lunedì 28 dicembre 2015

Harry caro, tua Mira. Esuli da Fiume, 1945-1946. Lettere dell’esodo giuliano dalmata

Nel primo dopo guerra del 1945 l’esodo giuliano dalmata, in alcuni casi, si è svolto dividendo le famiglie. Il capofamiglia si recava in una città del Friuli, o del Veneto, delle Marche o di altri posti d’Italia per trovare casa e lavoro. Poi faceva avvicinare la famiglia, se i titini la lasciavano partire. Il diritto d’opzione per l’Italia può essere esercitato dai profughi d’Istria, di Fiume e della Dalmazia dal 1947, dopo il Trattato di pace.
In una lettera di Miranda Brussich (Pola 11.08.1919 – Ferrara 26.12.2013), scritta a Fiume il giorno 11 giugno 1945 al marito Enrico Conighi, detto “Harry”, si può cogliere il metodo di espulsione degli italiani, mediante il sequestro dei beni da parte dei titini. Il nome completo di Harry Conighi è: Carlo Enrico Edoardo Conighi (Fiume 1914 – Ferrara 1995). La missiva, priva di francobollo, è stata recapitata a mano da un familiare o persona di fiducia che si spostava per lavoro da Fiume a Trieste.

Fiume, 1° giugno 1942, matrimonio di Miranda Brussich e Carlo Enrico Conighi. Dietro allo sposo si vedono la sorella di lui Helga Maria Conighi, poi c'è il nonno ingegnere Carlo Conighi, costruttore a Fiume, dietro a lui il padre, architetto Carlo Leopoldo Conighi, poi Ferruccio Conighi fratello dello sposo, le zie della sposa Clementina Zanetti, detta Tina, e Maria Zanetti

Tale modo di consegna della corrispondenza era utilizzato, oltre che per praticità e per il piccolo risparmio dell’affrancatura, allo scopo di evitare la censura dei miliziani di Tito, oppure quella delle truppe angloamericane, stanziate a Trieste, con conseguente ritardo o sparizione della corrispondenza. Siccome giravano molte spie titine, per motivi di sicurezza, tuttavia, le buste recano solo il nome affettivo familiare del destinatario: Harry. Nei testi manoscritti non si trovano mai nomi e cognomi diretti di persone, ma soprannomi. Si possono rinvenire alcune località, che vengono cancellate, invece, nelle corrispondenze passate sotto la censura del regime di Tito.
Nelle lettera si legge che, alla casa di Fiume, l’addetto «m’ha messo il cartellino del sequestro». Incredibile è apprendere che l’ex falegname di Sussak, sobborgo della città quarnerina, è diventato «il capo della polizia alla questura di Fiume». Nella missiva si aggiunge che: «Il partigiano del sequestro mi disse che gli sarebbe piaciuto andare ad abitare lui in casa nostra, ma non lo fece pensando al mio ritorno e al suo eventuale sfratto».
Fiume, giugno 1932 - Diplomati ragionieri (didascalia originaria). Il quarto a sinistra è Carlo Enrico Conighi, detto Harry in famiglia

Certe volte le lettere a consegna manuale recano sulla busta l’indirizzo di: «don Germano Ruotolo, capodeposito locomotive FF.SS. Trieste». La situazione alimentare era così critica che era difficile procurarsi, pur in forma razionata, persino il grasso, utilizzato per cucinare. Da una lettera di Amalia Rassmann (Trieste, 1887 – Udine 1954) al figlio Harry Conighi, scritta a Fiume il 16 settembre 1945, si legge: «(…) Purtroppo con il mangiare si sta molto male, fino al 16 che siamo oggi non ancora nemmeno un deca [decagrammo] di grasso, non si sa proprio come fare».
Tra gli italiani imperava la paura di non poter lasciare Fiume, che era sotto occupazione jugoslava dal 3 maggio 1945. I permessi dei titini venivano rilasciati col contagocce, per il timore di perdere la preziosa manodopera dei cantieri, gli addetti al commercio e gli occupati nelle industrie, come il silurificio Whitehead. Tale industria fu fusa il 31 luglio 1945 con il silurificio Moto Fides di Livorno, trasferendo la sua attività nella città toscana con la denominazione Whitehead-Motofides, mentre a Fiume l’ex stabilimento Whitehead divenne sede di un’azienda meccanica con la denominazione “Torpedo”.
Lettera e busta indirizzate a Belluno, passate sotto la censura angloamericana il 7 agosto 1946, nel Territorio Libero di Trieste (TLT)

Ecco alcune frasi da un’altra lettera di Miranda Brussich, scritta a Fiume il 6 dicembre 1945 al marito Harry Conighi, riparato “coi Inglesi” a Trieste. «Sono così in ansia, ho tanta paura che per un motivo o un altro non mi sia possibile avere il permesso di venire».
È il 9 dicembre 1945 e Miranda Brussich a Fiume prende di nuovo la matita e scrive ancora al coniuge. Ospitata preso parenti, la signora è molto impegnata col lavoro di sarta, mestiere ben appreso dalle zie e dalla madre, le sarte Zanetti, con atelier a Pola e Fiume: «Ho tanto da fare e non ho la forza di farlo. Se seguissi l’impulso, invece di lavorare andrei a letto».
Altre parole sono dedicate alla paura e al senso di insicurezza, oltre che alla generale stanchezza: «Sono stata tanto in ansia tutti questi giorni ed ho tanto sperato di non aver più questo pensiero. Speriamo vada tutto bene. Quanto soffrirei se fosse altrimenti, anche perché so che per te sarebbe terribile».
Poi ritornano le frasi sull’alimentazione scarsa e scadente: «Oggi avrei dovuto pregarti di comprarmi ½ Kg di grasso e di mandarmelo alla prima occasione».

Fiume, Chiesa dei Cappuccini, 1943. 
Fotografia di Francesco Slocovich

Questo brano è stato scritto il 14 aprile 1946 a Roma. Stralciato da una cartolina postale, scritta da Cesare Conighi, nato a Fiume, ormai profugo a Roma, al nipote Harry Conighi, rifugiato da Fiume a Trieste “presso Perthen”. Cesare Augusto Conighi “Nelli” (Fiume 1895 – Roma 1957), fu volontario italiano nella Grande guerra e legionario fiumano col grado di tenente («Difesa Adriatica», 14-20 dicembre 1957). Nella fuga da Fiume, Cesare Conighi ha depositato la mobilia e certe sue masserizie a Fano, in provincia di Ancona, presso una famiglia di conoscenti.
«Da qui ho notato che le mie lettere vanno molto lentamente e che molte vanno smarrite – scrive Cesare Conighi –. (…) Quanto sono riuscito a salvare a Fano (ben misera cosa) finisce per andare in pezzi in una cantina di quella città».
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Le immagini e i documenti riprodotti in questo articolo sono della Collezione Conighi di Udine, che si ringrazia per la disponibilità e per la concessione alla pubblicazione nel web.
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Fiume, Teatro Giuseppe Verdi, 1943. 
Fotografia di Francesco Slocovich

Ricerca per il Gruppo di studio su “Le donne dell’esodo giuliano dalmata”, classe 5^ D  Dolciaria. Coordinamento a cura dei professori Francesco Di Lorenzo (Italiano e Storia), Elio Varutti  (Diritto e Tecniche Amministrative della Struttura Ricettiva). Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. - Istituto “B.Stringher”, Udine. Progetto “Storie di donne nel ‘900”, sostenuto dalla Fondazione CRUP. Referente del progetto: prof. Giancarlo Martina (Italiano e Storia); anno scolastico 2015-2016.
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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne nel '900”, che  ha ottenuto il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, dell'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione e della presidenza (ingegnere Silvio Cattalini) del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD.