lunedì 5 dicembre 2016

Le poesie di Annalisa Vucusa presentate a Udine

Il 3 dicembre 2016, presso la sala San Cristoforo in Vicolo Sillio numero civico 4/B, a Udine è stato presentato il nuovo libro di poesie di Annalisa Vucusa. Il titolo è: Intrecci di luce. Dialogo tra parole e forma. Opere dell’artista Jolanda Comar.
Silvio Cattalini, Annalisa Vucusa e Alessandra Spizzo

Ha aperto l’incontro l’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara nonché storico presidente del Comitato di Udine dell’Associazione Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). «L’autrice Vucusa, col papà che era di Zara – ha detto Cattalini – è già al suo terzo libro di poesie e poi ha scritto anche altri tre libri sul tema del viaggio e dell’esodo giuliano dalmata»
All’evento, organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, erano presenti anche l’autrice e Alessandra Spizzo, artista con una tesi di laurea all’Università di Udine sugli scritti d’arte di Niccolò Tommaseo. La Spizzo ha letto magistralmente alcune delle 70 poesie della raccolta e ha dialogato con la Vucusa tra l’attenzione e la partecipazione del non folto pubblico. 
La Vucusa ha sottolineato l’importanza delle riproduzioni delle opere dell’artista Jolanda Comar contenute nel volume stesso, nel tentativo di collegare i componimenti scritti con i quadri “neolucisti” della Comar. Alcuni critici d’arte hanno definito “neolucista” il prodotto culturale della Comar in quanto si basa su taluni effetti e su particolari giochi di luce creati dalle particolari superfici riflettenti delle sue opere. Queste produzioni stimolano la mente a nuove cognizioni per una proiezione in spazi universali. Il collegamento culturale è da farsi con Mikhail Lariònov che, nel 1913, inventò il «lucismo» («лучизм») e pubblicò un libro omonimo che era praticamente il primo manifesto dell'arte astratta in Russia.
Ritornando alla poetessa, la Vucusa ha detto di essersi “illusa di trovare le radici nella scrittura e in me stessa, perché mi sento soggetta ad uno sradicamento riguardo all’appartenenza territoriale”. Allora l’artista Spizzo ha incalzato la poetessa con la seguente domanda: “I ricordi sono radici?”. E la Vucusa ha risposto affermativamente, anche se “non riesco a vedere radici nelle case, mi ricordo che mia madre mi diceva: Sembra che la casa ti caschi addosso, perché ero sempre in giro e mai a casa”. 
Il pubblico in sala

Alcune poesie fanno apparire un sottofondo di malinconia, come afferma la stessa autrice. Ciò che emerge più di tutto, tuttavia, sono i valori della famiglia, delle persone vicine e dei luoghi della memoria e del cosmo: Zara, il mare, le isole dalmate, il nonno in esilio, i tramonti rossi sul Mare Adriatico ed altro ancora.
È sconvolgente la ricerca delle radici per l’Annalisa figlia di uno zaratino. Cito, a titolo di esempio, la poesia intitolata “Radici”. «Sicura certezza della mia vita / Solida roccia di un magma antico / che ha i profumi della terra. / La tua terra. / Alla ricerca delle mie radici» (p. 53).
 Sarà pure una “sradicata”, come si autodefinisce la Vucusa, autrice appunto di “Sradicamenti” nel 2001, però quando decide di scrivere dei versi mette in mostra un grande spirito creativo ed un potente desiderio di comunicare.
Annalisa Vucusa è una “cucciola dell’esodo”. Il riferimento va, è chiaro, all’esodo giuliano dalmata. È cresciuta in un clima familiare con continui riferimenti all’esilio del suo babbo da Zara e, allo stesso tempo, con non molte informazioni sulla famiglia dalmata. Le sue poesie ci comunicano anche questo stato d’animo. L’essere italiani di Dalmazia cacciati dalla propria terra e accolti nell’italico stivale, diciamo così messosi in una posizione piuttosto di matrigna arcigna, anziché di una patria in senso stretto.

Dobbiamo la affettuosa definizione di “cuccioli dell’esodo”, per riferirsi alla prima generazione nata in varie città d’Italia, dopo la fuga dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia degli anni 1943-1960, a un altro scrittore veramente interessante. Si tratta di Michele Zacchigna, nato a Umago d’Istria, nel 1953 e morto a Gemona del Friuli nel 2008. Di lui è stato pubblicato a Trieste, per Nonostante Edizioni nel 2013 il Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, con una Postfazione di Paolo Cammarosano.
A questo punto mi permetto di ricordare un altro esule di Zara, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere. Mi colpisce che pure lui abbia usato le parole che si riferiscono all’aspetto, diciamo così, del lavoro contadino: sradicare, estirpare, spezzare, rompere, stroncare, togliere una pianta di mezzo, fare in modo che non cresca più lì. Le piante, nel 1943-1944, a Zara erano gli italiani. È il professor Giuseppe Bugatto, (Zara 1924 - Majano 2014), con il suo pamphlet di poesie nell’affascinante dialetto zaratino ha scritto El ramo scavezzà, edito dall’ANVGD di Udine, nel 1990. Un altro bel libro da meditare.
Silvio Cattalini, presidente del Comitato di Udine dell'ANVGD dal 1972; è un "vecchio leone dalmata" che non perde mai lo smalto!

Biografia di una poetessa “sradicata”
Annalisa Vucusa, nata a Vimodrone, in provincia di Milano, nel 1949 dal padre di Zara, è stata un’insegnante. Dopo una raccolta di poesie intitolata “Sprazzi di luce”, del 1999, si è presentata al pubblico friulano e nazionale con “Sradicamenti”, nel 2001. Tale volume è stato molto apprezzato per gli squarci di famiglia raccolti nella casa di Zara dai nonni e nelle case dell’esodo. Metteva subito in luce quello che pare il futuro della letteratura dell’esodo. Esaltava cioè le figure speciali di dalmati e di istriani, come la cantante lirica Maria Sala, apprezzata in Argentina, figlia di costruttori zaratini.
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Annalisa Vucusa, Intrecci di luce. Dialogo tra parole e forma. Opere dell’artista Jolanda Comar, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura, 2016, pagg. 88, 12 fotografie a colori, euro 13.
ISBN   9788899588175
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Suggerimento bibliografico sull’esodo giuliano dalmata

Per il lettore curioso, propongo un lavoro di ricerca collettivo, pubblicato nel web, cui ho partecipato nel 2015: Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960.

Sui cuccioli dell’esodo si veda: Michele Zacchigna, Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, Trieste, Nonostante Edizioni, con una Postfazione di Paolo Cammarosano, 2013, pagg. 68, euro 10.