domenica 19 novembre 2017

Riccardo Bellandi parla della sua spy story a Udine


Alla libreria Tarantola di Udine, in via Vittorio Veneto, il 16 novembre 2017 c’è stata la presentazione del libro di Riccardo Bellandi edito nel 2015 da Youcanprint di Tricase (LE).
Elio Varutti, Riccardo Bellandi, Bruna Zuccolin e Angelo Rossi

L’iniziativa con la presenza dell’autore è stata promossa, oltre che dal gestore della libreria, dall’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia e dal Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
Ha aperto i lavori dell’incontro Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in FVG, ringraziano i presenti, l’autore e la collaborazione tra le associazioni per la serata. Rossi ha poi ricordato gli appuntamenti del suo sodalizio. È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ricordando che le iniziative culturali caratterizzano e valorizzano la buona collaborazione sorta fra le due associazioni che hanno organizzato la presentazione del volume di Bellandi.
In sala c'erano Sergio Satti, esule da Pola (primo a destra), Bruna Traversa, da Albona e Eda Flego, di Pinguente...
Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato al pubblico in sala l’opera di Bellandi, autore toscano trapiantato a Gorizia dal 2010 per lavoro.“È assai originale che un romanzo documentario si apra con due carte geografiche – ha detto Varutti – che non è facile da trovare nemmeno in taluni ordinari libri di storia”.
Una di esse è del confine orientale italiano dal giugno 1945 a settembre 1947 con la cosiddetta linea Morgan, che lasciava più terre all’Italia, Pola inclusa. L’altra mappa è sull’occupazione della Jugoslavia da parte delle forze dell’Asse (Germania nazista e Italia fascista), dall’aprile 1941 a settembre 1943. Lo scopo è di mettere a proprio agio il lettore a digiuno di geografia, per poter inquadrare meglio i luoghi della vicenda di spie del volume ambientata a Gorizia nel 1946.
Angelo Rossi, presidente dell'Associazione Toscani in FVG porta il saluto del suo sodalizio ai presenti
Sin dal titolo, “Lo spettro greco”, l’autore evoca lo stato di guerra civile creatosi in Grecia dopo la seconda guerra mondiale. Un fatto analogo poteva accadere nell’Italia sconfitta dagli alleati anglo-americani e sull’orlo di una guerra civile fomentata dall’Armata jugoslava, che alitava ostinatamente sui confini orientali. La missione di spionaggio descritta nel volume mira a svigorire la componente filo-jugoslava e rivoluzionaria del PCI, per evitare proprio lo stato di guerra civile come in Grecia.
Ha parlato anche Riccardo Bellandi, per ricordare la sua passione per la storia e l’interesse di collegare il territorio ai fatti storici nei suoi libri. L’autore ha spiegato il perché della legenda delle sigle utilizzare nel corso degli eventi. Il pubblico ha scoperto allora che i Badogliani, in senso spregiativo, erano definiti i militi italiani che avevano seguito l’armistizio e il cambio di alleanze deciso dal re e dal governo Badoglio, divenendo co-belligeranti (non alleati) degli angloamericani. Poi c’erano i repubblichini di leva o quegli italiani che addirittura entrano come volontari nelle Waffen SS per portare a termine la follia hitleriana. Erano solo dei soldati?
Parla Riccardo Bellandi, al centro
Poi ha spiegato chi sono i Bisiacchi, ovvero gli abitanti della zona di Monfalcone. I Četnici sono quei nazionalisti serbi monarchici, che prima parteggiavano per gli alleati, poi stanno coi repubblichini e coi fascisti croati (gli ustascia) di Pavelić, in funzione anticomunista e molti altri aggregati e milizie. Proprio nelle pieghe di questo giallo si trovano spie col doppio gioco e addirittura al soldo di servizi segreti dei fautori della guerra fredda (USA e URSS), sorta secondo certi storici con l’eccidio di Pozus.
Interessante poi è stato sapere che tra il 1946 e 1947 c’è la “Central Intelligence Group” degli Stati Uniti d’America, antesignana della arcinota CIA. Ci sono tante formazioni militari che se la facevano più o meno coi nazifascisti. C’è la famigerata OZNA di Tito, ossia i servizi segreti partigiani e polizia politica dei comunisti jugoslavi, divenuta UBDA nel 1946 fino al 1992, quando la Jugoslavia si scioglie e diventa uno “spezzatino”. C’è la droga (Pervitin, una metanfetamina) che i nazisti assumevano prima delle loro azioni militari e così via.
La presentazione del libro di Bellandi da parte del prof. Elio Varutti alla Libreria Tarantola di Udine
Alla fine dell’applaudito discorso di Bellandi si è aperto un dibattito, con la partecipazione di Sergio Satti, esule da Pola, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, Gilberto Ganzer e molti altri, compreso un giovane neolaureato che ha raccontato del suo recente lavoro di digitalizzazione, per espandere la conoscenza, dell’archivio “Osoppo della Resistenza in Friuli”, da cui ha notato che certi partigiani si fecero rilasciare l’attestato di “attività partigiana svolta” sin dai primi di aprile 1945, quando la seconda guerra mondiale non era ancora finita. Un altro ascoltatore, appassionato giallista, dopo essersi complimentato con Bellandi, ha azzardato il collegamento della sua spy story con Giorgio Scerbanenco, autore di un giallo ambientato nella Trieste degli anni ’60.
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Nota: il presente articolo è già stato edito nel profilo Google "ANVGD di Udine" il 18.11.2017.
I migliori ringraziamenti per le fotografie a Daniela Conighi.


a cura di Girolamo Jacobson

martedì 7 novembre 2017

Luciano Lunazzi Memorial in S. Pio X a Udine

A un mese dalla scomparsa, avvenuta il 3 ottobre 2017, alcuni amici del compianto artista carnico di Chialina, hanno voluto dedicargli un “memorial”. 

Così Gregorio e Giorgio “amici di San Pio X” hanno messo su un ambaradan per il 6, 7 e 8 novembre, dalle ore 15 alle ore 20 nella sala dell’oratorio. Ha collaborato anche l’Associazione Insieme con Noi, della zona. Lo scopo era di ricordare l’artista nel trigesimo della sua scomparsa con un incontro intitolato “Dall’acqua alla luce”. Come mai questo titolo?
Era lo stesso Lunazzi pop nelle sue pillole filosofiche a dire quasi, come un guru dell’Alta Carnia: “Viviamo nove mesi nell’acqua, poi per tutta la vita sulla terra e respiriamo aria, poi andiamo nella luce.

Nella hall della sala Giubileo, in Via Mistruzzi, erano esposti alcuni dei cartoni dipinti del  “Basquiat friulano”, come è stato definito Lunazzi dal «Messaggero Veneto». Solo che il Basquiat vero ormai ha raggiunto la cifra record di 110,5 milioni di dollari, mentre il nostro Lunazzi aveva certi problemi con le bollette...
Perché far rivivere Lunazzi nella parrocchia di San Pio X? Doveva rivivere in un luogo che lo ha visto protagonista di diverse mostre dei suoi quadri, dei suoni cartoni superdipinti e anche per farlo conoscere a chi non lo ha mai conosciuto. Pittore e artista molto poliedrico, aveva girato il mondo. Soprannominato "mestri di vite", era diventato un personaggio popolare e "virale" anche sul web con i suoi pezzi (“Tacons”) in marilenghe.
All’incontro definito “intimo” hanno parlato Giorgio Ganis, poi Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha molto elogiato il filmato curato da Patrizia Ruggeri dedicato in modo soave al grande Lunazzi, con la scelta delle fotografie curata da Giorgio Ganis.
Poi ci sono stati tanti altri interventi, tra i quali quello di Alessandra Spizzo o di Marino Visentini, che ha ricordato che l’arte di Lunazzi è stata in esposizione ai Rizzi, presso il circolo Nuovi Orizzonti, sin dal 2010.

In seguito è intervenuta Maristella Cescutti per portare alcuni aneddoti e spaccati di vita con Lunazzi che arrivava sempre alla una meno cinque nella Galleria alla Loggia per vedere la mostra in atto e la gallerista che si chiedeva: ma perché arrivi proprio a quest’ora che sto per chiudere. Al di là di queste cose la Cescutti ha detto di aver visto tanti funerali di grandi artisti, dalla A alla Z, ovvero da Afro a Zigaina, ma non aveva mai visto tanta partecipazione popolare come per Luciano Lunazzi, un pittore amato da diversi strati della popolazione friulana. 
Ha parlato pure il fratello di Luciano Lunazzi, pur essendo molto emozionato in considerazione della grande partecipazione di pubblico all'evento degli Amici di San Po X.
Giorgio Ganis e Maristella Cesutti

Biografia di Luciano Lunazzi, l’uomo di cartone
Nato il 31 maggio 1952 a Ovaro, in provincia di Udine, Lunazzi a sette anni si ritrova in Svizzera, a Couvet, frutto di quell’emigrazione friulana che si arresterà solo verso il 1967.
Nel 1968 Lunazzi abbraccia la tendenza degli Hippies, i figli dei fiori, mossi dagli ingenui, ma sinceri slogan di pace, amore e libertà. Nel 1973 lascia la Svizzera per l’India, l’Afghanistan, il Pakistan, Grecia, Turchia e Iran.
Dopo tre anni rientra in Italia e, per problemi familiari, lavora come panettiere e pasticcere a Buja, in provincia di Udine, fino al 1979, vicino al padre e al fratello. Col 1980 è in Messico e poi in California, a Berkley, dove si ferma per otto anni.

Inizia a dipingere, da autodidatta, verso la metà degli anni Novanta, mentre si trova in Germania, per lavoro. Sperimenta tecniche pittoriche miste, soprattutto con colori acrilici, pennarelli su carta e collage. In Spagna decide di fare l’artista di strada e di vivere così. Si appassiona sempre di più al cartone come supporto delle sue pitture un po’ stralunate, che sembrano copertine di dischi, intendiamoci: di Long Plaing.
Sempre negli anni Novanta viaggia tra Colonia, Ibiza, Tenerife, Barcellona, San Firmino di Pamplona, Saragozza. Crea anche T-Shirt, vendute come le sue pitture al pubblico di strada fino al 2004.

Ritorna in Friuli e, trovando alcuni interessati alla sua arte, espone per la prima volta nel 2007 al caffè Caucigh di Udine. Collabora con varie associazioni culturali come “Venti d’Arte” e “Vicino / Lontano”. Inventa e dipinge la copertina del CD per i trent’anni di attività di Radio Onde Furlane.

È morto a Udine per un malore, a 65 anni, Luciano Lunazzi nella sua abitazione di via Albona, il 3 ottobre 2017.

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Si ringrazia, per le fotografie Giorgio Ganis e qualche altro caro amico di Luciano Lunazzi.



domenica 5 novembre 2017

Udine, preghiere per le vittime delle foibe, 3.11.2017

Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) ha voluto fermamente proseguire nella tradizione intrapresa dall’ingegnere Silvio Cattalini, compianto presidente dell’ANVGD di Udine, di ricordare gli esuli defunti e le vittime delle foibe ai primi di novembre.
Udine, 3 novembre 2017, Cimitero di San Vito, viale Firenze, corteo con labaro e corona d'alloro aperto da Bruna Zuccolin (presidente ANVGD Udine) e Elio Varutti (vice presidente ANVGD Udine)

Così venerdì 3 novembre 2017 il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine ha organizzato due appuntamenti religioso-patriottici molto sentiti e apprezzati dalla popolazione.
La prima cerimonia è una Santa Messa, celebrata alle ore 10,30 in onore delle vittime delle foibe e dei defunti dell’esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, presso la chiesa del Cimitero di San Vito in Udine, viale Firenze. Il celebrante, don Tarcisio Bordignon, classe 1930, ex parroco di San Pio X, che è stato molto vicino al mondo degli esuli giuliano dalmati, ha ricordato tutti i defunti esuli. Si ricorda che dal Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano, nella stessa zona di quella parrocchia, transitarono oltre centomila italiani dell’esodo giuliano dalmata in fuga dalle loro terre a causa delle prepotenze jugoslave, tra il dopoguerra e il 1960, quando il CSP chiuse i battenti.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, pronuncia una particolare preghiera in onore delle vittime delle foibe e di tutti gli esuli defunti lontano dalle loro terre

A seguire c’è stata la seconda breve cerimonia al Monumento ai caduti giuliani e dalmati, a sinistra dell’ingresso principale dello stesso Cimitero monumentale, preceduta da un corteo con la corona d’alloro da deporre al monumento stesso. Detta cerimonia è consistita nella posa e benedizione della corona di alloro al monumento stesso, già adornato con una corona del Comune di Udine da poco posata. L’opera monumentale, del 1990, oltre alla targa commemorativa contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta, in modo stilizzato, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba.
Udine, Chiesa del cimitero monumentale, da sinistra: Elio Varutti, Sergio Satti, Furio Honsell, sindaco di Udine, Bruna Zuccolin e un altro socio

Molto commovente è stata la recita da parte delle autorità, dei soci dell’associazione, di don Tarcisio Bordignon e degli altri presenti della cosiddetta preghiera dell’infoibato, composta da Monsignor Antonio Santin nel 1959, vescovo di Trieste e Capodistria.
Davanti al Monumento Furio Honsell, sindaco di Udine, ha ricordato la grande energia e le numerose attività per gli esuli dell’ingegnere Silvo Cattalini, con la sua voglia di tenere sempre accesi il ricordo e la memoria della sua Zara e delle terre perdute. Anche Bruna Zuccolin, nel suo intervento, ha ricordato con affetto e simpatia Cattalini, esprimendo la volontà di proseguire, sostenuta dal Consiglio Esecutivo dell'ANVGD di Udine, nel cammino intrapreso dal “comandante di Zara”.
Don Tarcisio Bordignon conduce la lettura della preghiera dell'infoibato

Ha poi preso la parola l’ingegnere Sergio Satti, per alcuni decenni al fianco di Cattalini, nella veste di vice presidente. “Quando al liceo a Bolzano ha detto Satti – dove la mia famiglia era finita esule, dicevo di essere nato a Pola, tutti mi davano del fascista, ma non era vero”. Poi Satti ha ricordato l’impegno che si prese proprio il sindaco Honsell verso il 2009 di realizzare un’opera per ricordare in città le Vittime delle Foibe. Così si arrivò alla creazione del Parco Vittime delle Foibe tra via Manzini e via Bertaldia inaugurato il 26 giugno 2010, non senza superare un vespaio di polemiche. Anche l’attutale vice presidente dell’ANVGD di Udine, Elio Varutti, è intervenuto per spiegare ai convenuti l’opera di Gortan. Al termine dell’incontro si è tenuto un buffet presso un bar della zona per fare incontrare i numerosi soci intervenuti.

Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine ed Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine, loggia a sinistra dell'ingresso al Cimitero monumentale, il diacono Lorenzo, l'architetto Franco Pischiutti al labaro, Bruna Zuccolin, Elio Varutti e il sindaco Honsell
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Servizio fotografico di Giorgio Gorlato, che si ringrazia per la collaborazione.
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Servizio di redazione di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
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Rassegna stampa:
- “Cerimonia a Udine in ricordo dei profughi giuliano-dalmati”, dal 31 ottobre 2017, su friulionline.


- “Cerimonie al Cimitero di Udine”, dal 26 ottobre 2017, su Il Friuli.it

- Profilo Facebook di ANVGD Gorizia, post del 25 ottobre 2017.

Davanti al Monumento dedicato ai Caduti giuliani e dalmati


Chiesa del cimitero di Udine. Aspettando don Tarcisio Bordignon per la funzione religiosa in onore delle vittime delle foibe

giovedì 2 novembre 2017

Cinquecento a Firenze tra sacro e profano. Pittura e scultura

C’è una bella mostra a Firenze da non perdere. Col titolo assai centrato “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”, è stata curata da Carlo Falciani e Antonio Natali a Palazzo Strozzi. 


Qui ci sono veramente delle chicche da assaporare. L’esposizione consente al visitatore nazionale o straniero di gustare un bel po’ di bellezza. Sono presenti 41 artisti. In tutto le opere d’arte esposte sono 71, tra dipinti e sculture. Il fatto nuovo e interessante, oltre che di scelta etica nell’allestire la mostra, è che ben diciassette opere sono state sottoposte ad importanti e attenti interventi di restauro, coinvolgendo agenzie socio-economiche del territorio.
Non si mettono solo in mostra opere con titoli giubilari per fare cassetta, come capita in certe città del Veneto. Qui lo stile è un altro, anzi diciamo che qui c’è lo stile, dalle altre parti non lo so.
Tutte le tele, le sculture e le tavole di questa esposizione classica si riprendono la scena.  Recuperano la fruibilità del visitatore per un certo sfavillio che riescono ad emanare all’interno di un cammino espositivo, basato sul parallelo intrigante, tra il sacro e il profano, tipico del panorama cinquecentesco di Firenze, attraversato dalla Controriforma e dei fatti dei periodi successivi.
La presente esposizione è l’ultima tappa di una speciale trilogia analizzata da alcuni anni nel capoluogo fiorentino. Il tema di fondo verte sul periodo artistico che ha per protagonisti la città di Firenze, il “manierismo” e la “controriforma cattolica”. La prima rassegna sul tema è stata aperta nel 2010 con la personale sul “Bronzino” e, nel 2014, c’era la serie su “Pontormo e Rosso Fiorentino”.
Potrete assaporare, come dicono i critici, il dialogo tra i grandi maestri della storia dell’arte: Michelangelo, Pontormo, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giambologna, Santi di Tito, Bartolomeo Ammannati, Andrea del Sarto ed altri.

La rassegna è aperta a Palazzo Strozzi dal 21 settembre al 21 gennaio 2017.
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Didascalia dell’immagine - Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco), di Andrea del Sarto (Andrea d’Agnolo; Firenze 1486-1530), 1523-1524, olio su tavola, cm 238,5 x 198,5. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 58.
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martedì 24 ottobre 2017

Gianfranco Ellero presenta le sue memorie di storiografo a Udine

L’ultimo libro di Gianfranco Ellero è stato presentato il 23 ottobre 2017 nella splendida cornice di Palazzo Belgrado a Udine, sede della Provincia. 
Lorenzo Zanon, Pietro Fontanini, in piedi, Gianfranco Ellero e William Cisilino. Fotografia di Elio Varutti

Si tratta di un libro intervista in cui lo storico racconta se stesso in rapporto ai fatti e agli accadimenti del territorio e dell’Europa. William Cisilino, direttore dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (Arlef), riveste il ruolo di intervistatore. «Al è come Ellero che, tal 1988 – ha detto William Cisilino in marilenghe – al intervistave il professôr Carlo Guido Mor e cumò jo o intervisti Gianfranco Ellero sui fats storics, su l’art, la gjeografie, la politiche e i rapuarts cun l’Europe».
L’incontro era iniziato con le parole, in friulano, di Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine. « Ellero – ha detto Fontanini – nus à judât a cirî lis nestris lidrîs e a cognossi la storie dal Friûl che no nas cun Rome ma plui di prime. Dopo o vin di fâ i augûrs a Ellero par i siei otante agns».
Lorenzo Zanon, presidente dell’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, ha dichiarato che: «chest libri al reste te storie e o soi agrât a Ellero, parcè che al è stât cun nô par dânus ideis pe storie dal Friûl e dopo il libri al è un patrimoni fondamentâl par inmaneâ un programe di studi pe nestre scuele».
Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, consegna una medaglia d'oro a Gianfranco Ellero. Fotografia di Elio Varutti

Giuseppe Bergamini, storico dell’arte, in lingua italiana ha paragonato Ellero agli umanisti, per il notevole numero di saggi, di libri e di articoli scritti da lui. William Cisilino ha poi ricordato la collana di studi sull’autonomismo edita dall’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, giunta al 26° volume. Tale collana, ideata da Geremia Gomboso, è veicolata anche in Internet.
Nel volume appena stampato si parla anche dell’Università di Udine, voluta dalla gente dopo il terremoto del 1976. È intervenuto, infine, Gianfranco Ellero, in lingua italiana, con qualche frase in friulano. Certi libri di storia raccontavano “fufignis” (bugie), a suo parere, soprattutto quelli su cui ha iniziato a studiare da bambino e da ragazzo. Poi ha conosciuto in loco i maestri di fatto, come Carlo Guido Mor, Luigi De Biasio, Carlo Sgorlon, Tito Maniacco, Luciano Morandini e così via, fino ai grandi pensatori come Bertrand Russel, Fernand Braudel e Jacques Le Goff.

Una parte del folto pubblico presente alla presentazione del libro di Gianfranco Ellero. Fotografia di Elio Varutti

La chiave per capire i fenomeni regionali sta, secondo Ellero, nei fenomeni generali. Il Friuli va compreso allargando gli studi al contesto europeo, perché a detta di Ellero: «il Friuli è la più europea delle regioni».
Nel dibattito che è seguito c’è stato solo l’intervento di Silvana Schiavi Fachin che, in marilenghe, si è detta meravigliata della mancanza di una versione in lingua friulana nello steso volume.

Un enfatico atteggiamento di Gianfranco Ellero durante il suo intervento a Palazzo Belgrado. Fotografia di Elio Varutti
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Gianfranco Ellero, William Cisilino, Il Friuli in Europa. L’Europa in Friuli. Memorie di uno storiografo, Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, Provincia di Udine, 2017, pp. 112.

William Cisilino al fevele par furlan dal libri interviste fat cun Ellero. Dongje di lui: Gianfranco Ellero, Pietro Fontanini, Giuseppe Bergamini e Lorenzo Zanon. Fotografie di Elio Varutti

La copertina del libro

domenica 22 ottobre 2017

Menossi a Cormons. Mosaici e vini. Immagini

“Ferment-azione. Wine & alchemical mosaic”. 
Clicca sulla fotografia per ingrandirla

È l’intrigante titolo della rassegna musiva aperta il 20 ottobre 2017 a Cormons, in provincia di Gorizia, per mettere in mostra le opere del Secondo Simposio Internazionale di mosaico contemporaneo e una selezione di opere personali del celebre maestro Giulio Menossi, nato a Udine nel 1955 e formatosi a Milano col maestro Domenico Colledani. Si potrebbe dire che egli sia un vero alchimista del mosaico moderno. Tutto da scoprire. Soprattutto per fantasticare.


La mostra “Ferment-azione. Wine & alchemical mosaic” si tiene, dal 20 al 29 ottobre 2017, presso Palazzo Locatelli, al Museo Civico in Piazza XXIV Maggio a Cormons.
È una rassegna d’arte speciale con possibilità di visite guidate in varie lingue. Ad esempio, all’inaugurazione della mostra c’erano le guide in italiano, inglese e tedesco.
Il prossimo 26 ottobre alle ore 18,30 è prevista una visita artistica in lingua inglese e in italiano. Guided Visit to the Exhibition (Italian-English).

 Il 28 ottobre, alle 18 ci sarà una Degustazione con le aziende del Simposio & Visita guidata alle opere (italiano-inglese-tedesco). Wine tasting with Symposium companies & Guided Visit to the Exhibition (Italian-English-German).
Per concludere il 29 Ottobre, alle ore 11.00 avremo una Visita guidata alle opere (italiano-inglese-tedesco). Guided Visit to the Exhibition (Italian-English-German).

Impegni recenti e prossimi di Magister Giulio
Si sa che il mosaicista Giulio Menossi ha appena concluso l’organizzazione del Terzo Simposio Internazionale di Mosaico a Udine. Poi il maestro sarà in partenza  per  la Sardegna,  dove terrà dei corsi di mosaico. A Sassari il maestro Menossi andrà per mettere i ferri in acqua del Terzo Simposio Internazionale di Ploaghe, dopo i grandi successi dei due simposi sardi precedenti.

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Orari apertura mostra / Exihibition Opening
Giovedì, venerdì, sabato (Thursay, Friday, Saturday) 16.00 -19.00
Domenica (Sunday) 10.00 – 13.00 e/& 16.00 -19.00.


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Rassegna stampa
Mosaici in mostra a Palazzo Locatelli”, «Il Piccolo», 18 ottobre 2017.

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Sitologia
- E. Varutti, Il Drago di Giulio Menossi, mosaicista, nel web dal 19 dicembre 2014.

- E. Varutti, Riflessi di luna sul Mar Morto, mosaico di Menossi, nel web dal 13 giugno 2016.

- E. Varutti, Alta creatività nel Simposio musivo di Udine, nel web dal 9 ottobre 2017.

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Servizio di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografia del Laboratorio G. Menossi.


venerdì 20 ottobre 2017

Patate in tecia, ricetta della tradizione istro-dalmata

Patate in padella (fersora). La preparazione è di una semplicità incredibile, ma difficilmente riesce. A meno che non ci sia la memoria visiva di quando la nonna o la zia cucinava le patate in questo modo diffuso in tutta l’Istria, in Dalmazia e nel Quarnaro.

È con le parole di Francesco Gottardi che si spiega la ricetta. Si fanno bollire le patate con la buccia, senza portarle a cottura completa. Sarebbe consigliabile (addirittura!) cuocerle il giorno prima dell’utilizzo. Sbucciare le patate e tagliarle a fette di un quarto di centimetro. Disporle su una teglia bassa (la fersora) ben imburrata. Disporre le patate in tre o quattro strati alternandoli con cipolla soffritta nella pancetta. Riempire gli spazi vuoti, schiacciando un po’ le patate. Cuocerle a fuoco lento e coperte. Dopo dieci minuti, si alza la fiamma e, quando si sente soffriggere, si scoperchia. È così che l’odore si sparge per la casa e anche di fuori, aprendo la finestra, come ha scritto Franco Fornasaro in un suo romanzo.
Dopo altri 10-15 minuti si capovolge, con l’aiuto di un piatto, per cuocere l’altra parte come si farebbe con una frittata. Osservare che entrambe le parti abbiano una crosticina dorata. Anche se si verificassero certe frantumazioni, ricomponete il tutto, al fine di dorare bene. Le patate in tecia sono il contorno ideale per i piatti di carne. Oggi, con i tegami antiaderenti, la preparazione risulta più facile.
Un tempo la fersora era quel recipiente in ferro largo e poco fondo con un lungo manico pure di ferro, utile a friggere le vivande. Il vocabolo è diffuso anche nella lingua friulana: fersore, o fersorie (Il Nuovo Pirona).
È stato proprio lo scrittore Franco Fornasaro, nel suo romanzo “L’Adriatico di Gino”, a raccontare dell’odore di “patate in tecia” che si spargeva per le case di Pirano, sin dalla quinta pagina.
Per la fotografia si ringrazia la signora Daniela Conighi.

Cartolina da Internet 
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Bibliografia
- Franco Fornasaro, L’Adriatico di Gino. Romanzo / Gino, evo Jadrana! Roman, Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013.
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, 2.a edizione, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 152.

- Giulio Andrea Pirona, Ercole Carletti, Giovanni Battista Corgnali, Il Nuovo Pirona. Vocabolario friulano, Udine, Società Filologica Friulana, 2001.

Cartolina a cura del Comitato Nazionale Rifugiati italiani Venezia Giulia italica, 1947 (Collezione privata)