domenica 11 dicembre 2016

Ride la musica di Daniele D’Agaro in S. Pio X a Udine

Potrà sembrare strano che una musica jazz appaia ridente. Come fa a ridere la musica? Eppure il concerto di Daniele D’Agaro e Mauro Costantini, tenutosi nella Chiesa di San Pio X a Udine sabato 10 dicembre 2016, grazie all’Assessorato al decentramento del Comune di Udine, si può dire, a mio parere, che ha messo in mostra una musica che ride, tanto era affascinante, piacevole e soddisfacente.
Mauro Costantini e Daniele D'Agaro

«È un privilegio e un onore per me – ha detto Daniele D’Agaro, poco prima del concerto natalizio – suonare in San Pio X, una parrocchia dove sono cresciuto». È proprio in Via Baldasseria Bassa, come ricordano i ragazzi degli anni 1960-1970, che si poteva incontrare quel ragazzone moro che voleva a tutti i costi imparare a suonare il saxofono tenore «anche a costo di andare all’estero». Infatti nel 1979 va a studiare musica a Berlino e poi ad Amsterdam. Poi suonerà con i più bravi musicisti jazz del mondo. Diventa il sassofonista e clarinettista pluripremiato dalla critica e dal pubblico, diviso tra Amsterdam e il Friuli. E torniamo al concerto di Udine sud.
Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, a Udine dal 1° novembre 2014

Ha aperto l’incontro don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, portando i saluti della parrocchia ai due validi musicisti. C’è da dire che D’Agaro non era nuovo di queste iniziative nel quartiere. Nel 2013, infatti, come mi ha ricordato Germano Vidussi, presidente dell’Associazione Insieme con Noi, il sassofonista di Baldasseria aveva tenuto una bella lezione – concerto per i soci del medesimo sodalizio che accoglie persone svantaggiate.

Nella Chiesa di San Pio X il duo D’Agaro – Costantini ha eseguito 12 brani, compreso il richiesto bis da un pubblico che è andato via via aumentando durante la bella serata. Dopo le prove il duo jazz ha deciso di variare il repertorio. Non è stato eseguito “Discantus. Discanti aquileiesi e concerti sacri nel jazz”, come annunciato con volantini e locandine, perché la mancanza dell’organo a canne nella chiesa avrebbe potuto compromettere la buona riuscita della serata. Comunque c’è stato un alto livello spirituale nei pezzi eseguiti.

L’esibizione è iniziata con un brano orecchiabile degli anni ’50, con un assolo d’organo di Mauro Costantini. A seguire il Duo ha suonato una composizione dello stesso Costantini “After we’re gone”, dedicata ai genitori di ragazzi diversamente abili che si preoccupano del futuro dei loro figli, una volta che venissero a mancare il papà, o la mamma, o tutti e due. “Dopo di noi”, appunto. Anche il terzo pezzo è una composizione dell’ottimo Costantini “Sweet revelations”; un’esecuzione piena di spiritualità, nel clima natalizio che si respira a dicembre.
Il quarto brano si intitolava “Tyrone”, opera di Larry Young, organista sudafricano, poi si è passati a Duke Ellington, con i concerti sacri. Poi nell’avvolgente e calda atmosfera è arrivato il godevole arrangiamento al sesto o settimo posto della “Ave Maria” di Gounod, composta sulla base di Johann Sebastian Bach.
Daniele D'Agaro, sax tenore

All’ottavo posto c’è stato un po’ di “sano egocentrismo” del compositore Mauro Costantini (lo dico con ironia, sia chiaro!). Il  titolo del brano era “Out of gospel”, perché come ha detto l’organista «era un periodo che eseguivo solo musica gospel, così nel comporre mi sono voluto staccare da quel genere che, tuttavia, è molto bello».
Alla fine ci sono sti altri pezzi dai concerti sacri di Duke Ellington, tipo “Come Sunday” e di Mauro Costantini, detto il “Ray Charles blanc di Felet” (Ray Charles bianco di Feletto).
L’organista e compositore Costantini è un non vedente e originario di Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco, in provincia di Udine. Nell’atmosfera idilliaca finale, ascoltando la rivisitazione di “Come Sunday”, il pubblico ha potuto gustare il timbro netto e altisonante del sax di D’Agaro.

A qualcuno, durante il concerto in San Pio X, sarà venuto in mente l’organo del trio “progressive rock” Emerson, Lake & Palmer con “Tarkus”, oppure quello di Tony Pagliuca, delle Orme. Solo per il fatto che Mauro Costantini, con fini didascalici, ha voluto spiegare l’uso della sua tastiera elettronica con queste parole: «Questo è un simulatore dell’organo Hammond, è un organo fedele al gospel, per poter esprimere una forte spiritualità». 
Grazie al Duo D’Agaro - Costantini! Ci siete riusciti in pieno!

Sulla musica che ride
Facendo i dovuti distinguo, devo precisare che il primo ad usare il verbo ridere con riferimento a degli oggetti, invece che alle persone allegre, è stato niente meno che Dante Alighieri. Volendo scrivere questa mia “critichetta d’arte”, ho pensato che D’Agaro è un grande personaggio del jazz internazionale e così volevo paragonarlo ad un grande dell’arte, nello specifico della letteratura. Intorno ai primi anni del Trecento l’Alighieri nell’osservare certe pagine di un libro manoscritto di temi giuridici, ben miniati da un pittore di Bologna, scrisse appunto che quelle carte “ridono”. Voleva significare che si trattava di disegni stupendi, da dare sollievo, felicità, quasi che le stesse miniature “ridessero” di bellezza.
Ecco la terzina in questione, tratta dal Purgatorio, XI, 82:

« Frate », diss’elli « più ridon le carte
che pennelleggia Franco bolognese:
l’onore è tutto or suo, e mio in parte.

Devo, infine, riferire al lettore che la scoperta delle carte che “ridono”, nell’ambito della critica d’arte si deve ad un altro grande autore, che risponde al nome di Roberto Longhi. Ebbene Longhi, nel 1950, ha riportato alla luce la frase di Dante Alighieri, nel suo saggio: Proposte per una critica d’arte.
Nel finale, prima dell'applaudito bis, don Scapin dice ai musicisti: "Avete un grande dono!"

Cenni bibliografici
Roberto Longhi, “Proposte per una critica d’arte”, «Paragone», 1, 1950, riedizione con prefazione di Giorgio Agamben, Pesaro, Portatori d’Acqua, 2014.
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.
Udine, Chiesa di San Pio X nel 1964, i chierichetti di don Adelindo Fachin (1922-1966), quando Daniele D'Agaro era ancora troppo piccolo. Ringrazio per la diffusione della fotografia Germano Vidussi