordare bene il significato della vita trascorsa, ma appena le circostanze in cui si è svolta. Tenteranno penosamente di raccontare soltanto particolari sconnessi della vita, e tutto confuso nel ricordare quel che è già svanito nella memoria. È stato come un popolo di “larve umane” che furono costrette a vivere come bestie braccate. Essi  non potranno tornare più come prima.
Purtroppo, e con sicurezza, temo, che fra gli ebrei scomparsi per sempre, ci sarà stata, certamente, anche l’amica Elena. Sarà andata ad infoltire l’elenco, incredibilmente lungo, di altre migliaia d’infelici della nostra città, a trovare la morte. Un martirio più cruento della storia, che ancora oggi, nell’anno 2006, si ha il dovere di ricordare. Con amarezza.
 I nostri padri, compilatori di codici, per giudicare alla fine del conflitto, non avevano neppure lontanamente immaginato che in Germania sarebbero un giorno avvenute stragi in massa e si sarebbe fatto del genocidio un’istituzione!
Solo recentemente, ma sono passati tanti anni dalla fine della guerra, si è scoperto l’italiano commissario Giovanni Palatucci, nato ad Avellino il 31maggio 1909, funzionario di polizia che da 1939 al 1944, a Fiume, riuscì a salvare migliaia di ebrei, ed altre etnie in transito nella Città, destinati ai campi di sterminio nella Germania nazista.
Pur potendosi mettere in salvo, Palatucci continuò la sua missione fino all’arresto e alla deportazione nel “Campo di stermino di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945.
Fin qui il racconto di Aldo Tardivelli, basato sui ricordi della moglie Graziella Superina e del babbo Tulio Tardivelli.
Giovanni Palatucci. Fotografia da Internet

Altre testimonianze sugli ebrei di Fiume
Un’altra fonte orale, nelle ricerche scolastiche, ha riferito i ricordi della sua famiglia. È il professor Ezio Cragnolini, nato a Gemona del Friuli (UD) nel 1955, da me e dagli allievi intervistato il 28 novembre 2007. «Mia madre – ha detto Cragnolini – raccontava di certi treni carichi di gente, che si lamentava nei carri bestiame fermi in stazione a Gemona e lei assieme ad altri gemonesi davano un po’ di uva e un po’ di frutta dai finestrini a quei poveretti (ebrei di Fiume?), che erano italiani».
La prima persona che mi parlò di una retata nazista nel quartiere ebraico di Fiume, in realtà mi stava raccontando i fatti dell’esodo degli italiani dalla città del Quarnaro, dopo il giorno 8 settembre 1943. Con questa digressione ebbi conferma che la Shoah passò per Udine, Gemona e Tarvisio. «I tedeschi presero donne, bambini ed anziani – ha detto la signora N.C. – e li portarono via con i camion. Nei giorni successivi altri camion e uomini in divisa per caricare mobili, merci ed ogni cosa. Si portarono via tutto, non lasciarono neanche uno spillo». Si può vedere, in merito, una lettera alla redazione di un quotidiano: E. Varutti, “Fiume 1943”, «Il Manifesto», 5 luglio 2001.
Fiume, Torre civica, disegno di G. Garavaglia. Settimo raduno nazionale dei Fiumani, Genova 27-28 settembre 1969. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume; Udine.

La sinagoga moresca di Fiume, 1903
Ricordo, infine, che fu l’ingegnere Carlo Alessandro Conighi a costruire la sinagoga di Fiume, nel 1902-1903, secondo il progetto del celebre architetto ungherese Leopold Baumhorn, specializzato nella costruzione di sinagoghe monumentali. La costruzione, iniziata nel 1902, si concluse l’anno successivo ad opera dell’impresa dell’ingegnere di Fiume Carlo Alessandro Conighi. Il luogo di culto ebraico fu solennemente inaugurato il 22 ottobre 1903. Baumhorn scelse uno stile eclettico per gli esterni, dove si intercalano più stili: il Neo-bizantino, il Neo-moresco e la Sezession del Carnaro, mentre l’interno fu più chiaramente improntato alle forme neo-moresche.
Il cronista del «Piccolo della Sera», nel 1933, riferendosi all’impresa edile di Carlo Alessandro Conighi, scrive, tra l’altro: “A Fiume costruì innumerevoli edifici tra i quali il Palazzo del Governo Marittimo (1884)… il Tempio israelitico”.
È in un numero de «L’Arena di Pola» del 2014 che si trova pure la notizia sulla costruzione della sinagoga affidata all’impresa dell’ingegnere fiumano Carlo Conighi.

Anche Rina Brumini descrive la sinagoga di Fiume: “Il nuovo tempio fu eretto dall’ingegnere fiumano Carlo Conighi” (p. 97). La stessa autrice cita i seguenti cognomi di ebrei sefarditi (iberici): Piazza, Valenzin, Cohen, Pardo, Jesurum, Bemporath, Penso, Ventura e Mondolfo. Il panorama mutò nel sec. XIX quando si aggiunsero le famiglie askenazite (del Centro Europa): Eisner, Reizner, Wilhelm, Rosemberg, Hering, Kelner, ma anche Russi, Mortara, Pincherle e Treves (p 98).

Carlo Alessandro Conighi. Disegno di Gino Leoni, 1926. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Udine.
                                             
Fonti orali e ringraziamenti
Ringrazio per la disponibilità dimostrata nella raccolta delle informazioni il signor Aldo Tardivelli, esule fiumano a Genova. Sono riconoscente alle altre persone intervistate per la sensibilità dimostrata nell’indagine storica. Le interviste sono state effettuate a Udine da Elio Varutti, con penna, taccuino e macchina fotografica, se non altrimenti indicato. Le fotografie sono della Collezione Aldo Tardivelli di Genova, se non altrimenti precisato.
Per la collaborazione alla ricerca sono riconoscente a Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Arezzo, perché mi ha messo gentilmente in contatto col signor Tardivelli, preparando il momento dell’intervista.
- Signora N. C., (Udine 1926 - 2015), visse a Fiume e a Udine, intervista del 24 febbraio 1996 e del 15 novembre 2005.
- Ezio Cragnolini, Gemona del Friuli, provincia di Udine 1955, int. del 28 novembre 2007.
- Aldo Tardivelli, Fiume il 20 settembre 1925, esule a Genova, int. telefonica e per e-mail nel periodo 20-27 gennaio 2017, con la collaborazione di Claudio Ausilio.

Carpetta di studio intestata, 1884-1930. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Udine

Collezioni private
- Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Udine.
- Collezione Aldo Tardivelli, Genova.

Riferimenti bibliografici
- «Arena di Pola» - Rassegna stampa n. 904 del 01/02/2014.
- Rina Brumini, “Gli Ebrei di Fiume”, «La battana», rivista trimestrale di cultura, Fiume / Rijeka (Croazia), XLV, ottobre-dicembre 2008, pp. 83-116.
- “L’opera e la fede di Carlo Conighi”, «Il Piccolo della Sera», XI, N.S., n. 4114, Trieste, 25 febbraio 1933, Anno XI, p.1.
- Aldo Tardivelli, “Un’amica ebrea”, testo videoscritto in formato Word, 2006, p. 1-5.
- E. Varutti, “Fiume 1943”, «Il Manifesto», 5 luglio 2001.
Fiume, Via Giuseppe Verdi. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume; Udine.