domenica 18 febbraio 2018

Gorizia, libri presentati da Fulvio Salimbeni con l’ANVGD

Lunedì 12 febbraio 2018, introdotto da Maria Grazia Ziberna, presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), il professor Fulvio Salimbeni  ha presentato nella Sala Dora Bassi “Il testimone di Pirano” di Laila Wadia e “1957, Un alpino alla scoperta delle foibe” di Mario Maffi, in collaborazione con gli alpini dell’ANA di Gorizia. Era presente, tra gli altri, Paolo Verdoliva, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini (ANA) di Gorizia.
Gorizia - Didi Pasquali, Fulvio Salimbeni, Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Paolo Verdoliva. Archivio ANVGD Gorizia

Nella necessaria contestualizzazione storica sono stati ricordati vari personaggi storici. Primo fra tutti è stato il 97enne Giuseppe Comand, di Latisana – ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, recentemente insignito dell’onorificenza di commendatore per iniziativa dello stesso presidente Mattarella. Poi è toccato al sottotenente degli alpini  Mario Maffi, di Cuneo, che ricevette l’ordine di calarsi a Monrupino, a Basovizza e in altre foibe per accertare la presenza di resti umani.  
Gorizia, 12 febbraio 2018 -  Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Fulvio Salimbeni. Archivio ANVGD Gorizia

Un segno di ricordo è andato pure al maresciallo dei Vigili del Fuoco di Pola, Arnaldo  Harzarich, medaglia d’oro al valor civile, che  dall’ottobre 1943 al  febbraio 1945 riesumò 250 salme, delle quali 204 furono identificate. Harzarich rilasciò ai servizi d’informazione angloamericani una circostanziata deposizione, accompagnata da una ricca documentazione, e subì ripetuti attentati. L’ultimo, secondo la testimonianza della nipote Sara, allora ragazzina di 14 anni, esule a Pagnacco in provincia di Udine, lo subì dopo il suo esodo a Merano, dove prestava servizio presso la locale caserma dei Vigili del Fuoco.
La ricostruzione storica è stata intervallata dalla lettura di alcuni brani dei testi, interpretati con grande sensibilità dall’attrice Maja Monzani, vedova del generale di Artiglieria Alpina Antonio Monzani, tra la commozione del pubblico presente.

In questa foto, in prima fila accanto al sindaco Ziberna, assiste alla conferenza assieme al proprio marito la signora Angela Rosita Gori, di  Medea, insignita durante la cerimonia del 10 febbraio in memoria del padre Guerrino Gori. Al termine della conferenza la signora Gori ha riferito alla presidente ANVGD di Gorizia Maria Grazia Ziberna la sua testimonianza sulle circostanze della scomparsa del padre Guerrino, di 36 anni. Dopo l’8 settembre egli aveva prestato servizio come milite al presidio di blocco n.2 di Gorizia, presso il ponte di Piuma. 
Fu arrestato a guerra finita dai titini il 6 maggio 1945, appena uscito dall’ufficio anagrafe di Gorizia dove si era recato per registrare la nascita della secondogenita, la piccola Angela. Uscito dal Comune fu fermato da un gruppo di partigiani,  il giorno seguente  venne segnalata la sua presenza ad Aidussina, come prigioniero, e poi ad Idria. 
La figlia maggiore Gabriella di 13 anni e la mamma fresca di parto  lo cercarono a lungo,  disperatamente , ma nessuna notizia pervenne mai alla famiglia. La piccola  Angela Rosita rimase orfana, a pochi giorni dalla nascita. Il nome di Guerrino Gori attualmente compare sul monumento dei deportati, nel Parco della Rimembranza a Gorizia.

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Bibliografia e cenni nel web

- Gli scomparsi di Gorizia nel maggio 1945, Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gorizia, 1980.

Mille nomi di deportati riemersi dall'oblio, «Messaggero Veneto», 9 marzo 2006.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Gorizia e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

sabato 17 febbraio 2018

Giorno del Ricordo a Tolmezzo, in Carnia, con l’ANVGD


Merito del Comune di Tolmezzo è stato quello di organizzare una serie di eventi per commemorare fatti come l’esodo giuliano dalmata o la tragedia della Shoah e delle deportazioni. Nel cartellone delle attività comunali ci sono anche degli spettacoli teatrali e delle proiezioni di film sui vari temi civili.
Marco Craighero, assessore alla Cultura di Tolmezzo e Antonella Pocecco, dell'Università di Udine

È stato proprio Marco Craighero, assessore alla Cultura del Comune di Tolmezzo ad aprire i lavori dell’incontro del 15 febbraio, alle ore 18, al Centro Servizi Museale del Museo “M. Gortani”.
La serata aveva per titolo “Sedie, armadi e quaderni aperti: la memoria svelata del Magazzino 18”. Il riferimento va al contenitore di oggetti familiari abbandonati dai profughi giuliani, fiumani e dalmati, quando lasciarono le loro case all’indomani del Trattato di Pace di Parigi, del 10 febbraio 1947, che segnò la cessione delle loro terre alla Jugoslavia. Illustre relatrice del riuscito appuntamento tolmezzino è stata la professoressa Antonella Pocecco, dell’Università di Udine, che nell’ambito del suo insegnamento al Corso di laurea in Relazioni Pubbliche, presso la sede staccata di Gorizia, si occupa delle tematiche collegate alla memoria dei popoli in chiave sociologica.
“Riflettere sul Magazzino 18 di Trieste – ha detto la Pocecco – significa soffermarsi sul valore simbolico degli oggetto depositati lì dagli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, è come un ideale ponte della memoria dell’esodo con le nuove generazioni, quei 2 mila metri cubi di masserizie, oggetti semplici e quotidiani, ci fanno capire che il ricordo di quei tragici fatti non è più silente, ma è stato svelato, quale pezzo della storia d’Italia”.
Tra il pubblico in sala, Sergio Cuzzi, in maglione arancione, che è stato sindaco di Tolmezzo nei primi anni del Duemila

La Pocecco ha spiegato come “la memoria dell’esodo possa essere trasmessa ai giovani, in modo tale che, come con lo spettacolo di Simone Cristicchi, la memoria ferita e mai sopita possa diventare memoria svelata, dispiegando tutta la sua potenza immateriale che si pone in antitesi alla materialità e banalità delle masserizie accumulate nel Magazzino 18 del porto vecchio di Trieste”.
Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, ha portato il saluto del sodalizio e della presidente Bruna Zuccolin. “Siamo onorati dell’incontro qui a Tolmezzo – ha detto Varutti – per il Giorno del Ricordo e contiamo che questa collaborazione con l’Amministrazione comunale si rinnovi anche nell’anno prossimo”. Varutti si è soffermato sull’importanza di “studiare l’esodo giuliano dalmata, oltre che negli aspetti prettamente storici, anche nell’ottica sociologica, come sta facendo la professoressa Pocecco, con una sensibilità particolare e con metodo scientifico, per comprendere maggiormente il comportamento dei gruppi sociali nel contesto dell’immane tragedia”.
Una suggestiva immagine a mosaico dell'esodo giuliano dalmata, secondo la prof.ssa Pocecco

Si ricorda che lo stesso Varutti ha attivato un corso di Sociologia dell’esodo giuliano dalmata all’Università della Terza Età di Udine nell’anno accademico 2017-2018.
Il pubblico del Centro Servizi Museale del Museo “M. Gortani”, costituito da oltre 50 persone, al termine dell’esposizione ha applaudito la stimata relatrice dell’Università di Udine, rivolgendole qualche domanda. Si è notata in sala anche la presenza di qualche amministratore anziano come Sergio Cuzzi, che fu sindaco fino al 2009, oltre alla partecipazione disciplinata di una classe serale dell’Istituto “F. Solari”, accompagnata dalla propria professoressa.
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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.
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Bibliografia e cenni nel web
- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG), Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), 2008.

- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, M. Sterpini, Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.

- E. Varutti, “Visita al Magazzino 18 con l’ANVGD di Udine”, pubblicato il 14 dicembre 2016 su eliovarutti.blogspot.com
Un altro scorcio del pubblico in sala



Costruttivo Giorno del Ricordo a Codroipo con l’ANVGD di Udine


Nonostante un lutto patito in famiglia, Tiziana Cividini, assessore alla Cultura del Comune di Codroipo, ha aperto i lavori del Giorno del Ricordo nel suo Comune. L'assessore ha voluto ricordare le attività portate avanti dal Comune in vari campi, per parlare della Shoah e dell’esodo istriano, fiumano, dalmata, con alcuni originali interventi nell’Istituto “J. Linussio”, la scuola superiore cittadina. Luciano Londero, profugo istriano, si è raccontato il 10 febbraio 2018. L’esperienza della guerra e della profuganza sono state viste attraverso gli occhi di un bambino, con i ricordi di vita privata e le riflessioni di carattere storico per ricostruire l’articolata vicenda del confine orientale.
Tiziana Cividini, assessore alla Cultura del Comune di Codroipo all'apertura del Giorno del Ricordo

Il 16 febbraio alle ore 10, sempre al Linussio si è parlato de “I campi di concentramento in regione” con il professor Ferruccio Tassin, storico e profondo conoscitore degli eventi della seconda guerra mondiale nel nostro territorio, approfondendo una pagina poco nota di storia locale.
La Cividini ha anche accennato alla riuscita ed affollata serata culturale del Caffè Letterario, presso il ristorante “Il Doge” di Villa Manin di Passariano del 18 gennaio 2018. “In quell’occasione – ha detto la Cividini – ho apprezzato le parole di Gianni Giugovaz, sindaco di San Quirino, nel Pordenonese, oltre che discendete di esuli istriani, quando disse che loro, gli esuli e i discendenti, si sentono due volte italiani, la prima per nascita e la seconda per scelta”. La Cividini ha poi ribadito il concetto di affrontare certe tematiche “guardando avanti, senza odio, né rancore, ma cercando una maggiore serenità”.
Alla interessante serata culturale nella Biblioteca di Codroipo del 16 febbraio erano presenti anche Fabiola Frizza, assessore alla Famiglia, politiche giovanili e pari opportunità, Graziano Ganzit, assessore alle Attività produttive e politiche comunitarie, oltre ad alcuni consiglieri comunali di Codroipo.
Una parte del pubblico nella sala della Biblioteca di Codroipo

L’evento codroipese, seguito da oltre 45 intervenuti, si è tenuto il 16 febbraio 2018 alle ore 20,30 nella sala della Biblioteca “G. Pressacco”, di Via XXIX Ottobre 3, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. È stata l’occasione per presentare un libro fresco di stampa del professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine. Il titolo del volume è “Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni”, edito dalla Provincia di Udine.
Ha parlato in seguito l’ingegnere Sergio Satti, decano dell’ANVGD di Udine, portando i saluti ufficiali di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Siamo onorati dell’incontro per il Giorno del Ricordo e siamo contenti della collaborazione qui a Codroipo, con l’Amministrazione comunale – ha detto Satti – anzi contiamo che questo rapporto si rinnovi anche per le prossime scadenze”. Poi Satti ha riferito la storia della sua famiglia, esule da Pola. “Siccome Pola veniva bombardata dagli alleati – ha spiegato Satti – la mia famiglia va esule a Umago nel 1945, poi dopo l’esodo si va a Laives, in provincia di Bolzano, per vivere nella caserma, che faceva da Campo profughi con le coperte a fare da parete, dal 1948 al 1955, fino a quando ci hanno dato le case”.
L'ingegnere Sergio Satti, esule da Pola e decano dell'ANVGD di Udine

Il professor Varutti ha svolto la sua relazione mostrando una serie inedita di fotografie e di documenti d’epoca. “Vorrei menzionare come è stato portato via dai titini – ha detto Varutti – il padre dei fratelli Mattini di Pinguente, che vivono esuli a Udine. Ecco il racconto: Frane, vien un momento via con noi, i gà dito. È iniziato così il triste ricordo del padre infoibato per Onorina Mattini, nata a Pinguente nel 1924. Era il 15 settembre 1943. Hanno usato il diminutivo, vezzeggiativo in lingua croata “Frane”, per “Francesco”. Egli era un addetto dell’impianto pompe dell’acquedotto militare di Pinguente. Francesco Mattini, classe 1895, non era una camicia nera. Non era un militare. Era un impiegato civile. Lo hanno ammassato nella scuola del paese, divenuta per l’occasione prigione titina per tanti altri italiani del posto da eliminare.
Nel libro di Varutti ci sono altre storie di infoibati, raccontate dai discendenti, come l’ingegnere Carlo Alberto Privileggi di Parenzo, oppure Maria Cramer di Montona, Giusto e Mario Chersi, di Parenzo, Attilio Benvenuti, di Isola d’Istria, ovvero della fucilazione dei tre fratelli Mrak, di Cerò di Sotto (oggi in Slovenia, Dolnje Cerovo). Il volume ha circa 300 pagine e 200 fotografie. L’autore, nelle sue ricerche, dal 2003 ha raccolto oltre 330 testimonianze di esuli, con numerose fotografie e cimeli di vario tipo.
Al termine dell’incontro c’è stato un interessante dibattito, con varie domande dei presenti e con l’apporto di qualche originale contributo. Ha chiuso l’incontro l’assessore Cividini, molto soddisfatta per il costruttivo andamento della serata culturale.
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Sitologia e cenni bibliografici
- E. Varutti, La campana di Harzarich. Intervista sull'esodo istriano, 1943, on-line dal 28 ottobre 2014.

- E. Varutti, Parla Sara, nipote di Arnaldo Harzarich, che scoprì le foibe d’Istria, on-line dal 2 marzo 2015.

- E. Varutti, Esodo istriano fiumano dalmata raccontato a Codroipo il 18.1.2018, on-line dal 22 gennaio 2018.

- E. Varutti, La Giornata del Ricordo. L’orrore di quella mattanza: parlano i testimoni delle foibe, «Messaggero Veneto», 7 febbraio 2018, p. 48.

- Lucia Bellaspiga, Udine.Io, a 97 anni ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, «L’Avvenire», 6 gennaio 2018,

- Giorno del Ricordo. Da Porzûs alle foibe, passando per l’esodo istriano. La riflessione dello storico Raoul Pupo. Profughi, 100 mila per Udine. Testimonianza, Sara: È stato mio zio a scoprire le foibe, «La Vita Cattolica», 7 febbraio 2018, p. 9.

- Marina Corradi, Lettere. Foibe, il coraggio di chi denunciò i crimini e il bacio che salvò la memoria, «L’Avvenire» del 10 febbraio 2018.

- David Zanirato, Esuli istriani e dalmati in città, un libro e una ricerca. Foibe, le storie degli esuli Centomila a Udine, «Il Gazzettino», Cronaca del Friuli, 11 febbraio 2018, pp. I-II.
Iferri del mestiere
- Lara Boccalon, Il Centro smistamento profughi di Udine, TG Friuli Venezia Giulia, ore 14 del 12 febbraio 2018, dal minuto 8,45 al 11,38.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.

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I ferri del mestiere

venerdì 16 febbraio 2018

Udine, Giorno del Ricordo 2018 nel palazzo della Provincia


Una trafelata Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, è stata la prima ad arrivare nel salone di Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine per il Giorno del Ricordo. “Buongiorno, pensavo di essere in ritardo – ha detto, col fiatone – e invece devo aver sbagliato orario, meglio così”. 
Udine, Salone del Palazzo Belgrado, sede della Provincia per il Giorno del Ricordo 10.2.2018. Fotografia di Giancarlo Martina

L’arzilla rappresentante dei partigiani della Brigata Osoppo viene accolta con molti onori dal personale dell’ente. Anzi viene fatta accomodare vicino alla stanza del presidente della Provincia, onorevole Pietro Fontanini, per farla riposare e per farle sorbire un caldo caffè. Novantacinque anni non sono uno scherzo, ma lei si lamenta solo delle mani che a volte le giocano brutti scherzi.
È il 10 febbraio 2019 e alle ore 10 ha inizio la commemorazione del Giorno del Ricordo, sotto la guida del presidente Fontanini. È anche l’occasione per presentare un libro fresco di stampa del professor Elio Varutti, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Il titolo del volume è “Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni”, giunto già alla seconda ristampa - mentre si scrive questo articolo.
Oltre a ricordare la grande attività di Silvio Cattalini, il compianto presidente dell’ANVGD, Pietro Fontanini ha citato anche Sara Harzarich, nipote di Arnaldo Harzarich, il maresciallo dei pompieri di Pola, che scoprì il dramma delle foibe d’Istria, riesumando centinaia di cadaveri di italiani uccisi dai titini.
Parla Pietro Fontanini

È pieno come un uovo il salone del Quaglio, cosiddetto per via dei vivaci affreschi seicenteschi di Giulio Quaglio. Addirittura sono state predisposte anche alcune sale laterali con monitor per le immagini e l’audio in diretta. Ci sono anche quattro classi dell’Istituto “B. Stringher” con i rispettivi professori, ma le sedie non bastano. Ci saranno oltre 200 persone.
In primo piano si notano, tra le autorità militari, il generale di Corpo d’Armata Luigi Federici, il generale di Divisione Nedo Lavaggi, il colonnello dei Carabinieri Marco Zearo, il colonnello dei Carabinieri Ivano Fraticelli, il colonnello della Guardia di Finanza Sergio Schena, il capitano dei Carabinieri Lorenzo Pella e il capitano dell’Esercito Nicola Caldieri.
Una infilata di alte autorità militari per il 10 febbraio 2018 a Udine a Palazzo Belgrado

Fontanini dà la parola a Carlo Giacomello, sindaco di Udine. “Non sapevo questi fatti, a scuola non si studiava l’esodo istriano – ha detto il sindaco – sino a che l’ingegnere Cattalini, con la sua grande volontà d’animo, mi ha fatto conoscere la questione delle morti in foiba e il Centro di smistamento profughi di Via Pradamano, sempre con serenità e pacatezza, senza rancore”.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, è intervenuta per ricordare la tenacia di Cattalini di cui lei, nel 2017, ha raccolto il testimone, impostando “un lavoro di squadra che sta dando ottimi frutti, in considerazione delle decine di eventi per il Giorno del Ricordo cui siamo stati chiamati a partecipare in varie scuole superiori (ad esempio: Stringher e Stellini), nei comuni della provincia, della regione e, perfino, fuori regione, fatto mai accaduto in questi ultimi decenni”.
Gli studenti dell'Istituto Stringher di Udine nella prima sala aggiuntiva, visto il pienone di presenze. Foto di Germano Vidussi

Il professor Giancarlo Martina, dell’Istituto “B. Stringher”, portando il saluto della dirigente scolastica Anna Maria Zilli, impegnata al Ministero, ha comunicato i risultati di un’originale ricerca della scuola. Sono stati raccolti 350 questionari in provincia di Udine, di persone tra i 18 e i 72 anni. “Emerge che – come ha detto il professor Martina, referente del progetto assieme a Monica Secco e alla preside – il 77% degli intervistati conosce la tragedia delle foibe, l’85% sa cos’è l’esodo, mentre il 65% di essi quantifica le vittime del massacro nelle foibe e il numero degli esuli istriano, fiumano dalmati”.
Parla Elio Varutti, citando le testimonianze raccolte in anni di ricerche sull'esodo giuliano dalmata. Foto di Germano Vidussi

La professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, ha auspicato una traduzione in inglese dell’interessante volume di Varutti, mentre Maria Letizia Burtulo, presidente dell’Università della Terza Età, ha ricordato quanto fosse importante Cattalini tra i suoi docenti e quanto fosse tenace nel battersi per divulgare le vicende di Zara e un brano di storia sconosciuto.
Pure il giornalista Paolo Medeossi, ha ricordato la figura di Cattalini. “È stato per me un vero maestro – dice Medeossi – e ci raccontava le vicende della sua Zara, dell’esodo giuliano dalmata e delle eliminazioni degli italiani nelle foibe con dolore, ma senza rancori, anzi con pacatezza.
L’ultima relazione ufficiale è stata quella del professor Andrea Tilatti, storico dell’Università di Udine. “Questo libro è denso di testimonianze – ha detto Tilatti – perciò e la sua ricchezza sta nell’insieme di vicende descritte dai protagonisti o dai loro discendenti, poi è molto interessante il dato sull’esodo degli italiani del 1920, quando la Dalmazia, esclusa la città di Zara, venne assegnata al nascente Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, poi è descritto l’esodo del 1943, durato fino al 1956 e oltre”.
La parola al professor Andrea Tilatti, dell'Università di Udine. Foto di Giancarlo Martina

Il professor Varutti ha svolto la sua relazione mostrando una serie inedita di fotografie e di documenti d’epoca. “Vorrei menzionare come è stato portato via dai titini – ha detto Varutti – il padre dei fratelli Mattini che sono presenti qui in sala”. Ecco il racconto: Frane, vien un momento via con noi, i gà dito. È iniziato così il triste ricordo del padre infoibato per Onorina Mattini, nata a Pinguente nel 1924. Era il 15 settembre 1943. Hanno usato il diminutivo, vezzeggiativo in lingua croata “Frane”, per “Francesco”. Egli era un addetto dell’impianto pompe dell’acquedotto militare di Pinguente. Francesco Mattini, classe 1895, non era una camicia nera. Non era un militare. Era un impiegato civile. Lo hanno ammassato nella scuola del paese, divenuta per l’occasione prigione titina, assieme a tanti altri italiani del posto da eliminare. 
Nel libro ci sono altre storie di infoibati, raccontate dai discendenti, come l’ingegnere Carlo Alberto Privileggi di Parenzo, oppure Maria Cramer di Montona,  Giusto e Mario Chersi, di Parenzo, ovvero della fucilazione dei tre fratelli Mrak, di Cerò di Sotto (oggi in Slovenia, Dolnje Cerovo).
Pubblico in piedi perfino nell'atrio di ingresso. Fotografia di Giancarlo Martina

Nel dibattito che si è aperto ha parlato Paola Del Din, accennando anche lei al fatto che Cattalini fosse pacato e disponibile al dialogo fra le sponde dell’Adriatico, mentre la situazione per certi storici croati non è ancora stata ben chiarita, lasciando ancora dei lati oscuri. “Come può crescere una democrazia – ha tuonato la Del Din – se vengono dette delle bugie?”. A quel punto è partito un lungo ed intenso applauso.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Daniela Conighi, Giancarlo Martina e Germano Vidussi che si ringraziano per la collaborazione prestata.
L'intervento seguitissimo e applauditissimo di Paola Del Din, medaglia d'oro al valor militare
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Ringraziamenti. Per alcuni informazioni ricevute sono grato alla cortese signora Patrizia Pauletig, della Segreteria di Presidenza della Provincia di Udine.
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Sitologia e cenni bibliografici
- E. Varutti, La campana di Harzarich. Intervista sull'esodo istriano, 1943, on-line dal 28 ottobre 2014.

- E. Varutti, Parla Sara, nipote di Arnaldo Harzarich, che scoprì le foibe d’Istria, on-line dal 2 marzo 2015.

- E. Varutti, La Giornata del Ricordo. L’orrore di quella mattanza: parlano i testimoni delle foibe, «Messaggero Veneto», 7 febbraio 2018, p. 48.

-Lucia Bellaspiga, Udine. Io, a 97 anni ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, «L’Avvenire», 6 gennaio 2018.

- Giorno del Ricordo. Da Porzûs alle foibe, passando per l’esodo istriano. La riflessione dello storico Raoul Pupo. Profughi, 100 mila per Udine. Testimonianza, Sara: È stato mio zio a scoprire le foibe, «La Vita Cattolica», 7 febbraio 2018, p. 9.

- Marina Corradi, Lettere. Foibe, il coraggio di chi denunciò i crimini e il bacio che salvò la memoria, «L’Avvenire» del 10 febbraio 2018.

- David Zanirato, Esuli istriani e dalmati in città, un libro e una ricerca. Foibe, le storie degli esuli Centomila a Udine, «Il Gazzettino», Cronaca del Friuli, 11 febbraio 2018, pp. I-II.












Toni Capuozzo a Gorizia per il Giorno del Ricordo

Ha suscitato molto interesse il giornalista Toni Capuozzo all’Auditorium di Gorizia, per la cerimonia del 10 febbraio 2018, organizzata dal Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) alle ore 17. 
Toni Capuozzo. Per la foto si ringrazia il seguente sito web http://www.varesenews.it/2016/04/toni-capuozzo-racconta-il-segreto-dei-maro/512870/

Poco prima, per celebrare la solennità nazionale, alle ore 16.45, c’è stato l’omaggio in Largo Martiri delle Foibe, adiacente l’auditorium di via Roma, alla presenza delle autorità.
Grande soddisfazione per la buona riuscita dell’evento è stata espressa dagli organizzatori. In effetti non capita tutti giorni a Gorizia, città di 34 mila abitanti, di vedere l’auditorium praticamente tutto pieno, con oltre 380 persone a commemorare la tragedia dell’esodo giuliano dalmata.
Il ricco programma della giornata prevedeva il saluto delle autorità, l’esibizione dell’Accademia Lirica “Santa Croce” di Trieste, diretta dal maestro Alessandro Svab e l’intervento della professoressa Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia. Dopo di lei, in programma, c’era l’intervento di Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale.
L’intervento solenne di Massimo Marchesiello, prefetto di Gorizia, si è manifestato col conferimento da parte sua di due riconoscimenti agli insigniti discendenti delle vittime delle foibe, ai sensi dell’art. 3, della Legge n. 92 del 2004. Gli insigniti sono stati: Vito Di Cosmo, residente a Ronchi dei Legionari, in memoria dello zio Guardia di Finanza Domenico Vito Giuseppe Spinelli, oltre a Angela Rosita Gori, residente a Medea, in memoria del padre Guerrino Gori.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Nel suo originale intervento, Maria Grazia Ziberna, ha utilizzato alcune diapositive con riferimento alla tematica dell’uccisione nelle foibe perpetrata dai titini. 
La prof.ssa Ziberna ha iniziato il  suo discorso citando le parole del Presidente Sergio Mattarella: “Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse. Esse fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell'odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema”.
Ha proseguito poi affermando che: “Dopo 70 anni  non è più il tempo di negare o minimizzare, ma è tempo di voltare pagina, di accertare la verità storica e di ammettere  ognuno le proprie responsabilità. Noi abbiamo ereditato un pesante passato, che molti si ostinano per motivi ideologici a non riconoscere. Oggi non si possono  certamente negare le colpe del fascismo, le prevaricazioni, le misure repressive  e le violenze degli anni ’20, e  quanto è accaduto  durante la guerra, nel 1941  dopo  l’occupazione della Provincia di Lubiana. Nessuno deve poi negare il grande valore della lotta di liberazione dei  partigiani che hanno combattuto per la libertà dal nazifascismo, ma  nessuno deve nascondere o giustificare i crimini commessi da una parte di loro  nei confronti  di veri, potenziali  o presunti oppositori all’avvento del regime comunista. 
Rodolfo Ziberna e la sorella Maria Grazia con il giornalista Toni Capuozzo, al termine dell'affollato incontro. Fotografia dell'Archivio ANVGD di Gorizia

Nessuno può quindi negare che le violenze delle truppe di Tito non furono se non in alcuni casi una rivolta popolare, spontanea, e che furono invece il risultato di una programmazione accurata, di decisioni prese ad alto livello per effettuare una epurazione preventiva,  furono infatti – sempre citando le parole del presidente Mattarella – Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica”.
Si volevano   eliminare fisicamente tutti coloro che  non condividevano le dottrine comuniste o, pur condividendole, erano potenzialmente ostili alla politica di Tito, che voleva annettere alla Jugoslavia tutte le terre  fino al Tagliamento e instaurare un regime comunista.
La presidente Ziberna ha poi continuato affermando che “la Slovenia di oggi ha avuto il coraggio di voltare pagina. Il presidente della Repubblica slovena Borut Pahor ha infatti riconosciuto che “La Slovenia ha iniziato a gestire una delle sfide storiche più drammatiche”, e  che “E’ un nostro dovere umano e di Stato quello di seppellire in maniera civile le vittime delle uccisioni del dopoguerra”. (…)  “Non cambiamo la storia, cambiamo il futuro”.
Pur tra mille problemi di natura politica e ideologica, i cittadini della Slovenia hanno iniziato quindi  ad indagare su quanto è accaduto realmente a quel tempo. Questa coraggiosa  ricerca della  verità ha portato i suoi frutti: la Commissione slovena costituita già negli anni ’90 per individuare i siti di sepoltura delle vittime di uccisioni di massa  ha individuato e segnalato, recintandoli e costruendo in molti casi delle cappelle nelle vicinanze, 600 siti dove sono stati occultati decine di migliaia di oppositori del regime di Tito, militari ma anche un numero elevatissimo di civili inermi. Sono stati così individuati siti come Huda Jama, dove sono stati occultate le salme di circa 3 mila persone, e Maribor, dove in un fossato anticarro, ritrovato durante i lavori per costruire l’autostrada, sono stati rinvenuti i resti di 15 mila vittime.

Nella  contestualizzazione storica è stato poi ricordato il 97enne Giuseppe Comand, di Latisana – ultimo testimone oculare delle esumazioni delle foibe, recentemente insignito dell’onorificenza di commendatore per iniziativa dello stesso presidente Mattarella, dopo la pubblicazione sull’Avvenire di un articolo della giornalista Lucia Bellaspiga.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Poi l’attrice novantenne Maja Monzani ha  recitato “Foiba” di Marco Martinolli. In sala c’era anche la sua famiglia, di origine lussignana. Lui, giovane ingegnere e poeta, è morto nel 2010, a 39 anni.
La Ziberna si è poi soffermata sulle dichiarazioni di Pavel Jamnik, il funzionario della Polizia criminale incaricato di indagare sui crimini avvenuti al termine del secondo conflitto e su quanto è emerso dai ritrovamenti a Huda Jama e a Maribor, oltre che sulla cerimonia funebre tenutasi nel 2016 alla presenza dei presidenti di Slovenia e Croazia.

Commentando infine l’affermazione del presidente Mattarella, secondo cui “L'Unione Europea è nata per contrapporre ai totalitarismi e ai nazionalismi del Novecento una prospettiva di pace, di crescita comune, nella democrazia e nella libertà. Oggi, grazie anche all'Unione Europea, in quelle zone martoriate si sviluppano dialogo, collaborazione, amicizia tra popoli e stati”, la presidente Ziberna ha concluso il suo intervento sottolineando che “non sarà probabilmente possibile una memoria condivisa, ma per continuare su questa strada è doveroso ricordare, ricercare la verità e  rispettare la memoria degli altri, perché le nuove generazioni, i nostri  figli, si meritano un futuro migliore, un futuro di collaborazione e di pace. Cominciamo a crearlo noi questo futuro, da subito”.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Anche il prefetto, nel suo breve ma incisivo intervento, dopo la presentazione della Ziberna, ha detto che non conosceva tanti particolari. Lo stesso Capuozzo, in un’intervista successiva all’evento, ha accennato al fatto che non sapeva certi dati, raccolti e diffusi dalla preziosa e paziente ricerca e traduzione della professoressa Maria Grazia Ziberna.

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Filmografia
Ecco il link per poter guardare l'intervista a Toni Capuozzo:     https://youtu.be/sX0oQkgR9xw  

Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

 Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine assieme a Maria Grazia Ziberna, presidente ANVGD di Gorizia, a destra, durante un incontro culturale del dicembre 2017 che ha segnato la collaborazione tra i due Comitati Provinciali ANVGD di Udine e di Gorizia. 
Foto di E. Varutti
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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.
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mercoledì 14 febbraio 2018

Parco Vittime delle Foibe, il Prefetto di Udine chiede scusa ai profughi

Per i patimenti dell’esodo giuliano dalmata, Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, ha chiesto scusa ai profughi. È accaduto durante la cerimonia religioso patriottica al Parco Vittime delle Foibe, di Via Bertaldia, Via Manzini, il giorno 11 febbraio 2018, alle ore 11,45. 

Autorità civili e militari alla funzione religiosa nella Chiesa del Carmine a Udine

“Gli esuli non sono stati accolti bene – ha detto il Prefetto – eppure si trattava di italiani che avevano a cuore la loro terra da cui erano dovuti scappare”. Zappalorto nei giorni precedenti ha partecipato anche ad alcuni appuntamenti delle scuole superiori per il Giorno del Ricordo (ad esempio lo Stringher). “Bisogna parlarne di più nella scuola – ha aggiunto -  e siamo qui per chiedere scusa e per dialogare con i loro figli ed i nipoti”.
La notizia è stata diffusa da Radio RAI nel servizio giornalistico di Lara Boccalon nel Gazzettino del Friuli Venezia Giulia delle ore 18 del giorno 11 febbraio 2018 e anche in televisione il giorno seguente nel TG regionale delle ore 14.
Son lì che prendo appunti, perché il discorso del Prefetto mi sembra una grande novità e mi si avvicina una fiumana ultranovantenne dicendomi: “Alora i se gà acorti de noi!” Annuisco, ma le faccio un segno di lasciare parlare le autorità. “Sì va ben – mi ribatte – starò ben zita, ma son contenta perché i se gà acorti de noi”.

La parte religiosa della giornata era iniziata, alle ore 10,30, nella Chiesa della Beata Vergine del Carmine, dove don Giancarlo Brianti ha celebrato una Santa Messa  “in memoria delle vittime delle foibe e dei defunti giuliano dalmati”, come sta scritto su «Camminiamo insieme» Bollettino parrocchiale n. 6 del 2018, a p. 2. 
Alla funzione religiosa hanno presenziato, tra gli altri, il Prefetto di Udine, Antonella Nonino, assessore ai Diritti e all’Inclusione Sociale, in rappresentanza del Comune di Udine e l’ufficiale della Brigata alpina “Julia”, nonché l’ufficiale dell’arma dei Carabinieri. Era presente, inoltre, il gonfalone del Comune di Udine, nonché il labaro del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
In rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia erano presenti i consiglieri Silvana Cremaschi e Vincenzo Martines. “Bisogna preservare il ricordo di quegli avvenimenti – ha detto la Cremaschi al Parco Vittime delle Foibe – proiettato sul passato, quando le persone furono le vittime civili”. La Cremaschi si è detta contro la guerra e invece a favore le soluzioni politiche. “Oggi si manifesta per il ricordo dell’esodo e della profuganza – ha concluso la Cremaschi – riconoscendo le ingiustizie per le quali bisogna chiedere scusa”.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine legge una preghiera in Chiesa

La cerimonia civile al Parco Vittime delle Foibe si era aperta con la benedizione del Cippo da parte di don Giancarlo Brianti, parroco della Chiesa della Beata Vergine del Carmine. È proprio lì che negli anni 1954-1956 monsignor Felice Spagnolo ha celebrato alcune centinaia di matrimoni di profughi giuliano dalmati, che andavano avanti e indietro dal Centro di smistamento profughi di Via Pradamano, “per il scambiarse de corsa il vestito da sposa – come hanno raccontato le donne del borgo”.
Poi c’è stata la deposizione della corona d’alloro in onore delle Vittime delle Foibe e la toccante preghiera dell’infoibato, composta nel 1959 da monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria.
Ha parlato anche l’assessore Antonella Nonino. “Voglio ricordare il caso degli esuli – ha detto – ai quali capita nei vari documenti di vedersi scritto che sono nati in Jugoslavia, mentre il loro luogo di nascita era l’Italia, ecco bisognerebbe rispettare la legge che dice di segnare, ad esempio, solo: nato a Pola”. L’assessore Nonino ha ringraziato l’ANVGD di Udine perché “il Parco Vittime delle Foibe è come un cuore pulsante della città in un giorno da riempire di ricordi. Io penso che no basta chiedere scusa, è dovere di ricordare per tutta la cittadinanza”.
Il Cippo al Parco Vittime delle Foibe in Via Bertaldia

Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine ha voluto ringraziare il professor Furio Honsell, che nella sua veste di sindaco si impegnò, nel 2009, a realizzare il Parco Vittime delle Foibe, nonostante i pareri discordi della sua maggioranza”.
Allora Honsell ha replicato: “Col cuore e con le lacrime dissi di sì a questo Parco, voluto dall’ingegnere Silvio Cattalini, perché quelle violenze sono da condannare, allora noi viviamo qui un momento di civiltà europea e di dialogo tra i popoli, penso dunque che questo monumento sia un patrimonio di Udine, oltre che dell’ANVGD”.
La cultura della pace e della non violenza è stata ripresa e ribadita da Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine. “Anch’io vorrei ricordare con affetto – ha concluso la D’Aronco – il compianto presidente degli esuli Silvio Cattalini, nato a Zara”.

L’intervento di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine
Ha parlato tra i primi oratori, Bruna Zuccolin, presidente dal 2017 dell’ANVGD di Udine, dopo 45 anni di dirigenza da parte del Comandante Silvio Cattalini.
“Ricorre oggi il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata – ha esordito così la Zuccolin - si tratta di una solennità nazionale, opportunamente istituita con legge nel 2004, che chiama ciascuno e tutti a rinnovare la memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo di 300 mila connazionali dalle terre natie dell’Istria, di Fiume, Pola e della Dalmazia”.

Quella è stata una tragedia a lungo dimenticata “rimossa dalla coscienza del Paese e per tanto tempo poco conosciuta. Italiani dimenticati in qualche angolo della memoria, come una pagina strappata al grande libro della storia, recita la canzone Magazzino 18 di Simone Cristicchi che, al magazzino di Trieste in cui vennero stipate le masserizie abbandonate dagli esuli, ha dedicato un commovente spettacolo riproposto con grande successo in Istria, in tutta Italia e nel mondo”.
Con la legge sul Giorno del Ricordo la Repubblica italiana “ha riconosciuto, finalmente e ufficialmente, che la storia del confine orientale era un pezzo importante della storia del nostro Paese e che le tragedie che colpirono le nostre terre nel cuore di quel secolo difficile che è stato il Novecento diventavano capitoli integranti della sua storia nazionale”.
Circa 300 mila istriani, fiumani, dalmati “spesso per il solo fatto di essere italiani – ha aggiunto la Zuccolin – furono obbligati ad abbandonare la loro terra, i loro beni, i loro parenti ed amici, e costretti ad andare incontro a un futuro precario e incerto, in Italia e all’estero”.
Ha poi detto: “Molti esuli trovarono rifugio a Trieste e nel resto del Paese, dove spesso furono accolti con indifferenza da quella stessa Italia nel cui abbraccio solidale avevano sperato. Molti invece furono costretti ad emigrare all’estero. Come ricordò Enzo Bettiza: non c’è consolazione possibile per riempire il vuoto che si spalanca nell’anima quando si è costretti ad abbandonare la propria casa e la propria terra”.
La preghiera dell'infoibato

A tutti costoro “dobbiamo dire un grazie per la testimonianza di amore per l’Italia, di coraggio, di dignità, di laboriosità che furono in grado di dare, pur colpiti da una tragedia di dimensioni inenarrabili. Tutti e non solo oggi ma ogni giorno dobbiamo concentrarci nella scrittura di una nuova pagina, dove non si parli di violenza, odio e vendetta, per consegnare alle generazioni future un mondo segnato dai valori positivi della giustizia e della pace”.
Il Giorno del Ricordo è dunque “un’occasione per convertire la memoria di una immensa tragedia – ha notato la Zuccolin – in una riflessione su quanto le cose siano cambiate nel frattempo e lascino sperare in un futuro migliore, privo di violenze e ingiustizie. Non si tratta di ridurre la portata di una pagina tragica, ma di fare una riflessione, con la serenità e l’oggettività che sono il vantaggio del tempo trascorso”.
Dal Labaro: Furio Honsell, Bruna Zuccolin, Vittorio Zappalorto, Antonella Nonino, Silvana Cremaschi, Vincenzo Martines e Sergio Satti

Dobbiamo essere memori “di ciò che è accaduto, tesi a realizzare, per il futuro dei nostri figli, un mondo diverso, dove l’odio sia sostituito dal dialogo e dalla voglia di camminare insieme, dettata non già da ragioni sentimentali, ma nel comune interesse di terre e popoli che – dobbiamo ricordarlo – per secoli hanno dialogato e collaborato tra loro – ha rilevato la Zuccolin -. Capire l’importanza del nuovo scenario che abbiamo davanti è un primo passo necessario per costruire un futuro dove la violenza, la discriminazione e l’odio siano solo un doloroso ricordo”.
Il Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia è impegnato e cosciente di questo importante compito oggi e ogni giorno dell’anno, in continuità con il proprio ‘Comandante degli Esuli’, l’indimenticabile Silvio Cattalini. E con il suo ricordo, ho il piacere e l’onore di dare la parola alle Autorità presenti”.
Lucio Costantini

La cerimonia finisce con un legame con Toronto
Alla fine della cerimonia Lucio Costantini, esule istriano, ha letto una poesia di Cesarina Ceschia. Poi, come avvenuto l’anno scorso, lo stesso Costantini ha proposto di accendere un lume nelle case, in onore delle vittime delle foibe, dei caduti e di tutti i defunti giuliano dalmati, così come viene fatto a Toronto, in Canada, da Mario Lorenzutti, esule da Isola d’Istria, con cui si è in contatto per il Giorno del Ricordo.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.

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Sitologia e cenni bibliografici
- E. Varutti, La campana di Harzarich. Intervista sull'esodo istriano, 1943, on-line dal 28 ottobre 2014.

- E. Varutti, Parla Sara, nipote di Arnaldo Harzarich, che scoprì le foibe d’Istria, on-line dal 2 marzo 2015.

- E. Varutti, La Giornata del Ricordo. L’orrore di quella mattanza: parlano i testimoni delle foibe, «Messaggero Veneto», 7 febbraio 2018, p. 48.

- «Camminiamo insieme», Bollettino domenicale. Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, Udine, n.6, 2018.

- Lucia Bellaspiga, Udine. Io, a 97 anni ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, «L’Avvenire», 6 gennaio 2018,

- Giorno del Ricordo. Da Porzûs alle foibe, passando per l’esodo istriano. La riflessione dello storico Raoul Pupo. Profughi, 100 mila per Udine. Testimonianza, Sara: È stato mio zio a scoprire le foibe, «La Vita Cattolica», 7 febbraio 2018, p. 9.

- Marina Corradi, Lettere. Foibe, il coraggio di chi denunciò i crimini e il bacio che salvò la memoria, «L’Avvenire» del 10 febbraio 2018.

- David Zanirato, Esuli istriani e dalmati in città, un libro e una ricerca. Foibe, le storie degli esuli Centomila a Udine, «Il Gazzettino», Cronaca del Friuli, 11 febbraio 2018, pp. I-II.


- Lara Boccalon, Il Centro smistamento profughi di Udine, TG Friuli Venezia Giulia, ore 14 del 12 febbraio 2018, dal minuto 8,45 al 11,38.