mercoledì 9 dicembre 2015

Firenze, il Grande Museo del Duomo, nuova veste

Ah! Come dimenticare la Sala del Paradiso? Era detta così l’area sussistente tra il Battistero e l’antica facciata della Basilica di Santa Maria del Fiore a Firenze. La Sala del Paradiso è stata ricostruita grazie ai disegni esistenti. Sono state collocate le statue marmoree nelle apposite nicchie. È una magnificenza!

La facciata del Duomo di Arnolfo di Cambio è stata ricostruita secondo un modello in resina e polvere di marmo. È bellissima! Quella vera non fu mai terminata e venne distrutta verso il 1578. Quella di oggi è del 1871. Dopo un concorso internazionale, vivaci discussioni e aspri dibattiti, fu costruita una facciata vera e propria, su progetto di Emilio De Fabris; alla sua morte il cantiere fu continuato da Luigi del Moro, fino alla conclusione dei lavori nel 1887.
Tale spazio è raggiungibile poco dopo l’ingresso al museo. L’atrio d’entrata, dove c’è la biglietteria, è stato valorizzato con marmi spettacolari del ‘700. Essi sono oggetto di fotografie dal cellulare di frotte di turisti americani appena giunti al museo. Poi c'è il corridoio coi nomi degli oltre 500 artisti che hanno contribuito alla costruzione della cattedrale e del campanile, di Giotto.

È stato valorizzato pure il sottoportico d’ingresso. «Di qui passarono Michelangelo e Brunelleschi» recita una tabella turistica, oggetto di infuriati selfie da parte dei giovani. Torniamo alla maestosa Sala del Paradiso. È la n. 5. Mi sono piaciuti tanto certi anziani turisti fiorentini stupirsi e restare a bocca aperta. Il loro affascinate accento ti lascia imbambolato. Mi hanno fatto molta tenerezza.
Questa sezione museale è stata da poco inaugurata. Contiene elementi innovativi nel modo di pensare, progettare ed esporre l’oggetto della mostra. È stata congegnata come uno spazio aperto, raggiungibile da più varchi. Si pensi che persino alcune guide turistiche si perdevano e non riuscivano poi a trovare il percorso dell’uscita. Sindrome di Stendhal in ogni dove? Non che sia un labirinto. Le sale sono ben segnate, ma le aree d’accesso plurime la trasformano in un sala tutta particolare.
Ci si perde guardando tante cose belle. Ho visto qualcuno barcollare. Oltre alla facciata ricostruita, ci sono poi le porte del Battistero. La porta più antica è la meridionale, di Andrea da Pontedera, detto Pisano (1330-1336) con le sintetiche venti Storie del Battista e l’allegoria delle otto virtù cardinali e teologali, con aggiunte di altri artisti. La porta settentrionale, a formelle, è di Lorenzo Ghiberti (1403-1424), con aiuti di Donatello, Paolo Uccello ed altri. La porta orientale, a pannelli, definita da Michelangelo “degna del Paradiso” è capolavoro di Lorenzo Ghiberti (1425-1452).
Secondo me, ti abbacina la bellezza estrema di tali capolavori. Poi ci sono tutti i lavori plastici di Arnolfo di Cambio, che trionfa in varie sale espositive. Giri e rigiri per la sala. Molti fanno fotografie con la macchina fotografica, col cellulare, col tablet. Manca solo la Polaroid.
La sala n. 7 è intitolata Frammenti di magnificenza. Qui c’è il florilegio delle decorazioni in marmo con inserti musivi sempre di Arnolfo di Cambio e della sua bottega. È stato lui ad iniziare i lavori della chiesa il giorno 8 settembre 1296. Trovo tali riferimenti su una deliziosa guida storico artistica intitolata Vedere e capire Firenze, scritta da Piero Bargellini, nel 1953, per le edizioni Macrì e Arnaud.
Soffermatevi nella sala de La Pietà Bandini, una scultura marmorea alta 2,26 metri, capolavoro di Michelangelo Buonarroti, databile al 1547-1555 circa. Da ricordare le cantorie di Donatello. È  un’opera scolpita tra il 1433 e il 1438 e posizionata davanti all'altra cantoria di Luca della Robbia. Sono considerate tra i capolavori del primo rinascimento fiorentino.
Nelle sale seguenti è un balletto continuo tra Donatello, Andrea e Luca Della Robbia, oltre alle riproduzioni della Cupola del Brunelleschi. Tutti pezzi da novanta del Rinascimento.
Giungo alla sala n. 22 intitolata Santi e soldati. Mi colpisce la beltà di un frammento di tarsia marmorea del XIV secolo. Non parliamo delle pitture, delle sculture e delle architetture qui esposte. La sala n. 25 è l’ultima. Forse non ho scritto di alcune opere molto importanti, ma mi sto organizzando…

Se non ci siete ancora andati, visitate questo museo, perché vi darà grande soddisfazione. È come un respiro dell’anima.