domenica 8 maggio 2016

Carraro e Chabarik mosaicisti



Sembra una favola. Oriente e Occidente che si incrociano ed operano insieme. Lei è nata vicino a Venezia, lui è nato in Siria, ad Aleppo. Laura Carraro e Mohamed Chabarik si incontrano alla Scuola di Mosaico di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, molto legata alla tradizione musiva veneziana.
Hanno uno studio in una strada del centro di Udine intitolata a un frate francescano che fece dell’incontro tra Oriente ed Occidente uno stile di vita, oltre che il fulcro della sua missione. Il religioso in questione si chiama Beato Odorico da Pordenone. I mosaicisti veneziano-siriani Carraro e Chabarik si trovano al civico numero 4/B. 

 
Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Conoscere", 2015, cm 400 x 300 ca., Collezione privata, Udine. 
Fotografia di Giovanni Chiarot / Zeroidee

Essi producono delle opere d’arte molto significative. Hanno dei colori pastellati soprattutto. Giocano sulle scale cromatiche con una certa abilità, usando le tonalità nette solo in qualche occasione. I loro lavori, sempre al confine tra buon artigianato e arte moderna, sono destinati a durare. Basti pensare che i mosaici di Aquileia hanno resistito ad Attila ed ai suoi Unni e a tutti gli invasori che li hanno seguiti, dopo la caduta dell’Impero Romano. 
Il mosaico, dunque, è un manufatto (a volte, opera d’arte) destinato a durare nel tempo. Carraro e Chabarik si occupano di arredo, di design e di gioielli. Spaziano con le loro opere in questi ed altri campi, come quello delle installazioni durature o effimere. È assai difficile essere effimeri col mosaico.
Il prodotto dell’arte musiva contrasta con la transitorietà e va a cozzare con la sindrome del consumismo, ben delineata di recente dal sociologo Zygmunt Bauman.

Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Conoscere", particolare, 2015, cm 400 x 300 ca., Collezione privata, Udine.


«Nella gerarchia tramandata di valori riconosciuti – ha scritto Bauman – la sindrome consumista ha declassato la durata in favore della transitorietà». Non è tutto, perché il consumismo, secondo il celebre autore «ha sostituito tra gli oggetto del desiderio umano il possesso e godimento duraturo con l’appropriazione rapidamente seguita dallo smaltimento del rifiuto» (Z. Bauman, Liquid Life, Polity Press, Cambridge, traduzione italiana: Vita liquida, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 88).
Si consideri che molte pietre utilizzate dai mosaicisti sono elementi di risulta, come nel caso dei marmi. Allora si può concludere che, in molti casi, il mosaico sviluppa la creatività dell’artista riciclando taluni materiali, all’opposto del consumismo che ci spinge a generare rifiuti da smaltire negli appositi cassonetti. Sembra una contraddizione, ma il mosaico è arte viva, nonostante sia costituita soprattutto da pietre e paste vitree che, di certo, vive non sono.  

Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Paesaggi 1", Collezione Mosaicûs. Fotografia di Giovanni Chiarot

 Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "20Quadro", 2014, Collezione degli A. Fotografia di Giovanni Chiarot