mercoledì 18 maggio 2016

Esodo dolce da Tolmino, 1945

Trattando dell’esodo giuliano dalmata si può dire che ci siano state soluzioni dolci? Esiste un esodo soft? Mi sono posto tali domande dopo avere ascoltato la testimonianza di un esule da Tolmino, dell’Alta Valle d’Isonzo.
Cartolina di Tolmino, 1935, fotografo Agostino Negro. Stampa dello Stabilimento grafico Cesare Capello di Milano. Collezione privata, Udine

«Siamo venuti via nel gennaio 1945 – mi racconta Paolo Negro, nato nel 1942 – mio papà era contrario al regime di Tito».
Allora siete partiti senza aver subito violenze o pressioni da parte dei partigiani?
«Mio padre era ben visto in paese. Ci hanno lasciato partire con un carretto con un po’ di roba dentro verso Gorizia e Udine – aggiunge il signor Negro – i partigiani lasciavano partire così chi se ne voleva andare via, come mi hanno detto in famiglia».
La sua famiglia era originaria di Tolmino?
«No, mia madre era di Zomeais di Tarcento, in provincia di Udine – è la risposta – mio padre era Agostino Negro, nato nel 1897 a Villanova delle Grotte, in comune di Taipana, provincia di Udine. Papà fece la Prima guerra mondiale sul Pal Piccolo. Lavorò all’estero nelle fornaci “a fâ madons” (a fare mattoni, in lingua friulana) sapeva tante lingue, come il tedesco e lo sloveno, nel 1928 si trasferì a Tolmino, aprendo una cartoleria, libreria, edicola, studio fotografico e di cartoline».
Siete passati per i Campo Profughi o per il Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine, da dove transitarono oltre cento mila esuli giuliano dalmati dal 1944 al 1960?
«No siamo andati da parenti a Beivars, vicino a Udine, dove abbiamo visto i Cosacchi (alleati dei nazisti nella guerra anti-partigiana) – spiega Paolo Negro – ma fino al 1944 eravamo a Tolmino e mio padre aveva il lasciapassare dei tedeschi che avevano occupato la zona. Lui aveva il lasciapassare per poter andare a Gorizia a rifornirsi di materiale per il negozio».
Fotografia di Agostino Negro, Tolmino, 1934. Stampa Fotocelere di A. Campassi, Torino. Collezione E. Varutti

Poi a Udine siete dovuti ripartire da zero?
«Lavoro duro e duro lavoro – conclude il signor Negro – sempre con una cartoleria a Udine prima in piazza del Duomo nel Palazzo di Prampero e poi, dal 1954 il Via Stringher, di fronte all’Osteria Il Grappolo d’Oro fino al 2009, quando si è chiusa l’attività».
Così termina la testimonianza di Paolo Negro, non senza accennare al fatto che ha dei parenti Negro sparsi in Argentina e in Pennsylvania, negli USA, frutto dell’emigrazione friulana.
Agostino Negro, Tolmino - Primavera, 1934. "Edizione Riservata A. Negro - Libreria Cartoleria - Tolmino". Collezione E. Varutti

1. Storia della Fotografia nell’Alta Valle d’Isonzo
Si può ben dire che un grande fotografo di Tolmino fu Agostino Negro, nato nel 1897 a Taipana, oggi un paese della minoranza slovena, riconosciuta dalla vigente normativa italiana. Egli lavorò a Tolmino, Tolmin in sloveno, dal 1928 al 1945, facendo vari scatti per immortalare non solo l’ameno paese di montagna, ma anche le Alpi Giulie, come il Montenero, Monte Colovrat, Monte Scherbina e Monte Stol, sopra Caporetto, Kobarid, in sloveno e Cjaurêt, in friulano.
Alcune sue cartoline sono di Plezzo, Bovec, in sloveno, con Oltresonzia e il Monte Canin, oggi  confine tra Slovenia ed Italia. Fin qui la fonte è quella del figlio Paolo Negro, che possiede un’ampia scelta di cartoline ed altro materiale fotografico del babbo.
Nel 1926 è militare italiano a Tolmino Alfonso Leonardo Negro, nato a Lusevera il 28 agosto 1896 e morto a San Juan, Argentina, il 1° maggio 1981. La fonte di tale dato è una fotografia ed altre produzioni dall’Archivio Fotografico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, disponibile anche in Internet.
Lo stesso archivio ci informa che nella metà degli anni venti del Novecento operava a Tolmino, provincia di Gorizia, il fotografo Ippolito Picco. Egli è documentato anche da Giancarlo Brambilla, “Censimento degli studi fotografici attivi dal 1860 a Gorizia e in provincia”, «Il Territorio», XXII, 11/12, giugno-dicembre 1999. 
Picco agiva con la consorte, Adele Liberini, censita pure lei come fotografa di Tolmino da Gualtiero Valentinis nella sua “Guida commerciale industriale e professionale del Friuli”, Udine, Tipografia Passero, 1921. Secondo altri autori ella subentra nell’attività del marito “esclusivamente” nella vendita di articoli fotografici.
A Caporetto c’era il fotografo Antonio Juretig nel 1921, sempre secondo il Valentinis. Era attivo nel periodo 1906-1910 il fotografo Luigi Klein, secondo il citato studio di Brambilla, che menziona pure il fotografo Francesco Erzen nella stessa Caporetto, nel 1930. Ancora il Brambilla nomina due fotografi a Plezzo attivi rispettivamente nel 1937, Ida Domenis, che chiude l’attività nel 1938. Le succede, nel 1939, Sava Domenis, fu Mattia, nato a Plezzo il giorno 8 novembre 1920, con stabilimento in Via XXVIII Ottobre n.1.
Agostino Negro, Tolmino visto dal Monte Colovrat, 1936. Stampa Stabilimento grafico Cesare Capello, Milano. 
Collezione privata, Udine

2. Tolmino è pure un formaggio
C’è da dire che con la parola Tolmino si intende anche un formaggio, di produzione vaccina. È detto “Tolminc D.O.P.”, ove la sigla DOP sta per “Denominazione di Origine Protetta”. Dai documenti storici per la prima volta è menzionato come “Formaggio di Tolmino - Tolminski sir (Formaggio di Tolmin)”, nel 1756 in un listino prezzi nella città di Udine. Il Friuli e Udine erano sotto la Serenissima Repubblica di Venezia, mente Tolmino era sotto l’Austria, precisamente apparteneva al Sacro Romano Impero. Gli scambi mercantili tuttavia erano attivi, tanto che il formaggio degli allevatori sloveni viene quotato sulla piazza di Udine.

A migliorare la qualità del prodotto contribuirono in maniera rilevante diversi fabbricanti di formaggio i quali, già alla fine del XIX secolo, sotto gli auspici dell’Associazione degli agricoltori di Gorizia (o Görz, alla tedesca), si recarono nella regione per aiutare gli agricoltori del posto a risolvere i problemi legati alla produzione. È sul monte Razor che, nel 1886, sotto la direzione dello svizzero Thomas Hitz, si diede il via alla lavorazione di formaggi a pasta dura. Il Tolminc ha continuato a svilupparsi nel corso dei secoli fino a diventare parte della tradizione e della cultura dei produttori di allora e di oggi. Quello stagionato è un formaggio gustoso, un po’ piccante, da leccarsi i baffi.

Ringraziamenti

Desidero ringraziare il signor Paolo Negro, nato nel 1942 a Tolmino, in provincia di Gorizia. Egli è stato da me intervistato a Udine il 16 maggio 2016, grazie ai contatti intrapresi dall’architetto Walter Vidale e dalla professoressa Patrizia Pireni, conoscenti comuni.  
 Agostino Negro, Tolmino - Montenero (m 2245). "Edizione Riservata A. Negro - Tolmino". Stampa Stabilimento grafico Cesare Capello, Milano. Collezione E. Varutti