mercoledì 3 agosto 2016

Esodo da Umago nel 1961. Cognome straziato

Scansando le spie di Tito una famiglia italiana numerosa riesce a scappare dall’Istria con vari stratagemmi nel 1961. Profughi a Trieste, scoprono che sui documenti slavi hanno vari tipi di grafia per lo stesso cognome slavizzato in malo modo. Così oltre ad aver perso la propria terra, la casa e gli affetti a loro è capitato di subire il dispregio della propria identità, con complicazioni burocratiche inaudite nei successivi decenni, trascorsi come “ospiti in patria”.
Cartolina di Umago

Ecco la vicenda della famiglia Serli. Me l’ha riferita il signor Flavio Serli, da dietro un banchetto di bevande alcoliche proposte al pubblico con offerta per motivi di beneficenza, durante le Borgate in festa di Sappada, in provincia di Belluno. È stata l’etichetta della bottiglietta a colpire la mia attenzione: “Grappa istriana”. Poi, ho provato a chiedere ed egli ha iniziato a raccontare.

 «Siamo venuti via da Umago il 17 febbraio 1961 – racconta Flavio Serli – c’era la coda al confine de quei che i scampava fin a Trieste. Passato il confine jugoslavo, abbiamo sentito che il Comitato Popolare di Umago voleva fermare la nostra famiglia. Siamo partiti staccati, no insieme, c’erano troppe spie. Siamo passati solo col lasciapassare che ci è stato ritirato dalle autorità di Trieste, destinandoci poi al Centro Raccolta Profughi di Cremona».
Flavio Serli col suo banchetto delle grappe istriane a Sappada

Come siete arrivati a Cremona?
«In treno. Prima al Campo Profughi di Cremona e dopo in quello di Marina di Carrara, in provincia di Massa Carrara – spiega il signor Serli – ah, mia mamma e tutta la famiglia non si aveva mai visto un treno. Mia mamma era preoccupata perché aveva sette bambini. Viaggio in littorina. A Cremona si dormiva in letti a castello per tre. Mio fratello piccolo è perfino caduto dall’alto, facendosi male. Avevamo per pareti delle vecchie coperte. Un box per nove de noi, ma eravamo insieme. Mi ricordo che a Cremona c’era tanta nebbia, mai vista così».
Udine - Casa del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo

Si ricorda qualche cosa di bello?
«A Cremona è la prima volta che gò mangià un biscotto – è la risposta – ma ci sentivamo ospiti in patria. Ci hanno dato più aiuti gli Americani rispetto a quello che abbiamo avuto dall’Italia. Mi no posso star senza l’Istria, pensi che mi sono comprato la tomba nella mia terra rossa. Ho parenti e amici là e vado a trovarli, parlemo in istrian, italian e slavo».
Come mai siete fuggiti nel 1961 e non prima, come tanti altri italiani dell’esodo?
«Eravamo – dice Flavio Serli – nella Zona B del Territorio Libero di Trieste [che durò dal 1945 al 1954, NdA], sotto amministrazione slava certo, ma si sperava sempre nel ritorno dell’Italia. Nel 1946 mio fratello più grande si è lasciato convincere dagli slavi per andare a lavorare da volontario con la promessa di un posto do lavoro. È stato due anni in Serbia a costruire strade, poi ritornato a casa, sperava nel posto di lavoro. Gli hanno risposto: Ci dispiace non avrai il lavoro, perché sei istriano!»
Bella fregatura, e allora cosa è successo?
«Beh, lui restò così deluso – replica Serli – tanto che è stato tra i primi della mia famiglia a scappare di notte».
Come? Da clandestino?
«Sì, certo».
Udine - Case del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo; era per 36 famiglie di esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia

Allora lei, oppure qualcuno della sua famiglia siete mai passati per Udine, dove c’era il Centro di Smistamento Profughi d’Istria, di Fiume e Dalmazia più grosso d’Italia?
«No, in quel Centro Smistamento no. Ma io ho studiato a Udine. Nell’agosto 1962 – è la pronta risposta – siamo stati assegnati alle case del Villaggio Giuliano di Sant’Osvaldo a Udine, così abbiamo lasciato il Centro Racconta Profughi di Marina di Carrara per il Friuli. A Sant’Osvaldo c’erano 36 famiglie istriane, dalmate oppure di Fiume, di Zara. Il Villaggio Giuliano di Sant’Osvaldo è in Via Sant’Osvaldo al numero civico 42, agli interni che vanno dal numero 16 al 20. Nelle prime tre case ci sono otto appartamenti ciascuna, mentre negli ultimi due interni gli edifici sono da sei appartamenti ciascuno. Tutto il villaggio è stato costruito coi fondi degli USA e dopo alcuni decenni quasi tutte le famiglie profughe hanno riscattato l’abitazione al solo prezzo di fabbricazione, così hanno voluto gli Americani, per venirci incontro, hai capito?»
Mi può dire qualcosa sui parenti “rimasti”, che anche adesso vivono in Istria?
«Mi ricordo che nel 1975, dopo il Trattato di Osimospiega Serli – i miei parenti di Umago non sapevano che sarebbero diventati definitivamente jugoslavi. Nessuno li aveva informati. C’era incredulità».
Udine - un altro scorcio delle Case del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo

Mi vuole raccontare la vicenda del suo cognome e di quello dei suoi fratelli? Non saprei se è di tipo kafkiano, oppure fantozziano... al di là delle battute, penso che vi abbia procurato tanti gravi problemi. 
«L’autorità slava del Comitato Popolare di Umago, era loro che comandavano, gli altri contavano assai poco – conclude il signor Flavio Serli – ci fece avere dei documenti con il nostro cognome slavizzato in forme diverse per ogni componente della famiglia, i tirava via le vocali a caso, i meteva la pipetta a qualchedun sì a qualchedun no, guardi, adesso le scrivo qualche esempio… Sembra un dispetto. Mio papà Pasquale Serli, pei slavi diventa: “Paskual Skrlj”. Mio fradel Franco Serli, pei slavi diventa: “Branko Skrlic”. Un altro fradel Otavio Serli, el diventa: “Otavjo Škrlič”. Altro fradel se ciama Claudio Serli e diventa: “Klaudijo Skerlic”. E così via, ogni cognome scritto in forma diversa.
In questo modo ogni volta che in Italia si doveva andare in un ufficio pubblico, gli impiegati impazzivano per via che il cognome del papà era scritto in modo leggermente diverso da quello di ogni figlio. Solo un dipendente della prefettura ci ha tirato fuori da queste rogne, perché ci ha fatto fare una richiesta di un decreto ministeriale con cui veniva stabilito che la nostra famiglia era formata da nove persone, compresi papà e mamma, ma tutti con lo stesso cognome, italiano per giunta!»
Ecco le varie grafie subite dal cognome Serli, nella slavizzazione degli anni '50; foglio di agenda scritto da Flavio Serli nervosamente durante l'intervista a Sappada

Molte grazie signor Serli, posso scrivere tutta questa storia e le notizie che mi ha riferito?
«Ma sicuro – è il commiato – mi raccomando scrivi dell’Istria e degli istriani. E dopo, viva l’Istria».

Fonte orale

Flavio Serli, Umago 1954, vive a Trieste e a Forni Avoltri (provincia di Udine), intervista svolta a cura di Elio Varutti a Sappada (BL) il 15 luglio 2016.

Fotografie di Elio Varutti.

Udine - Altre immagini del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo, in Via Sant'Osvaldo 42 (foto a colori sopra e sotto).


Una cartolina del 1909 di Umago, con la Casa Veneziana. Riprodotta dalle Edizioni Svevo di Trieste

Ringraziamenti

Sono riconoscente a Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che ha cortesemente messo a disposizione delle mie ricerche la collezione di 300 cartoline d’epoca riprodotta da Piero Delbello (a cura di), Saluti dall’Istria e da Fiume, Edizioni Svevo, Trieste, con gli auspici di: Unione degli Istriani, Associazione delle Comunità Istriane, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Trieste.
Umago, cartolina del 1908; oggi è diverso.