lunedì 27 giugno 2016

Splendori musicali veneto-istriani, concerto ANVGD a Udine



Domenica 26 giugno 2016 si è tenuto un concerto a Udine a cura del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). La serata si è impreziosita con brani di Antonio Vivaldi, Antonio Smareglia e Giuseppe Tartini. Il concerto si è svolto presso la quasi gremita sala teatrale “Mons. Comelli”, della parrocchia di S. Marco, in Via Volontari della Libertà 61.
La soprano Laura Toffolo col Complesso d'Archi del Friuli e del Veneto, diretto dal maestro Guido Freschi, primo a sinistra. Fotografia di Elio Varutti

Per inciso, si accenna al fatto che fu proprio don Leandro Comelli un prete molto vicino ai profughi giuliano dalmati dal dopoguerra al 1960 circa. Celebrava egli le funzioni religiose nella “baraca ciesa” del Villaggio Metallico, in Via Monte Sei Busi a Udine, città per la quale transitarono oltre cento mila esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. (Si veda l’articolo sul Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano).
Prima di Rossi ha parlato Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, portando il saluto ufficiale dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente del sodalizio udinese degli esuli giuliano dalmati dal 1972.
 Il professor Bruno Rossi, presentatore del concerto e Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Fotografia di Elio Varutti

Il professor Rossi all’attento pubblico ha svolto una presentazione magistrale delle sonate, liriche e ouverture d’opera in programma, nonché sulla vita e le peripezie degli autori, tra Istria, Veneto, Vienna e Centro Europa. 
L’esecuzione dei brani è stata affidata alle sapienti mani del maestro e primo violino Guido Freschi, direttore del Complesso d’Archi del Friuli e del Veneto. Tale compagine musicale, oltre che nelle provincie di Udine, Pordenone e Treviso si è esibita di recente in Grecia, Spagna, Austria e nelle Americhe (Toronto e Buenos Aires). Per la bravura dimostrata è stata ospite di istituzioni prestigiose. Ha avuto l’onore di essere diretta dal grande interprete bachiano Ramin Bahrami nel teatro marchigiano di Cagli, in provincia di Pesaro. 
Una intensa scena del concerto dell'ANVGD di Udine. La soprano Laura Toffoli osserva il primo violino e direttore Guido Freschi. Fotografia di Elio Varutti

Il programma musicale di Udine si è aperto con l’Ouverture all’opera “La verità in cimento” RV 739, di  Vivaldi. È seguito, sempre del “prete rosso” il Mottetto RV 629 “Longe mala, umbrae, terrores”, col soprano Laura Toffoli.
Gli applauditi componenti del Complesso d’Archi, oltre al direttore Freschi, erano: Francesco Fabris e Massimo Malaroda (violini), Igor Dario (viola), Riccardo Toffoli (violoncello) e Davide Da Ros (pianoforte).
Nel proporre l’autore Smareglia, nato a Pola nel 1854, si è percepita una certa emozione in sala. «Di Smareglia presentiamo ben quattro composizioni – ha spiegato Bruno Rossi – non solo perché amiamo questo autore, ma soprattutto perché lo ascoltiamo troppo poco. Poi devo dirvi che in sala è presente una nipote del celebre compositore morto a Grado nel 1929; è la signora Adua Smareglia Rigotti».
Adua Smareglia Rigotti, nipote del compositore Antono Smareglia assieme a sua nipote Annamaria Smareglia Borgioli, al termine del concerto a Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

Di Smareglia sono stati eseguiti “Ruba ai fior”, lirica per soprano e pianoforte. Poi c’è stato un “Cantico a Maria” su versi di mons. Giovanni Battista Cleva (di Prato Carnico, ma operante in Istria). È venuta poi la volta di due canzoni gradesi su versi di Biagio Marin: “Pe le strae solezae”, e infine “Co sarè morto”.

Povero Smareglia. Era presente nell’Enciclopedia Garzanti del 1962, mentre è stato tolto dall’Enciclopedia Universale del Corriere della Sera, in collaborazione con le Garzantine del 2006.
L’ultimo autore in cartellone della bella serata non poteva che essere quel Giuseppe Tartini, nato a Pirano d’Istria nel 1692 e morto a Padova nel 1770. Di lui sono state eseguite la “Sonata a quattro in Sol Maggiore” e la più conosciuta “Sonata in Sol minore” nota pure come “Il trillo del diavolo”. Applausi nel finale e a scena aperta. Grandi applausi anche dopo il bis di una canzone gradese eseguito dal soprano Laura Toffoli e dal Complesso d’Archi del Friuli e del Veneto.
Gli inchini al termine del concerto


RASSEGNA STAMPA
La notizia del concerto è stata menzionata su friulionline del sotto il titolo: Splendori musicali veneto-istriani e... tanti ricordi".

Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Fotografia di Elio Varutti

sabato 25 giugno 2016

Fiume, 1945. Compagno Zutti, libera il mio papà


Questo documento non firmato esprime lo strazio di una figlia per l’imprigionamento del padre italiano di Fiume da parte dei partigiani di Tito, dopo il 3 maggio 1945. In seguito a ricerche con i discendenti della collezione familiare si è ritenuto di attribuire il manoscritto a Helga Maria Conighi, nata a Fiume il 16 ottobre 1923 e morta a Udine il giorno 20 del mese di aprile del 2000, in esilio.
 
Panorama di Fiume col porto, 1930-1940. Cartolina a cura del Libero Comune di Fiume in Esilio.

La persona arrestata è il padre dell’autrice: Carlo Leopoldo Conighi, architetto, nato a Trieste il 4 luglio 1884, vissuto a Fiume e morto a Udine il 5 gennaio 1972, in esilio.
Esistono più versioni di questa lettera-supplica nella stessa collezione familiare. Ciò significa che il dolore per l’arresto del babbo ha spinto l’autrice a formulare più testi e a farli vedere a qualcuno per ottenere la migliore soluzione. Il tono sembra colloquiale, nel senso che l’autrice pare che conosca il destinatario. Sarebbe interessante effettuare un’analisi più approfondita del testo. Si notano, infatti, la maiuscole rivolte al destinatario in segno di rispetto della (nuova) autorità.
Non si sa se tale lettera sia mai stata recapitata e se abbia ottenuto gli obiettivi preposti.  Di certo si sa che l’architetto Carlo Leopoldo Conighi, funzionario delle Ferrovie italiane, ebbe un lasciapassare / propusnica dalle autorità slave di Fiume il 2 giugno 1945, per motivi di lavoro sulla linea ferroviaria “Fiume-Trieste-Postumia”.
In seguito fu traferito a Udine, dove nel 1946 fece trasmigrare parte della sua famiglia e dove si adoperò a favore dei profughi dell’esodo giuliano dalmata, assumendo la carica di presidente della neonata Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, dal 1948 al 1954. Per la precisione dal dopoguerra al 1948 il sodalizio recava questo appellativo: “Comitato Nazionale per la Venezia Giulia e Zara”. Poi fu proclamato presidente onorario del medesimo sodalizio, in cui operava pure attraverso la Lega Fiumana.  
 
Banconota da mille corone dell'Impero Austro-Ungarico, stampata a Vienna nel 1902, cm 13 x 19. Usata a Fiume nel 1919-1920. Si noti in alto la sovrastampa in rosso "Deutsch:Osterreich". Finita esule pure essa a Udine. Collezione Conighi, Udine.

Il testo qui riprodotto è scritto con penna stilografica a inchiostro nero, cancellature con tagli di penna e aggiunte di parole sopra la riga su carta bianca, fronte e retro, formato UNI di cm 21 x 29,70. Fa parte della Collezione Conighi di Udine, che si ringrazia per l’autorizzazione alla pubblicazione. Si propone qui di seguito una trascrizione (diplomatica) del manoscritto-supplica. Nelle parentesi riquadrate ci sono alcune spiegazioni del curatore per una migliore lettura del prodotto culturale. 



Fiume, maggio 1945. Lettera-supplica di Helga Maria Conighi per chiedere la liberazione del padre arrestato dai miliziani titini. Collezione Conighi, Udine

«Compagno Zutti, mi rivolgo a Te  perché solo Tu puoi aiutarmi. Più volte ho tentato di parlare con Te, ma sempre mi hanno respinto.
Compagno Zutti [cancellato: Zutti] 12 giorni fa hanno arrestato il mio papà, che ora si trova alle carceri [cancellato: che ora si trova alle carceri] ignoro completamente il motivo di questo arresto e lui pure [cancellatura illeggibile] vengo a te per supplicarti a mo [cancellatura: a mo] in ginocchio di sollecitare ed affrettare il suo interrogatorio, egli è vecchio ed ammalato ed ammalata è pure la mia mamma alla quale ho tanto abilmente nascosto l’arresto del papà perché temo di perderla da un giorno all’altro. Non c’è bisogno che io ti descriva lo strazio del mio cuore perché so che Tu mi comprendi e comprenderai certo anche quanto prego [cancellatura: prego] desideri [soprascritto: desideri] di avere il mio papà [aggiunta: il mio papà] vicino papà [cancellatura: papà] in questi giorni tanto tristi.
Papà è do [cancellatura: do] d’animo retto ed onesto, Compagno [cancellatura: Compagno]e la sua unica colpa è stata quella di essere idealista; lui dal fascio [cancellatura illeggibile] non ha avuto cariche [cancellatura illeggibile] ma solo dispiaceri e delusioni; ha tenuto per sé la sua idea, non l’ha imposta a nessuno e con essa non ha fatto del male al prossimo [cancellatura: nessuno] e non solo io ti dico questo. Compagno Zutti ma lo possono testimoniare tutti i 400 ferrovieri per [cancellatura: con] i quali ha lavorato per tanti e tanti anni cercando sempre di far loro del bene e di aiutarli in qualsiasi circostanza.
Della vita del mio papà [cancellatura: Compagno Zutti] posso rispondere come della mia, per questo ti imploro di affrettare e sollecitare il suo interrogatorio affinché egli possa venire al capezzale della mamma che tanto lo chiama». 
Banconota da 100 corone della Banca d'Austria Ungheria emessa nel 1922 a Vienna, cm 8 x 10,70. Usata a Fiume negli anni Venti.
Finita esule pure essa a Udine. Collezione Conighi, Udine.

Qualche considerazione conclusiva
     
- Non si sa il motivo dell’incarcerazione dell’architetto Carlo Leopoldo Conighi da parte del Comitato partigiano di Fiume. 
Si sa che erano interrotti i trasporti tra Fiume e Trieste sia ferroviari che su strada, nel mese di aprile 1945. Tale dato emerge, oltre che dalla letteratura già edita, anche dal Diario Conighi, scritto dal padre dell’architetto imprigionato dai titini. I trasporti erano impossibili a causa degli attentati e della pressione militare  dei partigiani di Tito tra i quali, dopo l’8 settembre 1943, operavano pure dei reparti composti da italiani di Fiume, dell’Istria, del Friuli e di altre parti del Regno d’Italia. 
Ad esempio c’era il Battaglione italiano “Pino Budicin”, costituitosi il 4 aprile 1944 a pochi chilometri da Rovigno, appartenente alla 43^ Divisione Istriana alle dipendenze del NOVJ (“Narodno Oslobodilaćka Vojska Jugoslavije = Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia). Vedi in merito: Federico Vincenti, Partigiani friulani e giuliani all’estero, Udine, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), 2005, pag. 106. 
È evidente che al nuovo potere facesse comodo qualcuno che fosse in grado di dirigere i lavori di ripristino dei trasporti ferroviari tra Fiume, Trieste e Postumia. Forse questa è la spiegazione più plausibile per la liberazione dell’architetto Carlo Leopoldo Conighi, aldilà della lettera-supplica scritta dalla figlia e ora riemersa dall’oblio delle vicende familiari.
Un altro testimone ha riferito sulla città di Fiume del 1946 e sull’importanza per i nuovi venuti di avere ferrovieri, seppur italiani. I trasporti erano essenziali per la rinascita del paese. È il macchinista ferroviere Ermes Del Fabro, nato a Udine nel 1909. Egli nel 1940 è destinato a Fiume, con la qualifica di capo deposito facente funzioni. «Se l’è vista brutta a San Pietro del Carso – ha scritto Mario Blasoni – quando un convoglio di tedeschi è stato attaccato dai partigiani e tre suoi colleghi sono morti. È stato testimone dell’occupazione slava ed è rimasto a Fiume fino al 1946. I titini non gli hanno torto un capello: In ferrovia il personale italiano era prezioso e poi il Compartimento era, allora, agli ordini del Comando inglese di Trieste».

- In un altro documento della Collezioni Conighi di Udine si è trovata traccia dell’imprigionamento a Fiume dell’architetto Carlo Conighi. Si tratta di un testo dattiloscritto inviato o da inviare alla direzione di qualche organo di stampa nel 1956. L’architetto Conighi in questo dattiloscritto si firma “Italico”, come in altri scritti per la stampa. Se ne riproduce la parte che menziona le prigioni di Fiume, non senza fare un cenno di ironia. Il testo è intitolato. “Visite di cortesia”.
«(…) Nel maggio 1945 chi scrive era ospite non volontario di un certo caseggiato di Via Roma a Fiume assieme a molti altri benemeriti concittadini e a un numero infinito di graziose bestioline (...) ospiti abituali e permanenti (…).      Italico».

 Fiume, 29 giugno 1932, classe 3^ A della scuola "Adelaide Cairoli". 45 alunne di 9 anni con la maestra. Helga Maria Conighi è la quinta da destra seduta sulla panca. Fotografia R. Carposio, Fiume. Collezione Conighi, Udine.

Contributi dal web
Il signor Rudi Decleva (che ringrazio sentitamente), il giorno 11 marzo 2017, nel social media di Google mi ha scritto questo messaggio: <<Il compagno Zutti probabilmente è Oskar Piskulic', presunto capo della Polizia segreta jugoslava OZNA di Fiume, chiamato "Zuti" >>. 
Da certi siti Internet si sa che "Zuti" significa: "Il Giallo". Anche altri lettori in Facebook hanno segnalato l'accostamento di "Zutti, o Zuti" al capo della polizia segreta jugoslava di Fiume. 
 
Cenni bibliografici

Mario Blasoni, “Ferroviere con la passione per l’arte”, in M. Blasoni, Cento udinesi raccontano, Udine, La Nuova Base, volume I, 2004, pp. 231-233.